Pat and Co presentano “Fusion” in una formazione allargata a La Parenthèse di Nyon e a Le Comptoir Pataphysique

Due nuove date per il duo Pat and Co, che dopo quelle italiane a Milano (Mare Culturale Urbano) e in Costa Paradiso (Rassegna Costa Rossa), presenta l’album Fusion (La Stanza Nascosta Records), con qualche anticipazione del nuovo lavoro di inediti in preparazione, in una formazione allargata.

Venerdì 2 ottobre, ore 21.45 (ingresso libero), presso la Sala Concerti La (Parenthèse) di Nyon (Grand-Rue 22, Bis, 1260, Svizzera)

Patricia Guilmard alla voce, Claude Lai ai sampler, Cristina Massaro al pianoforte, Fabrizio Murgia alla batteria e Stefano Delogu al sassofono. Per l’occasione al basso e ai synth il musicista e produttore del duo Salvatore Papotto.

La location, suggestiva e dotata di un riverbero naturale che ne fa l’ambiente sonoro ideale per la performance di Pat and Co, è una storica cantina a volta, risalente al ‘500, che negli anni sessanta si è affermata come jazz club e, dal 2008, è gestita dall’ Associazione La Parenthèse Culturelle.

Link all’evento: https://laparenthesenyon.ch/evenement/pat-co-2/

Sabato 3 ottobre si replica, in versione pianoforte (Cristina Massaro) voce (Patricia Guilmard) e sampler (Claude Lai) a Le Comptoir Pataphysique (1, rue de Meyrin 01210 Ferney-Voltaire, Francia).

Durante le due serate è possibile acquistare la versione fisica dell’album, prodotto e distribuito dall’etichetta La Stanza Nascosta Records, 10 tracce e una ghost track tutta da scoprire.

L’album è stato anticipato dall’uscita sui digital-stores e in radio del singolo Costa Paradiso, che innesta su una base soul suggestioni lounge.

Disponibile anche il videoclip ufficiale del brano, per le riprese di Roberto Cadeddu, la regia e il montaggio di Irene Franchi.

FUSION è un affresco policromo, che dilata a dismisura la palette sonora collocandosi nel pluralismo linguistico della musica, fra la retrospettiva nostalgica e il ritmo dell’avanguardia (per citare Hans Richter).

In maniera consapevole, attiva e interpretativa, Pat and Co coglie le diversità tra i linguaggi e ne sovverte creativamente i limiti formali, espressivi e socio-culturali.

L’attitudine al métissage, alla contaminazione, che prende inevitabilmente le mosse dal jazz-linguaggio “meticcio” per eccellenza- non si traduce in una riverniciatura posticcia di coloriture appetibili, ma è elemento ontologico e motore di perenni riedificazioni sonore, nello spirito più autentico della jam session.

Emblematico, a questo proposito, l’inserimento nell’album dello strumentale Move, dichiaratamente ispirato a Doo-Bop di Miles Davis, il primo manifesto di Jazz-hop, sul quale- in concerto- Patricia costruisce, di volta in volta, parole ed architetture vocali diverse. Move, con inserti techno e house-motivati, nelle parole dell’autore, “dall’intento di assecondare i movimenti del nostro tempo”, sembra virare infine verso l’acid jazz.

La logica dell’ibridazione è, per Pat and Co, la cifra stessa del fare musica, la legittimazione del loro operari artistico, che si nutre di una libera e curiosa apertura ai linguaggi musicali del mondo etnograficamente inteso ed alla sperimentazione tecnologica.

Non a caso- raccontano i due artisti– il titolo del nostro album è FUSION. Fusion è inteso in senso estensivo, in una accezione molto più ampia di quella che il termine ricopre in musica; per noi vuol dire métissage di culture. Vogliamo evidenziare questo lento ma innegabile movimento globale, non solo culturale, che conduce a riconoscere che l’umano è un «métissage».

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