I silenzi delle valli, che un tempo significavano abbandono, oggi isolano e proteggono laboratori di idee, nuove forme di agricoltura e scelte di vita. Chi è rimasto e chi è tornato non sono eroi, ma custodi pragmatici della montagna. Dal 23 settembre arriva in esclusiva su RaiPlay “Il richiamo della montagna – storie di ritorno sulle terre alte”, il documentario di Davide Demichelis prodotto da Iniziative Editoriali in collaborazione con Rai Documentari.
La narrazione si snoda attraverso le storie delle donne e degli uomini che hanno deciso di tornare, o che vogliono continuare a vivere, in montagna. Oltre ad ascoltare le loro testimonianze, il film documenta alcuni passaggi significativi della loro vita quotidiana: il lavoro o lo studio, la vita nelle valli o nelle borgate in cui hanno scelto di restare o di tornare.
Alle storie raccontate fra campagne e montagne si affiancano gli interventi di Marco Revelli, saggista, figlio di Nuto; Beatrice Verri, direttrice della Fondazione Nuto Revelli; Marco Aime, antropologo; Valter Giuliano, giornalista, già direttore e fondatore della rivista Alp. Personaggi qualificati, esperti, ma soprattutto appassionati di montagne, borghi e di quanti li abitano.
La cronaca di una rinascita raccontata prendendo spunto dalle testimonianze di giovani e anziani, donne e uomini che vogliono vivere nelle stesse valli di cui Nuto Revelli raccontò la desertificazione. Le immagini ambientano queste storie nei verdi paesaggi montani, accompagnate da musiche occitane, che introducono lo spettatore agli ambienti, alle lingue, alle culture che da secoli abitano queste montagne. Il montaggio alterna la staticità dei luoghi alla dinamicità delle storie umane, dimostrando che la montagna non è un museo, ma uno spazio vivo e in continuo movimento. La narrazione non cerca la nostalgia, ma il futuro.
I silenzi delle valli, che un tempo significavano abbandono, oggi isolano e proteggono laboratori di idee, nuove forme di agricoltura e scelte di vita. Chi è rimasto e chi è tornato non sono eroi, ma custodi pragmatici della montagna. I loro sguardi collegano idealmente i vecchi “vinti” di Revelli a una generazione di “vincitori” consapevoli.
