Domenica 11 ottobre in prima serata su Rai 1 il film tv “Sul cammino di Francesco-La vita di Biagio Conte” con Alessio Vassallo: “E’ un ragazzo rivoluzionario che ha totalmente abbattuto la distanza tra chi aiuta e chi viene aiutato”

Domenica 11 ottobre in prima serata su Rai 1 va in onda il film tv “Sul cammino di Francesco-La vita di Biagio Conte” con la regia di Costanza Quatriglio, prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, che vede protagonista Alessio Vassallo affiancato da Donatella Finocchiaro nel ruolo di Rosa, Antonio Catania e Alessandra Fazzino in quelli dei genitori Giuseppe e Maria, Giuseppe Spata nel ruolo dell’amico.

Un film tv che porta al grande pubblico la storia di un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà.

“Biagio Conte rappresenta lo scandalo della purezza del bene, con quei suoi occhi limpidi che paiono in dialogo con l’invisibile. Il racconto della scelta di un’esistenza appassionata e radicale, legata a una profondissima fede, mi ha imposto di trovare, prima di tutto in scrittura, le chiavi d’accesso da proporre al pubblico”, racconta la regista. “Con la scelta del tono e del cast, al quale hanno partecipato bravissimi attori palermitani e siciliani, così come persone bisognose realmente accolte nelle comunità fondate da Biagio, ho voluto dare al film una certa leggerezza, laddove il dramma si stempera nell’incontro amoroso che nasce dall’empatia”

Realizzato con il Patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, che ricorre quest’anno, “Sul cammino di Francesco-La vita di Biagio Conte” ripercorre la storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità.
L’opera segue Biagio Conte nella sua scelta di vita radicale, dal suo pellegrinaggio ad Assisi al successivo ritorno a Palermo e ai numerosi incontri che lo porteranno a fondare la sua comunità insieme ai senzatetto della stazione, dando vita alla figura di Fratel Biagio. Un’eredità di fede e solidarietà che continua ancora oggi con la Missione di Speranza e Carità – fondata nel 1991 da Biagio Conte e, a seguito della sua morte avvenuta nel 2023, portata avanti da Don Pino Vitrano – che accoglie e favorisce il rientro nel tessuto sociale ai senzatetto e a tutti i bisognosi della comunità siciliana e non solo.
Ad arricchire il racconto è la città di Palermo, protagonista insieme ai suoi luoghi e alle sue contraddizioni: dai quartieri popolari alla stazione, dai vicoli del centro storico fino al litorale e ai palazzi monumentali.

“La città è testimone e si riverbera in ciò che vediamo. Così come Monte Pellegrino, dalla figura inconfondibile, che si staglia sul mare a custodire e proteggere. Noi stiamo con Biagio, con i poveri, e con i cittadini e le cittadine che reagiscono al male, cominciando a vedere quello che prima non vedevano. E noi con loro ci rispecchiamo con profonda emozione nel bisogno di tornare all’umano, di ‘rimboccarci le maniche e metterci a lavorare’, oggi come allora, ognuno con i mezzi che ha, come amava ripetere Biagio Conte. Le chiavi di accesso sono state innanzitutto un’immersione di Costanza adulta nella memoria di una Costanza ragazza dei primi anni Novanta che ha vissuto Palermo quando Biagio Conte era un personaggio conosciuto. Quindi una Palermo delle stragi che rimane fuori campo ma viene incarnata nei personaggi del film che rappresentano le donne e gli uomini di quell’epoca e anche il tessuto del volontariato che si è stretto intorno a Biagio Conte. Ho cercato di dare visibilità a ciò che era nascosto nelle pieghe di una vita che va avanti perchè poi ho lasciato Palermo nel 1996. La seconda chiave è stata la sacralità del corpo che Biagio Conte ha messo in campo, da giovane aveva un rapporto strumentale con il corpo, era un viatico tra sè e il mondo, tra sè e Dio ed era una continua offerta attraverso i digiuni e la povertà a cui si ispiravano i suoi valori che si sposano con un’idea cristologica del sé dato che ha sacrificato la sua vita mettendola al servizio degli altri. Un’altra chiave di lettura è aver voluto fare un film in parte corale nella misura in cui non esistono personaggi secondari o minori, tutti fanno parte di un unico coro. Il film cerca di connettersi con la dignità di ciascuno e ciascuna, ci sono dei ruoli realmente affidati a persone accolte dalle missioni che hanno generosamente fatto parte del film e del cast mettendosi in scena per Biagio”, ha spiegato la regista.

