“E’ stata per me un’emozione unica avere l’opportunità di raccontare Carlo e la sua meravigliosa storia”. Samuele Carrino è tra i giovani attori più talentuosi della cinematografia e della serialità italiane e conferma le sue qualità interpretative in “Il mio nome è Carlo”, in onda in prima assoluta domenica 27 settembre in prima serata su Canale 5, in cui riveste il ruolo di san Carlo Acutis.
Il tv movie, diretto da Giacomo Campiotti, racconta il sorprendente viaggio umano di un adolescente apparentemente uguale a tanti altri, ma capace di lasciare un’impronta indelebile nella vita di chiunque lo incontri. La sua forza non nasce da imprese straordinarie, ma da una scelta radicale e semplicissima: guardare ogni persona con amore.

Nella foto Samuele Carrino con il regista Giacomo Campiotti
Samuele, nel tv movie “Il mio nome è Carlo” interpreti San Carlo Acutis. Come sei entrato in questo ruolo e in questa storia?
“Conoscevo la figura di Carlo Acutis, ma non la storia nei minimi dettagli. Sicuramente è stato complicato entrare in questo ruolo, però proprio la difficoltà si è trasformata in una specie di forza per poi interpretare Carlo e dargli voce. E’ stata per me un’emozione unica avere l’opportunità di raccontare questo ragazzo e questa storia meravigliosa”.
Tra le tanti frasi preziose che pronuncia Carlo ce n’è una in particolare che rappresenta un bellissimo messaggio per i giovani: “voglio essere originale e non una fotocopia” …
“Ormai si tende a diventare uguali alla massa magari per non essere presi di mira da qualcuno. Invece la cosa bella è che siamo tutti unici e proprio per questo dobbiamo essere noi stessi. Quindi penso che sia importante, soprattutto per noi giovani, mostrarsi per quello che si è”.

Cosa vorresti arrivasse ai giovani e non solo, attraverso questo film e la tua interpretazione, della figura di Carlo Acutis?
“Vorrei arrivasse il messaggio che bisogna imparare ad utilizzare i social. Io ho interpretato anche Andrea Spezzacatena ne Il ragazzo dai pantaloni rosa, un ragazzo che purtroppo è stato vittima dei social, di bullismo e cyberbullismo. Invece Carlo Acutis diffonde il bene tramite i social e questo deve esserne il corretto utilizzo”.
Qual è stata la scena più intensa da interpretare?
“Forse la scena più complicata è stata quella della morte di Carlo, ma è anche quella che mi ha lasciato tantissimo dentro perché eravamo in un vero ospedale, in un vero reparto di terapia intensiva. Nelle sale di fianco a dove giravamo c’erano persone che stavano male, quindi è stato un momento molto toccante, difficile, tosto, ma allo stesso tempo ci ha fatto capire che stavamo raccontando una storia necessaria”.
Prima hai citato anche “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, da giovane attore interpretare questi personaggi realmente esistiti, che hanno una storia così importante alle spalle, che cosa aggiunge al tuo percorso artistico e umano?
“Sicuramente mi permette di imparare tantissimo. Personaggi come Andrea Spezzacatena e Carlo Acutis mi danno insegnato tanto e sono fiero di aver potuto raccontare la loro storia”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Isabella Canensi e Claudia Morlacchi
