“In qualsiasi percorso formativo bisogna lavorare sulle proprie fragilità e debolezze come se fossero dei punti di unicità”. E’ quello che ha fatto Federica Pagliaroli che, attraverso la recitazione, ha superato la timidezza e imparato a gestire la sua ipersensibilità senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni. L’attrice, capace di interpretare ruoli diversi con grande sensibilità artistica e umana, che il pubblico ha già potuto apprezzare in “Che Dio ci aiuti 7”, in “Percoco – il primo mostro d’Italia” e in “Even”, è tra le protagoniste di “Tutto l’amore che resta”, in onda ogni martedì sera su Rai 1, prodotta da Rai Fiction – Fabula Pictures, basata sulla serie originale Lycée Toulouse-Lautrec creata da Fanny Riedberger, e diretta da Andrea Rebuzzi.
Federica Pagliaroli dà il volto a Gaia, una professoressa di italiano e latino, da sempre votata all’insegnamento ma ancora inesperta, che accetta una sfida che la spaventa: diventare docente al liceo Helen Keller, istituto che fa dell’inclusione il proprio valore fondamentale, accogliendo studenti con e senza disabilità in un unico percorso di crescita, apprendimento e condivisione. Più volte vacillerà, ma grazie al supporto del preside Stefano Fogli (Raoul Bova) e all’esperienza sul campo troverà sicurezza, riuscendo infine a far emergere la sua vera natura di educatrice.

Federica Pagliaroli e Chiara Bordi in “Tutto l’amore che resta” – credit foto Francesco Berardinelli
Federica, come si è approcciata al personaggio di Gaia, una professoressa che è entusiasta di intraprendere la sfida di insegnare in questo liceo inclusivo ma al contempo inizialmente è anche un po’ impaurita e non sa come gestire la situazione?
“Da attrice riuscire a far emergere la fragilità di Gaia mi ha regalato tanta tenerezza. E’ stato un bel percorso. E’ stato interessante e anche divertente arrivare sul set e avere una classe vera e propria davanti a me. E’ venuto automatico entrare in modalità prof e ho cercato di lavorare sulle sfumature, sull’insicurezza del mio personaggio ma anche sull’entusiasmo, sul disagio di trovarsi per la prima volta in un posto nuovo”.
Nel corso della serie Gaia potrà contare sull’aiuto di due persone in particolare, il Preside Stefano (Raoul Bova) e l’insegnante di educazione fisica Barbara (Chiara Bordi) …
“E’ come se fossero dei mentori per il mio personaggio. Stefano ha molta fiducia nel prossimo, nel cambiamento, nelle persone, nella collaborazione. Vede che Gaia è un po’ impaurita e la incoraggia ad andare avanti. Da una parte lei è felice per la fiducia del preside, dall’altra però si trova in difficoltà ed entra in gioco anche la sua fragilità. Barbara diventerà così un punto di riferimento importante”.
Qual è stata la prima cosa che ha pensato quando ha letto la sceneggiatura?
“Mi è subito piaciuta la storia in generale e quella di ogni singolo adolescente. Gaia e Barbara rappresentano il ponte tra gli adulti e i ragazzi, quindi era interessante scostarsi dai ruoli più giovani che ho interpretato e dare vita ad un personaggio della mia stessa età, un po’ come era accaduto con Sara in “Che Dio ci aiuti 7″”.
Nella prima puntata, durante una lezione, Gaia cita Virgilio dicendo “l’amore vince su tutto, omnia vincit amor”, quanto è concorde con questa locuzione?
“Da una parte sono d’accordo, pensando anche al messaggio della serie, perchè nessuno si salva da solo e sono i rapporti umani a salvare il mondo, dall’altra a volte purtroppo l’amore non basta, c’è bisogno di azioni, di cambiamenti concreti, quindi penso che debbano esserci entrambe le cose”.
Gaia parlando con Matteo (Francesco Leo) spiega che “la poesia è un modo falso di dire grandi verità” …
“Gaia usa queste parole per rendere più accessibile quello che vuole dire a Matteo. L’arte, la poesia, il cinema sono uno specchio della realtà, dei mezzi per poter raccontare mondi che magari il singolo non conosce e quindi sono fondamentali per la nostra società”.

