L’Odissea di Alfonso SILBA, un codice senza tempo

Inaugurazione delle grandi occasioni la Mostra dell’artista Prof.re Alfonso Silba, aperta al pubblico nello spazio desueto ArtPort Gallery a Olbia presso l’aeroporto Costa Smeralda intitolato al Principe Karim Aga Khan IV, che rimarrà fruibile dal 18 settembre al 20 di ottobre, in una location ove coesistono anche aule universitarie, progetto unico nel suo genere in Italia voluto fortemente e sostenuto da Lucio Murru AD di Cortesa, Silvio Pippobello AD di Geasar, Francesco Cossu AD di Eccelsa, per fornire gratuitamente un luogo di accoglienza ed ospitare l’Arte nelle sue molteplici rappresentazioni.

La mostra personale abbraccia un collettivo di altri tre artisti, Giovanna Orrù, Renato Bugiotti, Amalia Becheru, introdotti dai relatori, Emanuela Cassola Soldati critica Nazionale ANCT, Luigi Cudoni Sardinia for Every Land, Gabriele Agus divulgatore. Nell’atmosfera di un sottofondo sonoro ricercato per l’occasione, la musica greca antica con lo strumento della lira, il suono dell’acqua che sgorga e le frequenze a 432 Hz, capaci di stimolare stati di calma mentale, apertura del cuore e creatività intuitiva, si appoggiano le letture delle ‘muse’  curate da Umbras Teatro Orosei, cesellando le parole omeriche suggerite dai cromatismi materici degli artisti.

Il Prof.re SILBA Alfonso detto Nino, classe 1945, è stato definito l’artista delle circostanze, per cui ogni qualvolta si è prestato a creare su un tema sociale, storico o culturale, la materia scultorea e pittorica si è palesata la più confacente al tema da svolgere con un segno ben preciso sempre differente nel ventaglio di una cifra stilistica mai uguale a se stessa sviluppata nell’arco di oltre cinquant’anni di carriera e progettazione artistica.

Lo sa bene Sgarbi, che dopo una diatriba dialettica, in una sua citazione scrisse ’Silba sa cosa vuole dire’, e con questo intendeva dire la forte identità espressiva e la chiara visione di ricerca pittorica e scultorea dell’artista.

nobody=NESSUNO affermativo   anybody=chiunque negativo

La chiave di lettura e filo conduttore dell’artista Alfonso SILBA, in questa mostra personale allargata a collettiva che abbraccia e introduce altri tre nomi Giovanna ORRU’, Renato BUGIOTTI, Amalia BECHERU, prende a pretesto il tema dell’ODISSEA per parlare di viaggiatori (migranti, esuli), temi di attualità sociale che odorano di antiche gesta, come quelle descritte nel poema omerico. La mitologia greca la storia il crocevia della cristianità nell’Arte, i temi sociali, sono sempre stati al centro dell’interesse del Prof.re SILBA, docente per circa un ventennio a scuola, a Orosei,luogo che lo ha accolto in Sardegna provenendo dall’Irpinia,e dove ha nutrito bambini ed adolescenti con l’arte a ‘bottega’, come vuole l’origine del saper fare di Leonardo Da Vinci.

Questa esposizione comprende n.15 tavole che raccontano il movimento, di una partenza quella di Ulisse, della sua amata isola Itaca e di sua moglie Penelope, che per vent’anni tesserà una tela prendendo tempo in attesa del ritorno del suo amato, preservandone il trono. Poema Omerico,considerato da molti letterati oggi, il romanzo epico per eccellenza, a differenza dell’Iliade che introduce il suo “cantami o Diva del Pelide Achille l’ira funesta che infinite addusse lutti agli Achei”, parlando solo delle gesta in guerra e in battaglia, L’Odissea porta in sé un lungimirante taglio prospettico di ciò che accade anche oggi nel terzo millennio.

La Penelope di SILBA si pone a filare come una donna nel suo quotidiano odierno, potrebbe essere una ricamatrice di Samugheo, S.Antioco, Mogoro, è il movimento che la porta. Osservare l’opera d’arte dal punto di vista del movimento. Il movimento gravitazionale dei corpi celesti. Il movimento della gravi-danza, il movimento ginnico fisico e meccanico, ma anche politico economico e finanziario, il movimento della musica inteso come velocità di esecuzione, ad esempio in un’opera sinfonica.

L’effort shape, il flusso di movimento, misura di riferimento insieme ai fattori di peso, forza,spazio, tempo in terapia Junghiana del movimento DMT, e la scrittura del movimento ideata da R.V.Laban.

Il movimento di un corpo danzante, choròs=cori e danza nella scrittura del movimento = coreografia. La geometria appartiene allo spazio tempo ed è anche di tempo che si tratta nella narrazione omerica.

