Al Teatro Sangiorgi, giovedì 1 ottobre, nell’ambito del Bellini International Context 2026, uno spettacolo tra musica, poesia e arti visive, “Favole belliniane, per orchestra d’archi, coro e voce recitante”. Lina Maria Ugolini dà voce a un Bellini immaginario e dialoga con le musiche del compositore catanese e le nuove partiture di Luciano Maria Serra. Protagonisti l’Orchestra e il Coro di “MusicaInsieme a Librino”.
Un incontro immaginario tra il compositore e la sua città, costruito attraverso parole, musica, poesia e immagini, nel quale il Bellini di marmo e bronzo che abita i luoghi simbolici di Catania torna idealmente a interrogarsi sulla propria città e sul destino della musica.
Il progetto è una commissione del Bellini International Context 2026 all’Associazione “MusicaInsieme a Librino” e porta in scena testi e voce di Lina Maria Ugolini, musiche di Vincenzo Bellini e Luciano Maria Serra, con l’Orchestra e il Coro di “MusicaInsieme a Librino”. La direzione d’orchestra è affidata allo stesso Luciano Maria Serra, mentre la maestra del coro è Alessandra Toscano. L’elemento visivo è curato dall’artista Alfredo Guglielmino.
Vincenzo Bellini è una presenza impossibile da ignorare per chi attraversa Catania. Il suo volto e il suo nome fanno parte del paesaggio della città: dalla monumentale statua realizzata da Giulio Monteverde, inaugurata nel 1882 in piazza Stesicoro, alle raffigurazioni che accolgono il pubblico al Teatro Massimo Bellini e al Conservatorio.
È proprio da queste presenze immobili che Lina Maria Ugolini — musicologa, drammaturga e autrice di fiabe — parte per immaginare un dialogo impossibile con il compositore. Un rapporto tra la città e il suo Cigno che non è soltanto celebrazione, ma anche interrogazione, racconto e memoria.
L’idea affonda le proprie radici in un percorso già avviato nel 2019 con “Bellini nella musica delle carrozze” e trova ora una nuova forma attraverso tre favole nelle quali Bellini diventa personaggio, interlocutore e presenza poetica.
Tre favole per raccontare una città. Sono tre le storie che compongono lo spettacolo: “Bellini in statua rapito”, “Straniera alla vita” e “Vincenzo e l’usignolo”.
Nella prima, la statua del compositore viene rapita da misteriosi furfanti. I ladri, convinti che quella figura possa addirittura parlare, fuggono attraverso la città, tra gli archi della Marina, il vento di Trinacria e le maschere del Teatro Massimo, fino alla Pescheria, in un itinerario fantastico tra vanedde e panari.
La seconda favola, “Straniera alla vita”, racconta invece la storia di una donna che ha dedicato alla musica e al violino gli anni della propria giovinezza. Ormai anziana, accusa il silenzioso Bellini e gli mostra le proprie mani, le dita deformate dal tempo come radici. È il racconto di una vita consegnata alla musica e, insieme, di una ferita che il tempo non ha cancellato.
Nella terza storia, “Vincenzo e l’usignolo”, la statua di Bellini decide finalmente di rivolgersi a un essere vivente. Chiede all’usignolo di volare lontano, fino a Librino, per scoprire se in quel quartiere esistano ancora bellezza e melodia. Gli affida le note di una serenata che, tuttavia, nessuno ascolta. E proprio allora Bellini decide di affidare all’uccello un dono ancora più prezioso, prima di tornare al suo eterno silenzio.
Tre favole apparentemente leggere diventano così altrettante occasioni per parlare della città, della musica, della memoria e della possibilità che la bellezza possa essere cercata anche nei luoghi e nelle storie meno scontate.
Bellini e la musica di oggi
Lo spettacolo non si limita a raccontare Bellini, ma mette in dialogo le sue musiche con una nuova scrittura contemporanea. Le pagine del compositore catanese si intrecciano infatti con le musiche originali di Luciano Maria Serra, creando un tessuto sonoro nel quale passato e presente possono incontrarsi.
A completare il percorso sono i versi in lingua siciliana del Coro di “MusicaInsieme a Librino”, che intervengono nel racconto dell’orchestra e contribuiscono a restituire una dimensione profondamente legata alla città e alla sua identità.
La presenza di MusicaInsieme a Librino assume così un significato particolare. Il viaggio dell’usignolo verso Librino, narrato nella terza favola, trova infatti una corrispondenza concreta nella presenza sul palcoscenico di un’orchestra e di un coro nati all’interno di quel territorio.
La musica diventa quindi anche un ponte tra luoghi diversi della città, tra il centro monumentale e un quartiere che entra direttamente nel racconto e nell’immaginario dello spettacolo.
L’appuntamento del Teatro Sangiorgi propone così una rilettura originale del compositore catanese, non attraverso la sola celebrazione del suo patrimonio musicale, ma attraverso un racconto contemporaneo capace di mettere in relazione memoria e invenzione, centro e periferia, musica e parola, patrimonio e nuova creazione.
Come scrive Lina Maria Ugolini, «ogni favola insegna a cambiare». E nelle sue Favole belliniane anche Bellini, il compositore consegnato alla storia e rappresentato nelle sue statue, torna per un momento a cambiare forma: da immagine immobile della memoria cittadina diventa personaggio, voce immaginata e interlocutore di una Catania che continua a cercare nella musica una possibilità di ascolto e di trasformazione.
