Intervista con Chiara Galiazzo: “Nuova Luce è un’evoluzione delle mie canzoni e di me dentro di esse”

“Oggi viviamo per il giudizio degli altri, anche al di fuori della musica, in realtà bisognerebbe cambiare la prospettiva e validarci da soli”. Si intitola “Nuova Luce” l’Ep digitale di Chiara Galiazzo, in uscita il 18 settembre (Altafonte Italia), prodotto da Alessandro Galdieri, che rilegge alcune delle canzoni più significative del suo repertorio attraverso una veste sonora completamente nuova data dall’incontro tra il quartetto d’archi e l’elettronica, che mette ancora più in risalto e illumina la straordinaria voce dell’artista e la sua capacità di arrivare al cuore delle persone.

La selezione attraversa tutti gli album della sua produzione e mette insieme brani diversi tra loro ma rappresentativi di momenti importanti della sua storia e del rapporto che ha costruito negli anni con chi la ascolta: “Cuore nero”, “L’ultima canzone del Mondo”, “Straordinario”, cantata per la prima volta insieme ad Ermal Meta, “Bambola Daruma”, “Due respiri” e “Nessun posto è casa mia”.

Da novembre Chiara Galiazzo sarà nei teatri con il tour “Nuova Luce” organizzato da IMARTS – International Music And Arts, dando vita a un’esperienza musicale elegante e contemporanea.

Chiara, come nasce l’idea dell’Ep “Nuova Luce”?

“Questo EP nasce inizialmente dall’idea del tour nei teatri italiani che partirà a novembre e si chiamerà Nuova Luce. Da tempo volevo riarrangiare le mie canzoni unendo il quartetto d’archi e l’elettronica. Non ho potuto inciderle tutte, ma ho scelto i miei brani più famosi e altri a cui sono molto legata o a cui volevo dare giustizia, perché magari all’epoca non sono stati particolarmente valorizzati. “Nuova Luce” è in questo senso un’evoluzione delle mie canzoni e di me dentro di esse”.

Ricantare oggi queste canzoni che hanno segnato il suo percorso, rispetto al passato che sensazioni le ha dato?

“E’ stato un esperimento molto interessante. L’impatto più forte è stato quando ho cantato la nuova versione di “Cuore nero”, perché quando dodici anni fa è uscita questa canzone non avevo idea di che cosa fosse il cuore nero. Ero ancora molto vergine di tutto quello che poi sarebbe stato, ma quando cresci vivi più delusioni, ti rendi conto di tante cose. Ora che l’abbiamo riarrangiata e l’ho riaffrontata sembra che a cantarla sia una donna che quel cuore nero l’ha visto. Mi ha stupito perché era proprio come se mi guardassi da fuori”.

Durante la presentazione del disco ha detto una frase molto bella “se non arrivano le luci della ribalta accendiamo la nostra luce”, un messaggio importante per tutte le persone, al di là della professione …

“Visto che oggi viviamo per il giudizio degli altri, anche al di fuori della musica, a volte ci sentiamo validati per quello che pensano di noi, ma in realtà bisognerebbe cambiare la prospettiva e validarci da soli. Tutto deve partire da noi, ognuno deve darsi la propria luce, poi sarà solo questione di tempo, se la vedranno o meno anche gli altri. Se non dovessero vederla non è un problema nostro”.

In effetti viviamo in una società che si basa molto sui giudizi degli altri, sull’apparenza, quindi è importante accendere la propria luce dentro di sé e farla brillare …

“Non è un consiglio, è una cosa che secondo me si dovrebbe fare in ogni ambito. Negli anni mi ha colpito molto il fatto che se non andavo a Sanremo, se la gente non mi vedeva su un palco era come se io non facessi la cantante. Pertanto mi sono chiesta: io esisto solo se le luci della ribalta sono accese su di me? Non esisto perché faccio musica? A volte può succedere che una canzone arrivi al grande pubblico e altre no, fa parte del nostro mestiere”.

Tra le tracce dell’Ep c’è “Bambola Daruma”, che è un simbolo di perseveranza, di resilienza, di capacità anche di rialzarsi, e lei rappresenta tutte queste caratteristiche perché non è mai scesa a compromessi, è rimasta sempre coerente con se stessa, con la sua musica …

“Non l’ho fatto apposta, quindi non giudico chi ha scelto una strada diversa, secondo me è una questione personale. Io non potevo fare altrimenti. Ultimamente tante persone mi dicono che sono rimasta fedele a me stessa, ma cinque-sei anni fa ero vista come una sfigata. Quindi torniamo al discorso della validazione da parte degli altri. E’ cambiata la prospettiva delle persone nei miei confronti. Io invece ho sempre creduto in quello che facevo”.

