Intervista esclusiva con Jula De Palma: “Amavo cantare ma non fare la cantante”

Un timbro inconfondibile da contralto, un’eleganza innata e un’intensità interpretativa che ha anticipato i tempi: Jula de Palma è stata un’icona di stile e di libertà espressiva negli anni Cinquanta e Sessanta e ha ridefinito il ruolo della figura femminile nella musica italiana, coniugando la raffinatezza tecnica delle grandi dive americane con la melodia nostrana. Scoperta dal maestro Lelio Luttazzi, ha debuttato in radio nel 1949 e nella prima parte della sua carriera ha inciso numerosi brani in francese, tra cui “Hymne a l’amour” ricevendo anche i complimenti di Edith Piaf.

Cinque partecipazioni al Festival di Sanremo, tra cui quella del 1959 con la rivoluzionaria esibizione sulle note di “Tua”, è stata la prima interprete donna a tenere un concerto da solista al Teatro Sistina di Roma nel 1970. Quindi la scelta di dare l’addio alle scene nel 1974 e di trasferirsi in Canada con la famiglia, lontana dai riflettori, lasciando che fosse la sua arte a parlare per lei.

In questa intervista esclusiva che ci ha concesso, Jula de Palma ha aperto lo scrigno dei suoi ricordi per regalarci un racconto ricco di interessanti aneddoti e curiosità.

Signora Jula, sua mamma, Teddy Reno e Lelio Luttazzi sono stati fondamentali per l’avvio della sua carriera da cantante…

“Certamente, se si considera la mia gaffe nel negozio “Ricordi” di Teddy Reno. Lo scambiai per un commesso, e per fortuna lodai la sua versione di “White Christmas” rispetto a quella di Bing Crosby. Mia madre, forte di quel complimento, gli propose lì, su due piedi, di farmi la mia prima audizione”.

Ha quindi debuttato con La vie en rose all’Auditorium della Rai di Torino e ha poi avuto modo anche di conoscere Edith Piaf. Che emozione ha provato durante quell’incontro?

“Fu piuttosto difficile per me cantare “Hymne a l’amour” sapendo che lei era in sala, al “Carroll’s”. Mi armai di coraggio e mi buttai … dopo l’applauso del pubblico Edith venne a farmi i complimenti: mi disse addirittura “C’est una chanson a vous” cioè, “la canzone è vostra”, ed è uno dei ricordi “francesi” che porto nel cuore. Era veramente un’artista meravigliosa, un genio”.

All’inizio degli anni Cinquanta la televisione non esisteva ancora e l’unico mezzo di comunicazione era la radio. Cosa significava all’epoca cantare in radio?

“Significava fare tanta gavetta, soprattutto a Torino, dove c’erano le grandi orchestre. Voleva dire stare in pensione, consumando pranzi e cene frugali, aspettando di andare in diretta. In quegli anni non avevamo mica tanti soldini … Con quanti grandi musicisti ho avuto la fortuna di cantare. Da Pippo Barzizza ad Armando Trovajoli, da Lelio Luttazzi a Gorni Kramer. Quest’ultimo, quando i suoi musicisti sbagliavano, diceva tante di quelle parolacce. Poi si scusava con me perché sapeva che non le volevo sentire (sorride)”.

Ha girato il suo primo film con Luciano Tajoli nel 1954, “Napoli piange e ride”, cosa può raccontarci riguardo le sue esperienze cinematografiche?

“Fu per me un disastro. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua, inoltre ero una ragazzina di 23 anni, paffuta e con i capelli lunghi e arruffati. A quel film ne seguirono altri. Mi facevano cantare nei posti più strani, tutt’altro che romantici. E poi le trame … per fortuna è passato tanto tempo e la gente li ha dimenticati! Di alcuni mi auguro abbiano perso le pellicole…”.

Jula De Palma con Renato Rascel

Renato Rascel aveva pensato a lei per cantare Arrivederci Roma, ma alla fine non poté inciderla. Cosa accadde?

“Renato me la propose ma la incise prima di me Teddy Reno. Comunque la cantammo in tanti dal 1954 in poi, da Nilla Pizzi a Gorgia Gibbs, a Claudio Villa, Mario Lanza e Dean Martin. Io la incisi eccome, nel 1955. Credo sia il primo caso di successo cantautorale perché fu proprio la versione dolcissima di Rascel, che aveva composto la musica, a renderla popolare. Il testo lo scrissero Garinei e Giovannini, due colossi. Invece venne a trovarmi Totò, a casa mia a Milano, con un gran mazzo di rose e voleva che incidessi Malafemmena. Rifiutai con garbo perché non la trovavo una canzone adatta a me”.

