A vent’anni dalla sua morte e a un anno dalla proclamazione a santo, la figura di Carlo Acutis torna a parlare alle nuove generazioni attraverso il piccolo schermo. La sua storia, quella di un adolescente profondamente legato alla fede ma anche appassionato di informatica, videogiochi e calcio, rivive in “Il mio nome è Carlo”, in onda domenica 27 settembre su Canale 5 e visibile anche su Mediaset Infinity.
Il tv movie, una coproduzione RTI-Movie Magic International, prodotta da Movie Magic International, liberamente e parzialmente ispirato alla vita di san Carlo Acutis e a fatti realmente accaduti, rielaborati per esigenze sceniche dell’opera, è diretto da Giacomo Campiotti con protagonisti Samuele Carrino e Lucia Mascino.
Nel cast troviamo anche Flavio Parenti, Nicky Passarella, Maurizio Donadoni, Brayan Palliyagoda, Nicolò Caruz Jaramillo (Carlo Acutis a 6 anni), Edoardo Vitalone (Carlo Acutis a 11 anni), Niccolò Festini, Alessio Mira.
Il film racconta il sorprendente viaggio umano di San Carlo Acutis (Samuele Carrino), un adolescente apparentemente uguale a tanti altri, ma capace di lasciare un’impronta indelebile nella vita di chiunque lo incontri. La sua forza non nasce da imprese straordinarie, ma da una scelta radicale e semplicissima: guardare ogni persona con amore.
Un bambino che scopre nella fede una sorgente inesauribile di felicità. Un ragazzo che stringe amicizia con chi è diverso, difende gli emarginati, consola chi soffre e restituisce speranza a chi l’ha perduta. Un adolescente che comprende prima di tutti che Internet può diventare uno strumento per diffondere il bene e costruire una comunità capace di superare ogni confine.



Intorno a lui, però, cambiano soprattutto gli altri. Rajesh (Brayan Palliyagoda), il giovane immigrato accolto nella casa degli Acutis, riceve la fiducia di una famiglia, quella di Carlo, e di Carlo stesso. I compagni imparano che la fragilità non è una colpa. I genitori, Antonia (Lucia Mascino) e Andrea (Flavio Parenti) si trovano davanti a un figlio capace di insegnare loro il significato più autentico dell’amore. Persino medici e infermieri, durante la malattia che lo colpisce improvvisamente, rimangono disarmati dalla serenità con cui affronta il dolore.
Quando una leucemia fulminante interrompe la sua esistenza a soli quindici anni, sembra che tutto finisca troppo presto. In realtà è solo l’inizio. La testimonianza di Carlo continua infatti a viaggiare nel mondo fino a raggiungere milioni di giovani che in lui riconoscono un amico prima ancora che un santo.

“Il mio nome è Carlo” è stato presentato al Cinema Ariosto di Milano, località non causale in quanto adiacente alla Chiesa di Santa Maria Segreta, frequentata da Carlo Acustis e nella quale è custodia la reliquia con un pezzo del suo cuore.
“Il tv movie trae spunto anche dal libro “Il segreto di mio figlio” che ho scritto con Paolo Rodari e che il regista ha magistralmente interpretato. Quando l’ho visto ho riconosciuto il mio Carlo, i suoi valori e molti aspetti della sua vita. E’ stata un’emozione grande. Normalmente i santi vengono canonizzati dopo centinaia di anni, noi siamo stati più veloci forse perché il Signore aveva fretta vista l’emergenza educativa dei giovani, e poi attraverso Carlo ci sono state tante guarigioni e conversioni. Mio figlio è stato uno strumento di evangelizzazione, ha insegnato il catechismo, si è reso conto del problema della fede e ha realizzato queste mostre tra cui una sui miracoli operistici che gira tutti i continenti“, ha spiegato emozionata la signora Antonia Salzano Acutis, la mamma di Carlo, portando poi una profonda riflessione sulla perdita di un figlio, una tragedia vissuta purtroppo da tante famiglie: “La morte è il passaggio alla vera vita. Io però ero stata preparata, mentre andavamo in ospedale Carlo mi disse “io da qui non esco vivo ma non ti preoccupare, ti darò molti segni”. Da quando era piccolo diceva che sarebbe morto per una vena che si sarebbe rotta nel cervello, infatti è scomparso per un’emorragia cerebrale causata dalla leucemia. Carlo era esuberante, simpatico, aveva qualche difettuccio come la chiacchiera facile ma si era impegnato ad essere più temperante, ha fatto le sue lotte interiori, è stato baciato dalla grazia e l’ha accolta. E’ morto felice in quanto non ha sciupato neanche un minuto della sua vita per cose che non piacciono a Dio. Dopo che in ospedale ci diedero l’infausta notizia, sentivo questa voce dentro di me che ripeteva “il Signore ha dato il Signore ha tolto sia benedetto il nome del Signore”, sono le parole del libro di Giobbe. La vita è un passaggio, la fede e la speranza ci devono sostenere. Carlo è stato per me un maestro fin da piccolo con la sua insistenza, la sua fede, la sua testimonianza in famiglia. Mi ha permesso di vedere come si può essere santo ogni giorno nelle piccole e grandi cose“.
La signora Salzano Acutis, rispetto ad alcune illazioni circolate riguardo ai tempi rapidi della canonizzazione di suo figlio, ha spiegato: “C’è chi ha detto che siamo molto ricchi e quindi abbiamo comprato i miracoli, ma non si comprano, così come non si compra il toccare il cuore, perché può farlo solo Gesù. I miracoli presi in considerazione per la canonizzazione sono stati due, ma sono stati selezionati tra tantissimi. Carlo era generoso con il prossimo, andava a messa tutti i giorni, recitava il rosario, si spendeva per i poveri, si occupava del contrasto al bullismo. E’ chiaro che non è potuto andare ad evangelizzare per il mondo perchè aveva quindici anni e doveva ubbidire alla famiglia. Sicuramente ha fatto grandi cose, ogni giorno ci arrivano notizie di miracoli, di guarigioni dal cancro. Carlo ha vissuto la spiritualità, ha offerto la sua vita perchè aveva la fede e sta spostando le montagne ancora adesso. Ognuno di noi è speciale, è caro agli occhi di Dio, è infinitamente amato però dobbiamo ricordarcelo, la santità è una chiamata per tutti. Come dice Carlo tutti nasciamo originali ma spesso moriamo fotocopia. Lui ha risposto “sì” alla chiamata di Dio e si vedono i frutti anche adesso. Con il disastro dal punto di vista spirituale che viviamo oggi, in un mondo dove c’è violenza, dove i giovani che si suicidano sono purtroppo tanti, una figura come quella di Carlo può essere di grande aiuto“.
Oggi la signora Antonia è mamma di due gemelli: “Carlo era il nostro tutto, era il nostro unico figlio. Quattro anni dopo la sua scomparsa sono arrivati i gemelli ed è stata una sua grazia. Avevo ormai perso le speranze e avviato le pratiche per l’adozione, poi una notte mi è apparso in sogno e mi ha detto di non preoccuparmi e che sarei diventata di nuovo mamma“.