credit foto Francesco Berardinelli
Uno dei messaggi importanti che passa attraverso la serie è l’inclusione ma anche vedere la diversità non come qualcosa che toglie ma, al contrario, che aggiunge valore alla persona. Quanto serie come “Tutto l’amore che resta” possono contribuire a far riflettere il pubblico su queste tematiche?
“Sicuramente non c’è nessuna pretesa se non voler mostrare la possibilità di creare un altro tipo di realtà perché il cinema o una serie tv possono far ragionare lo spettatore e far conoscere qualcosa che esiste già magari in altri Paesi, come i licei inclusivi in Francia. C’è ovviamente poi la necessità di azioni concrete differenti da quelle che sono state attuate finora, superando la paura di entrare a contatto con difficoltà diverse, anche a livello istituzionale in una scuola. Sul set ho girato tante scene con Francesco Leo che è nello spettro dell’Asperger e con noi c’era una persona preposta per eventuali esigenze. All’inizio temevo di non essere accettata da lui, di avere delle difficoltà, invece mi sono resa conto che mi ero fatta dei film inutili perché abbiamo lavorato in grande armonia. Ho sempre vissuto nella mia vita l’aspetto della diversità come un arricchimento umano. Non bisogna avere paura di cambiare qualcosa per includere l’altro”.
La diversità e la fragilità si trasformano quindi in punti di forza …
“In qualsiasi percorso formativo bisogna lavorare sulle proprie fragilità e debolezze come se fossero dei punti di unicità, quindi andare a mettere una lente in positivo su quelle che sono le nostre diversità e difficoltà ed utilizzarle in modo vincente, altrimenti vivremmo tutti con la paura di ciò che ci caratterizza come esseri umani. Per fortuna non siamo fatti con lo stampino per cui bisogna mettere in luce le nostre peculiarità”.
Ci sono dei punti di fragilità che attraverso questo personaggio e in generale attraverso la recitazione sente di aver superato?
“Ho superato sicuramente la timidezza che avevo da bambina. Inoltre quando andavo a scuola ero l’unica che faceva teatro, che ascoltava un certo tipo di musica e quindi a volte mi sentivo un po’ “fuori luogo”. Io poi sono una persona ipersensibile per cui percepisco maggiormente l’energia delle persone intorno a me e se qualcuna è agitata o si innervosisce colgo queste sensazioni e le vivo direttamente. All’inizio mi sembrava una cosa negativa, poi ho capito che in quanto attrice poteva essere invece un’occasione per imparare a gestire la mia ipersensibilità senza farmi sopraffare da queste emozioni ed utilizzarle nell’interpretazione dei personaggi”.
Nella precedente intervista ci aveva raccontato che nella costruzione dei personaggi utilizzava spesso la musica, anche per Gaia si è avvalsa della stessa tecnica?
“La musica spesso è un buon mezzo nella costruzione dei personaggi però con Gaia ho lavorato maggiormente sul mettere le mie paure al servizio delle sue fragilità, quindi mi sono anche avvicinata al metodo di Ivana Chubbuck per creare delle connessioni con gli altri interpreti, soprattutto per le scene con Matteo (Francesco Leo). In base al personaggio bisogna capire cosa possa servirci di più”.

Foto @FrancescoTermine
Se ripensa ai tempi in cui frequentava il liceo che ricordi ha di quel periodo? C’era un professore in particolare che ha rappresentato per lei un punto di riferimento?
“Avevo una grande passione per la filosofia e per la letteratura. Ho frequentato il liceo classico ma non ero una secchiona. Ricordo che c’era questo preside che insegnava latino e greco, era molto appassionato di queste materie e al contempo era anche un artista, infatti alla fine dell’anno scolastico, durante i festeggiamenti, prendeva la chitarra e cominciava a suonare”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Non posso anticipare nulla se non che sto lavorando ad un personaggio totalmente diverso da Gaia, con una storia difficile. E’ un progetto che andrà su una piattaforma”.

Federica Pagliaroli e Pierpaolo Spollon in “Che Dio ci aiuti 7” – credit foto ufficio stampa Rai
La rivedremo anche nella nuova stagione di Che Dio Ci Aiuti?
“No. Sara, da me interpretata, ed Emiliano (Pierpaolo Spollon) hanno creato la loro famiglia da Mulino Bianco (sorride) e hanno concluso il loro percorso nella serie. Ci sarà spazio per altre storie, so che sono in corso le riprese della nuova stagione, ci sono delle attrici molto brave che conosco e faccio il tifo per loro”.
Qual è il ruolo che sogna di interpretare?
“Non ne ho uno in particolare però vorrei avere la possibilità di lavorare su un personaggio che mi permettesse di andare oltre l’aspetto fisico, di allontanarmi dalla mia immagine, per potermi totalmente annullare e fare qualcosa che non ci si aspetterebbe da me”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Giuseppe Corallo
credit foto @FrancescoTermine