Quel tempo trascorso da Ulisse lontano preparando una sottile vendetta. Il movimento nell’Arte ha infatti un doppio significato: può essere un movimento artistico,una corrente di rottura come nelle epoche il classico dell’antica Grecia e Roma, l’Umanesimo, il Rinascimento, il Manierismo, il Barocco, il Neoclassico, il Romanticismo, il Realismo, l’Impressionismo, l’Espressionismo, il Futurismo, il Cubismo, l’Astrattismo, il Surrealismo, la Pop Art, l’Arte povera, l’Iperrealismo, la Street Art. Oppure… l’illusione o realtà intesa del dinamismo visivo in un’opera d’arte.

Come il movimento dell’anima che le 15 opere pittoriche adducono al percorso narrativo epico di SILBA, si sviluppano su tavole di misura 80×120 cm, cartoni telati tipo seta, su cui pigmenti e colori acrilici, estraggono dal fondo le figure che compongono le tavole come nel processo scenografico con tinte sabbia ,ocra,e scure nerofumo,ove si tracciano di filo d’oro e argento rendendo visibili i contorni delle figure,come nella pittura sacra,dando una profondità materica nell’iconografia di un tratto che vuole scientemente richiamare al passato,con l’urgenza del presente.

Sull’onda del film hollywoodiano di Nolan, criticato per non essere stato fedele alla figura del personaggio di Ulisse descritto da Omero, vedi la citazione alla frase famosa detta a Polifemo “il mio nome è nessuno”, anche il rapporto con le figure femminili, la Maga Circe, Calipso le Sirene,cambia prospettiva, come nella citazione del romanzo scritto dal parmigiano Luigi Malerba dal titolo Itaca per Sempre, ribalta il punto di vista dell’attesa di Penelope.

Il sentimento (movimento interiore) che in Omero è appena abbozzato e si concentra nel celebre interrogatorio (sessista e maschilista) sul mistero del letto coniugale, l’autore Malerba innesca un dramma intimo che attira nel suo vortice anche Ulisse, arrivando a dubitare non tanto della infedeltà della donna, bensì di Ulisse di sé stesso, della propria celebrata astuzia, della propria incrollabile personalità di eroe.

Fil rouge e contraltare sul tema proposto Nobody=nessuno-La ricerca dell’ignoto,cuce un movimento di percorsi differenti per raccontare il viaggio attraverso le visioni di Orrù, Bugiotti, Becheru,in mimesis con linguaggi espressivi differenti.

Non è un caso,che le due opere esposte di Amalia BECHERU, ricongiungano al concetto di movimento-viaggio, inteso come cammino interiore di Ulisse, che ogni uno di noi può compiere in qualsiasi istante della vita, non solo per ritrovare sè stesso attraverso la consapevolezza, con un processo demiurgico di guarigione che è un osmosi tra mente e corpo, psiche e soma, qui espresso con il segno pittorico di colori e simboli geometrici ed esoterici del cerchio e della piramide, in cui anche l’elemento del colore oro fa capolino, riconfigurando la spiritualità con la materia.

Per Giovanna ORRU’, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Sassari, si presenta con n.4 volti scultorei in posizione a bocca spalancata, come in un possibile canto di sirene ammaliatrici, che ricordano il famoso urlo di E. Munch, vigili nel posizionarsi nei quattro punti cardinali a dialogare con il pubblico,mentre un’altra sua opera scultorea composita, si articola tra giochi di luce e ombre nel raccontare il veleggiare di barchette di carta che fronteggiano tempeste, impetuose maree, onde e marosi,con pennellate cerulee su tela e materiale di recupero, reti e doghe in legno che odorano di ricordi affettivi adagiati esanimi come posidonia sulla riva del mare. Una visione che ha origine nei ricordi dei giochi d’infanzia, dove la piegatura di una barchetta di carta, porta il pensiero verso un’orizzonte infinito da cui farsi ammaliare e trasportare.

Con Renato BUGIOTTI, il dialogo nasce tra materia, natura e forma. Il movimento si cristallizza nel progetto scultoreo di gocce marmoree granitiche adornate di metallo argenteo, con basamento in legno, si presentano nelle teche come gioielli preziosi. Quanta bellezza, il movimento dell’acqua, l’erosione e la mano dell’uomo nell’atto cre-attivo comincia un processo simbiotico nel quale l’essere umano riconosce ed accoglie il bello.

Come spesso ricordava il critico e antropologo dell’Arte Philippe Daverio scomparso nel 2020…”. La parola arte e artista NON esiste. In greco antico e romano esiste il concetto di technè, che non intende la tecnica, ma la capacità di capire come si fa a fare una cosa in modo che sia agathòs, cioè utile, utilizzabile, agita”. Non è quindi la bellezza a salvare l’uomo o il mondo, è l’umanità che ha il compito di preservare tale bellezza, in natura e come con le opere artistiche create e modellate dall’uomo”….

di Emanuela Cassola Soldati

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