Samuel Carrino, che interpreta Carlo Acutis, ha raccontato di sentirsi molto connesso al Santo: “E’ un ragazzo gentile e altruista e mi rivedo in lui. Tra le scene sono state emotivamente difficili quella con il senzatetto, in cui ho capito la bontà di Carlo, e quella della sua morte, girata in un vero reparto di terapia intensiva dove c’era tanto rispetto e silenzio. Anche il suo rapporto con la mamma era speciale, nonostante stesse morendo lui la rassicurava dicendo che era felice. Spesso mi rivolgo direttamente a Carlo Acutis avendo mio nonno che non sta tanto bene. Non riesco ad andare molto in chiesa essendo impegnato sul set, ma si possono anche prendere cinque minuti per connettersi, stare da soli in silenzio e pregare“.

Lucia Mascino veste i panni di Antonia, la mamma di Carlo Acutis: “Quando Giacomo Campiotti mi ha proposto questo ruolo ho subito risposto di sì perchè sentivo l’urgenza di far conoscere questa storia. Ho incontrato Antonia per la prima volta alla presentazione del film. Sono felice di aver dato voce, corpo e cuore ad una persona così straordinaria che si è lasciata trasformare dalla fede del figlio. Ho messo il cuore in questo progetto. Mio padre era un uomo gentile, mia mamma era estremamente religiosa e sono cresciuta in questo tipo di contesto. Di questa formazione mi porto dietro il fatto che alcuni insegnamenti cristiani, come la gratuità, dare una mano, porgere l’altra guancia sono meravigliosi e appartengono anche ad altre religioni. La fede è un bel dono e ne ho il massimo rispetto“.

Il tv movie è diretto da Giacomo Campiotti: “Carlo Acutis può parlare a tutti e trasmettere la sua grande semplicità e contemporaneità. E’ un santo così vicino a noi, in jeans e scarpe da ginnastica, Papa Francesco lo ha definito “il santo della porta accanto”. Abbiamo cercato di raccontare, partendo dalle testimonianze di amici e parenti, la storia di un ragazzo sempre allegro, sorridente, scherzoso, ma mai giudicante. L’aspetto che ho cercato di evidenziare è quello del Sacrificio, la struggente accettazione della malattia e della morte, come se Carlo fosse a conoscenza dell’incredibile missione che avrebbe poi compiuto. La storia è apparentemente minimalista, quindi si muove “tra le righe”, portata avanti dall’intensità e dalla verità degli interpreti. Ho quindi lavorato moltissimo con gli attori e sono molto soddisfatto del risultato”.
Giancarlo Scheri, vicedirettore generale reti palinsesti e promozione Mediaset, ha sottolineato che “Il mio nome è Carlo” potrebbe essere “il primo esempio di una serie di prodotti che trattano valori che portano emozioni e che riescono a dare a tutti dei messaggi di speranza, di luce, di positività. E’ un prodotto particolarmente voluto dal nostro editore Per Silvio Berlusconi”.
Giampaolo Letta, alla guida della direzione Fiction e Cinema, ha concluso: “Carlo è un esempio di lealtà, amore, rispetto, ascolto, incontro, quelle cose di tutti i giorni vissute però in una straordinaria ordinarietà. Può essere quindi un esempio positivo per tanti ragazzi“.
di Francesca Monti
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