“L’idea è nata da Alessio Vassallo e ho deciso di credere in questa storia e costruire questo progetto. Costanza Quatriglio ha portato molta verità in questo film che dedichiamo a Palermo. Era importante realizzare un racconto del Sud che è anche l’eredità di generosità e di accoglienza di Biagio Conte che con la sua tenacia ha superato tantissimi ostacoli e ha costruito delle missioni importanti che accolgono uomini, donne e bambini che non hanno una casa”, ha dichiarato la produttrice Gloria Giorgianni.

Alcune sequenze sono state girate anche nei dintorni di Assisi, nei luoghi che hanno accompagnato il percorso spirituale di San Francesco. Una tappa fondamentale nella trasformazione interiore di Biagio, in quel cammino che intraprese lasciando la casa paterna e che ha rappresentato la strada nella quale ha portato avanti i suoi progetti di comunità.

Alessio Vassallo veste i panni di Biagio Conte: “A Palermo era un personaggio celebre, ricordo il libro di Giacomo Pilati sulla sua storia, un giorno gli dissi che volevo incontrare Biagio Conte, Lui mi portò in missione quindici anni fa e non scorderò mai il sorriso di Biagio. Abbiamo parlato molto, da quel momento ho portato nel cuore questa storia che ti segna e che è importante far conoscere. Biagio Conte è un ragazzo rivoluzionario che ha totalmente abbattuto la distanza tra chi aiuta e chi viene aiutato, ha deciso di diventare ultimo tra gli ultimi, compenetrare dentro la realtà in una società devota al consumismo anche nelle relazioni, nel tempo, nelle passioni, ci insegna che bisogna lasciare andare le cose. Questo film mi ha trasformato tanto perchè ti rendi conto che forse anche quando aiuti qualcuno, anche chiedere semplicemente come stai, come ti senti è importante e spesso ci dimentichiamo di farlo. A volte l’aiuto pulisce solo la nostra coscienza, invece bisogna oltrepassare i rancori, guardare il prossimo senza chiederci che cosa ho bisogno io ma di cosa hanno bisogno gli altri per poi forse capire me stesso”.

L’attore ha spiegato come è entrato nel personaggio: “Sono partito dal corpo, ho perso tanti chili perchè come diceva Costanza Biagio Conte è una figura legata a San Francesco ma anche a Cristo perchè ha donato il corpo digiunando per gli altri. In missione mi raccontò che quando qualcuno veniva a bussare e non c’erano posti letto disponibili dormiva a terra e cedeva il suo letto all’ospite. E’ impossibile replicare Biagio Conte, è un personaggio magico in quanto contemporaneo ma nel nostro piccolo possiamo cominciare ad aprire un po’ il nostro cuore. Costanza mi ha detto che la fede dovevo trovarla negli occhi degli altri e mi sono interrogato sulla Provvidenza ritrovando anche una centralità della mia fede. Per me questo film non è stato solo un’opportunità ma un traguardo”.

L’autore del soggetto Stefano Rulli ha raccontato: “La povertà non si sceglie e questo concetto è stato molto importante per avvicinare questa personalità. Biagio Conte indossa un saio verde, è un segno di religiosità e abbiamo cercato di raccontare la centralità oggi della religiosità che significa anche valorizzare il volontariato, la solidarietà, volgere uno sguardo sugli altri. Biagio non è soltanto un piccolo santo ma inventa la capacità di affrontare la povertà senza soldi promuovendo la socialità e caricandosi sulle spalle una responsabilità che dovrebbe essere delle istituzioni”.

Antonio Catania interpreta Giuseppe, il padre di Biagio Conte: “La carità è giusto che si faccia, alla fine questo padre riuscirà a cambiare lo sguardo su suo figlio e sul mondo. Quando vede quello che Biagio ha creato allora in qualche modo non ha più l’atteggiamento egoista di un piccolo borghese che si vergogna di suo figlio per questa scelta radicale ma si accorge che c’è qualcosa di più grande e alto e che forse più persone dovrebbero condividere questa carità.

