Intervista con Luigi Zeno: “Attraverso la recitazione ho scoperto quanto sia importante ascoltare davvero”

“In una scuola dove ogni scelta ha un peso, il mio personaggio cerca di trovare il proprio posto senza perdere ciò che lo rende sé stesso”. A 19 anni è uno dei giovani talenti più brillanti del panorama attoriale italiano, con una grande naturalezza nella recitazione e la capacità di comunicare anche attraverso i silenzi e gli sguardi. Luigi Zeno è tra i protagonisti di “Minerva – La Scuola”, la nuova serie Netflix diretta da Ivan Silvestrini e prodotta da Picomedia, disponibile dal 22 settembre, in cui interpreta Leonardo, un personaggio che lo conduce in un universo fatto di disciplina, amicizie, conflitti e crescita personale all’interno di un liceo militare.

L’attore è attualmente impegnato sul set di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?”, serie televisiva che andrà in onda su Rai 1, e ha recentemente ricevuto il Leone d’Oro Alato di San Marco – Omaggio a Venezia per il suo straordinario impegno sociale nella sensibilizzazione contro il bullismo.

Attraverso il progetto itinerante “Pausa Caffè contro il Bullismo, con i Giovani”, infatti, Luigi Zeno ha incontrato studenti e famiglie in tutta Italia, trasformando la notorietà acquisita attraverso il cinema e la televisione in uno strumento concreto di dialogo, ascolto e prevenzione.

Luigi, nella serie «Minerva – La scuola» interpreti Leonardo. Come descriveresti il tuo personaggio?

“Leonardo è un ragazzo determinato, che vuole dimostrare di essere all’altezza delle aspettative. In una scuola dove ogni scelta ha un peso, cerca di trovare il proprio posto senza perdere ciò che lo rende sé stesso. Mi interessa il fatto che non dica sempre quello che prova: spesso bisogna capire cosa gli succede osservando come reagisce agli altri”.

Come ti sei approcciato a Leonardo e che tipo di preparazione, anche fisica, hai fatto per entrare in un mondo rigido e con regole ferree come quello della scuola militare?

“Ho cercato prima di tutto di capire come Leonardo vive le regole: quando le accetta, quando gli pesano e cosa sceglie di tenere per sé. Anche il lavoro sul corpo è stato importante. In un ambiente così disciplinato, il modo di stare in piedi, di muoversi o di trattenere una reazione racconta molto del personaggio”.

Leonardo comunica molto con i silenzi, con il non detto, con lo sguardo. C’è stato un consiglio dato dal regista Ivan Silvestrini che ti è stato più utile per interpretarlo?

“Ivan mi ha aiutato a dare valore a quello che Leonardo non dice. Interpretarlo non significava riempire ogni silenzio, ma sapere cosa stava pensando in quel momento. Quando hai chiaro questo, anche uno sguardo può raccontare qualcosa di preciso”.

All’interno del liceo militare gli allievi vengono portati al limite e scoprono così cose inaspettate su loro stessi. Attraverso la recitazione quali aspetti di te hai scoperto?

“Ho scoperto quanto sia importante ascoltare davvero. A volte arrivi sul set con un’idea della scena, poi una battuta o uno sguardo di un altro attore ti porta a reagire in modo diverso. Ho imparato a fidarmi di più di quei momenti e ad accettare che mettersi alla prova significa anche non avere tutto sotto controllo”.

Sei anche nel cast della serie Rai «Nemo – Chi ha ucciso Sofia?». Cosa puoi anticiparci a riguardo?

“Posso dire che è una storia in cui le domande contano quanto le risposte. Sto lavorando sul set a Trento ed è un’esperienza molto intensa, anche per il confronto con la regia di Carmine Elia. Del mio personaggio, per ora, preferisco non svelare troppo: mi piacerebbe che il pubblico lo scoprisse guardando la serie”.

credit foto Mario Giannini photographer

Hai ricevuto il Leone d’Oro Alato di San Marco – Omaggio a Venezia. Cosa rappresenta per te questo importante riconoscimento?

“Ricevere un riconoscimento fa piacere, soprattutto quando arriva mentre stai lavorando e senti di avere ancora tanto da imparare. Lo vivo come un incoraggiamento a continuare con serietà. Penso alle persone che mi sono vicine e a quelle con cui condivido il lavoro sul set: un percorso come questo non si costruisce da soli”.

Com’è nato il tuo impegno sociale nella sensibilizzazione contro il bullismo?

“È nato dalla convinzione che chi subisce bullismo abbia bisogno di essere ascoltato e creduto, senza sentirsi dire che sta esagerando. Parlare con i ragazzi mi ha fatto capire quanto possa pesare anche un gesto che agli altri sembra piccolo. Per questo cerco di usare la visibilità che ho per incoraggiare chi assiste a non restare in silenzio”.

Attraverso il progetto itinerante «Pausa Caffè contro il Bullismo, con i Giovani», hai incontrato studenti e famiglie in tutta Italia. Qual è la storia che hai ascoltato in questi incontri e che ti ha colpito di più?

“Più che indicare una storia sola, mi sono rimasti impressi i ragazzi che raccontano di essersi sentiti soli anche quando erano circondati da persone. È una cosa che fa riflettere: a volte qualcuno vede che stai male, ma non sa come avvicinarsi o pensa che debba intervenire un altro. Quegli incontri mi ricordano quanto possa contare una persona che si ferma, ascolta e chiede come aiutare”.

Il corto «La linea sottile» esplora i segni invisibili del bullismo. Quali sono quelli più difficili da riconoscere?

“Il cambiamento silenzioso di una persona. Un ragazzo può smettere di partecipare, trovare scuse per non andare in un posto o convincersi che certe offese siano normali. Ne «La linea sottile» mi ha colpito proprio questo: non sempre il dolore è evidente, e per riconoscerlo bisogna prestare attenzione senza aspettare che qualcuno chieda aiuto a voce alta”.

In quali altri progetti sarai prossimamente impegnato?

“In questo periodo sono impegnato nelle riprese di «Nemo – Chi ha ucciso Sofia?». Dopo mi aspetta un altro set per una produzione Rai a Roma. Sono felice di poter passare da un personaggio all’altro e lavorare con persone diverse. Ogni esperienza mi dà qualcosa su cui crescere”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Daniela Del Prete

credit foto ufficio stampa

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