In “Nuova Luce” c’è un duetto per la prima volta con Ermal Meta sulle note di “Straordinario”, da lui scritta con Gianni Pollex …

“Ermal canta sempre Straordinario” nei suoi concerti e io nei miei, avremmo dovuto pubblicare da tempo un duetto insieme ma non c’era stata l’occasione. E’ una collaborazione spontanea e sembra quasi la chiusura di un cerchio, un finale di stagione. Per questo abbiamo scelto una versione soft, dolce, perché queste canzoni, anche quelle più famose, sono talmente tanto caratterizzate nella versione originale, che rifarle, rispettandole, è comunque difficile. Alessandro Galdieri, che ha prodotto l’Ep, ha lavorato parecchio sugli arrangiamenti e sono molto contenta del risultato”.

Oggi cos’è per lei straordinario?

“Adesso che ho quaranta anni, anche se non me li sento (sorride), per me è straordinario alzarmi la mattina e fare qualcosa che mi piace. E avere ancora un po’ di stupore negli occhi”.

“L’ultima canzone del mondo”, invece, affronta il tema del cambiamento climatico che purtroppo è sempre attuale, e nasce dalla sua esperienza in Islanda. Che cosa le ha lasciato quel viaggio?

“La prima volta che sono andata in Islanda nel 2018 sono rimasta allibita quando ho saputo che il giorno prima avevano fatto il funerale ad un ghiacciaio. Ho parlato con le persone del posto, sono andata a visitare il museo dove viene spiegato il cambiamento climatico e i suoi effetti, ed ero molto spaventata perché ho pensato che non ci stessimo veramente rendendo conto della situazione. Questa canzone è chiaramente un modo per esorcizzare la paura di quello che potrebbe accadere, augurandosi che non sia davvero l’ultima. Mi piaceva però il pensiero che potessi dedicare una canzone d’amore a qualcuno mentre il mondo stava finendo. Oggi il cambiamento climatico sta avendo un impatto potente sulle nostre vite, quindi ho ripensato che questo brano potesse essere attuale e che meritasse un arrangiamento più libero, più leggero. Anche per questo motivo ho deciso di inserirlo nell’Ep”.

In questa canzone canta “come saremo domani, forse stanchi un po’ più umani, dando il giusto peso alla parola amore”, un augurio per un futuro che speriamo possa essere migliore visti i tempi bui che viviamo …

“Prendiamola come una frase di manifestazione. Siamo sicuramente stanchi, un po’ più umani purtroppo non mi sembra. Anche la parola “amore” non la sento quasi mai. A volte mi stupisco nel vedere delle persone che fanno qualcosa davvero con amore e quando succede è commovente. Mi è capitato con un ragazzo che mi ha preparato un panino e ha curato ogni minimo dettaglio, dagli ingredienti alla presentazione. Si vedeva che lavorava con amore”.

Da novembre sarà in tour nei teatri con “Nuova Luce”, che arriverà a Coriano (Rn), Milano, Mestre (Ve), Ferrara e Roma. Cosa può anticiparci riguardo la scaletta?

“Ci saranno le canzoni dell’Ep “Nuova Luce”, altre del mio repertorio e qualche cover inaspettata. Sarà veramente emozionante sentire quei brani a teatro dal vivo con il quartetto d’archi. Cercheremo di portare sul palco uno spettacolo concettuale che sarà basato sulla musica e sulla luce”.

Recentemente ha pubblicato diversi singoli inediti da “Poi io poi te” a “Basta poco”, quest’ultimo in particolare è accompagnato da un video bellissimo, dalle atmosfere anni Sessanta – Settanta, che rimandano a Mina e a Studio Uno. Come mai questa scelta?

“Volevo mettermi alla prova visto che non so ballare e poi avevo guardato su Youtube i discorsi che Mina faceva prima di cantare a Studio Uno e sembrava proprio una presentazione fatta con amore. Si rivolgeva al pubblico con queste parole: “spero che vi piaccia”. Oggi nessuno lo dice più. Così ho pensato di farlo anch’io. La canzone si chiama “Basta poco”, quindi dovevo iniziare il video con qualcosa che desse quell’idea anche se poi non è così. Sono una grande fan di Mina, abbiamo pensato di replicare il palco di Studio Uno, mi sarebbe piaciuto anche camminare come faceva lei e avere quelle luci tonde, ma sarebbe stato necessario uno studio più grande”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Mary Cavallaro

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