Daniele Arcuni impersona Totò: “E’ stata un’esperienza bellissima, i produttori sono stati molto accoglienti, ringrazio i registi e gli attori per avermi sostenuto. Mi sono divertito molto”.

Donatella Finocchiaro interpreta Rosa: “E’ una delle donne che facevano parte della comunità di Biagio Conte, ha subito violenza in casa e ha sublimato il suo dolore aiutando e facendosi aiutare da lui. E’ un film che parla di accoglienza, è un personaggio che ha scosso le coscienze e che a Palermo tutti ricordano, che ha avuto il coraggio di creare una comunità dal nulla e in tempi come quelli odierni è fondamentale raccontare la sua storia”.

SINOSSI
Palermo, 1990. Biagio è un ragazzo come tanti, finché un giorno, senza preavviso, decide di cambiare vita. Non è più disposto a voltare lo sguardo di fronte alla sofferenza altrui: lascia i genitori, la fidanzata Anna e l’amico Tano. Rinuncia a tutto. E, solo, con uno zaino in spalla, si incammina a piedi verso Assisi, alla ricerca di un senso. La sua rinascita parte proprio da San Francesco. Ed è ad Assisi che avviene l’incontro decisivo con il senzatetto Carlos. Da quel momento Biagio riconosce la propria vocazione: dedicare la propria esistenza agli ultimi, ai diseredati, ai suoi fratelli.
Tornato a Palermo, Biagio decide di condividere la vita con i senzatetto sotto i portici della stazione centrale iniziando un vero e proprio percorso missionario, prima in solitudine, poi coadiuvato da don Pino, parroco salesiano, il primo a comprendere l’unicità dell’opera di questo giovane che si prodiga per assicurare pasti decenti per i poveri.
Alla stazione Biagio incontra Totò, un bambino abituato alla strada e alla legge del più forte e, con lui, Rosa, sua madre: una donna rassegnata a una vita già scritta, che ha rinunciato al suo ruolo educativo. Grazie al piccolo Totò, alla madre Rosa, a Carlos e ai tanti bisognosi che lo circondano, Biagio comprende che non basta assicurare loro cibo e coperte; serve anche un luogo che possa accoglierli e proteggerli.
Individuato un palazzo storico abbandonato nel cuore di Palermo e stanco delle mancate risposte delle istituzioni, Biagio comincia un digiuno a oltranza con l’intento di scuotere le coscienze di tutti. Ottiene così l’assegnazione di una prima struttura che trasformerà in un centro di accoglienza per persone che vivono nel bisogno. Insieme a loro e con l’aiuto di molti volontari, si mette al lavoro per costruire, mattone su mattone, un riparo dignitoso per tutti.
Biagio si scontra con le lungaggini burocratiche, con il disinteresse e l’indifferenza, ma soprattutto con gli interessi economici di alcuni imprenditori, tra cui il suo vecchio amico Tano, che ormai lavora con un uomo potente che ha messo gli occhi su quel bellissimo palazzo dove ora ha sede la Missione di Speranza e Carità.
Con l’aumentare delle difficoltà, accresce anche la determinazione di Fratel Biagio, deciso non solo a difendere la sua Missione, ma addirittura a crearne una seconda: c’è infatti da dare riparo a Rosa e a suo figlio e a tutte quelle donne in difficoltà che hanno bisogno di un luogo sicuro da cui ripartire. Ancora una volta, Biagio userà la sola arma pacifica possibile: il proprio corpo. Attraverso un secondo logorante e pericoloso sciopero della fame, mette a rischio la propria vita per il bene degli altri.
La sua forza d’animo trasforma il suo sogno in un progetto collettivo e concreto, coinvolgendo prima don Pino, Rosa, la propria madre Maria – che lo comprende e lo sostiene – e poi migliaia di persone, fino alla riconciliazione con il padre Giuseppe e con gli amici Tano e Anna, ormai sposati
Fratel Biagio vince anche questa ultima battaglia e imprime un segno indelebile sulla città di Palermo, lasciando alla sua rete di volontari la certezza che nessuno debba mai restare invisibile.

di Francesca Monti

credit foto Floriana Di Carlo

Lascia un commento