Papa Leone XIV nell’Angelus in Piazza San Pietro ha ricordato ai fedeli che la vigna da coltivare con giustizia è la Chiesa, che costruiamo o danneggiamo con le nostre scelte.
“La parabola evangelica che viene proclamata nella Liturgia di questa domenica parla della vita di Gesù e illumina il senso della sua missione. Egli è il Figlio di Dio inviato nel mondo, che però viene rifiutato proprio da quanti avrebbero dovuto accoglierlo a braccia aperte. Chi è venuto per portare la salvezza, riceve una condanna; chi vuole donare la vita, viene messo a morte. Mentre ci fa riflettere sulle tante crudeltà che rovinano il mondo e la storia dei popoli, l’insegnamento di Cristo rivela la sempre più grande misericordia del Padre suo.
Quel violento rifiuto, infatti, non spezza la volontà di Dio, che nella sua infinita giustizia trasforma il male in riscatto: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo». Gesù stesso ricorda queste parole del salmo, che celebra l’opera meravigliosa fatta dal Signore: proprio lo scarto diventa il fondamento che sostiene tutto. Ecco in che modo l’Onnipotente guida la storia, soccorrendoci in tutte le nostre cadute: Dio non butta mai via la nostra vita!
Secondo l’immagine usata nella parabola, la vigna da coltivare con giustizia è la Chiesa, che costruiamo o danneggiamo con le nostre scelte. A questo riguardo, proprio oggi, nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore: San Francesco d’Assisi, al quale Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa. Ispirato dal Crocifisso, Francesco edificò anzitutto la propria vita sul fondamento di Cristo, condividendone la povertà, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente, pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l’ha riparata in virtù della fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno.
Carissimi, il carisma di san Francesco porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano non solo la grande e vivace famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredità spirituale diffonde nel Popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli.
In quest’opera ci accompagni sempre l’intercessione di Maria Santissima nostra Madre, alla quale ora ci rivolgiamo, spiritualmente uniti ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per elevare la Supplica alla Vergine del santo Rosario”.