Nel 1959 prese parte al Festival di Sanremo con “Tua” in coppia con Tonina Torrielli, una canzone che ebbe un grande riscontro da parte del pubblico e che si classificò al quarto posto, ma fu anche fortemente criticata e osteggiata da una parte della stampa e dai funzionari Rai dell’epoca in quanto ritenuta troppo sensuale. Quanto quelle critiche infondate l’hanno infastidita e come le ha affrontate?

“Come disse qualcuno, nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli. Cioè le critiche negative ebbero alla fine un effetto positivo perché tutti andarono ad ascoltarla. Io ritengo “Tua” una bellissima canzone, soprattutto nella versione che cantai a Canzonissima 1968, arrangiata da Lino Quagliero. Venne giù il Teatro Delle Vittorie”.

Lei è nata e ha vissuto per tanti anni a Milano, qual è il suo luogo del cuore della città?

“La zona di Pagano. Se penso a quei tempi così lontani mi viene in mente un pollo che vinsi a una lotteria. Eravamo poverissimi e lo preferii ad una bottiglia di Champagne…”.

Jula De Palma e il marito Carlo Lanzi

Negli anni Settanta, dopo 25 anni di carriera, decise di ritirarsi dalle scene con un concerto memorabile al teatro Sistina a Roma: con la sua famiglia si trasferì a Toronto. Cosa la portò a lasciare l’Italia?

“Venticinque anni di carriera sono tantissimi. Più volte lo avevo posto come traguardo per chiudere in bellezza (al Sistina fu una serata memorabile). Il caso volle che mia sorella sposasse un ragazzo inglese, quindi la prima tappa fu Londra. Poi mio marito e mio cognato pensarono al Canada, paese meraviglioso, con tasse decisamente inferiori a quelle inglesi. Per me fu un sogno tornare a essere una donna normale, con un marito e una figlia adorabili. Lo confesso, io amavo cantare ma non fare la cantante”.

Di quel concerto al Teatro Sistina esiste anche una registrazione fatta in studio a Londra, e si può ascoltare su Spotify …

“Ebbene sì. Con Norman Newell, straordinario arrangiatore, incisi i pezzi. “Eccezionalmente sì” diventò The Answer’s Yes. Poi lui morì e il disco rimase in cantiere. Non sono mai riuscita a sapere chi l’ha messo su Spotify. Io pensavo di essere l’unica proprietaria. Non ci guadagno niente, ma pazienza. Sono contenta di far ascoltare alle giovani generazioni, e alle mie due splendide nipoti, qualcosa di bello”.

I suoi vinili sono rarissimi e ancora oggi molto ricercati dai collezionisti anche perché oltre alla sua splendida voce da contralto, vi suonano musicisti eccelsi. Vuole ricordarne qualcuno?

“Due in particolare: “Jula de Palma in jazz”, volume uno, con copertina verde, e volume due, con copertina rossa. Mio marito, che è mancato qualche anno fa e mi ha lasciato da sola dopo tanti anni, pensava che se avessi voluto continuare a cantare, in Canada o altrove, avrei dovuto cavalcare il Jazz”.

Fu lei a scoprire Gianni Ferrio, grande arrangiatore Rai, e arrivò a comporre insieme a lui i testi di alcune canzoni originali, come “Eccezionalmente sì” e “Oh, Alfredo”. Come le venne questa esigenza di cucirsi addosso un testo?

“Fui io a incoraggiare Gianni a fare il direttore d’orchestra, perché secondo me aveva molto talento. Non so come arrivò la voglia di comporre canzoni nuove, nel mio caso, ma ricordo che volli provare a incastrare tante parole che finivano con “mente”: eccezionalmente, capricciosamente, calcolatamente, misteriosamente, spudoratamente. Mi divertii tantissimo e ho davanti agli occhi un’immagine di Gianni, con l’influenza, quindi allettato, e io con un mare di fogli sparsi con frasi scarabocchiate da cucire per farle stare dentro gli accordi. Tutto poco prima del concerto al Sistina”.

Jula De Palma al teatro Sistina con Gianni Ferrio

Quali cantanti dell’attuale scena musicale mondiale sono di suo gradimento? Ascolta anche gli artisti italiani?

“Certamente. Ascolto tanti artisti. Trovo che Lady Gaga sia straordinaria perché passa dai pezzi disco ai classici, con una versatilità eccezionale. Tra gli italiani mi piacciono Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, e Giorgia prima maniera”.

Se dovesse pensare a tre fotografie della sua carriera quali sceglierebbe?

“Una in bianco e nero che mi fece mio marito con uno sfondo innevato e che divenne la copertina di un LP dal titolo “Jula de Palma in Jazz”. Un’altra con gli abiti del mio atelier romano preferito, Antonelli, e la terza mentre canto “Tua”, tra le braccia tue, con un abito di velluto molto elegante … ma che fu scambiato per una camicia da notte (sorride). Quindi tutti pensarono “sono tua, in camera da letto”. E a quei tempi era impensabile passare in tivù con un messaggio del genere”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Lucio Nocentini

foto credit archivio

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