Intervista con Marial Bajma-Riva, su Rai 1 con “I Casi di Teresa Battaglia – Figlia della Cenere”: “Alice mi ha regalato una grande grinta”

“Nel percorso artistico fatto finora non ho mai un look uguale e questo mi piace tanto perchè vuol dire che sono trasformabile”. Marial Bajma-Riva è un’attrice capace di portare sullo schermo un mix di eleganza, intensità e freschezza. Si è diplomata nella prestigiosa Académie de Danse Princesse Grace di Monte-Carlo prima di volare negli Stati Uniti e a Parigi per inseguire la sua passione per la recitazione. Con una solida carriera che spazia con disinvoltura dal teatro ai set televisivi, si conferma come uno dei talenti più versatili e promettenti del panorama italiano.

Nella serie “I Casi di Teresa Battaglia- Figlia della Cenere”, tratta dall’omonimo libro di Ilaria Tuti per la regia di Kiko Rosati, prodotta da Rai Fiction e Publispei, in onda su Rai 1 da lunedì 12 ottobre, torna a vestire i panni di Alice, un’esperta di Human Remains Detection, ovvero il ritrovamento di resti umani e tracce biologiche. Lei e il suo fedele cane Smoky sono i migliori sul campo, anche se mantiene un profilo basso, perché la sua professione non è ancora riconosciuta dalla legge in Italia. In questa terza stagione le sue capacità professionali risulteranno sempre importanti nella risoluzione dei casi di cui si occupa il commissario Teresa Battaglia (Elena Sofia Ricci), e ci saranno degli sviluppi anche nella sua vita privata.

Marial, nella nuova stagione de “I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere”, torna a vestire i panni di Alice. Come evolverà il suo personaggio?

“Alice è diversa innanzitutto nel look, che sarà più deciso e aggressive, sempre in linea con la sua evoluzione. Inoltre in questa terza stagione entriamo maggiormente nella sua intimità e scopriamo anche alcune cose sul suo passato. E’ un personaggio tridimensionale e avrà un percorso che inizierà in un modo e finirà in un altro, nel senso che accadranno dei fatti che determineranno un suo cambiamento. E’ stato ancora più interessante quest’anno interpretare Alice perchè ci sono molti colpi di scena nel corso della serie”.

Quanto le è stato di aiuto utilizzare questo look particolare per entrare nel personaggio?

“Tantissimo. Sono molto fortunata perché non capita spesso di fare un cambio radicale di look. L’anno scorso avevo i capelli blu, quest’anno sono neri però con un taglio molto particolare. Al di fuori delle riprese ti guardi allo specchio e in qualche modo il tuo personaggio ti accompagna sempre, quindi c’è un’immersione più profonda. Attorialmente parlando, è un regalo bellissimo. Sono felice che il regista Kiko Rosati abbia scelto di non utilizzare una parrucca. All’inizio ero un po’ spaventata da questo taglio di capelli, poi ho scoperto che mi piace e non vedo l’ora di rifarlo per la prossima stagione della serie. Il primo giorno di riprese sul set, gli addetti al reparto trucco e parrucco mi hanno vista e hanno esclamato: ecco Alice, è tornata! Ed è stata una grande emozione”.

Che cosa le ha regalato questo personaggio?

“Alice è una ragazza indipendente, nel corso delle puntate scopriremo anche che tipo di vita ha dovuto affrontare, e in questo mi riconosco molto perché sono andata via di casa presto, a nove anni, per frequentare l’Académie de Danse Princesse Grace di Monte-Carlo, quindi siamo simili nell’indipendenza e nella dedizione al lavoro. Alice mi ha regalato una grinta in più. Lei se ne frega delle opinioni altrui, ed è molto emancipata come donna, quindi mi ha trasmesso un grande coraggio nella vita privata quotidiana”.

Che cosa pensa di aver messo di lei in Alice?

“In questa stagione le ho dato un po’ della mia tenerezza, soprattutto nei momenti più profondi”.

credit foto instagram Marial Bajma-Riva

Alice è un’esperta di Human Remains Detection, una professione molto particolare, aveva preso informazioni a riguardo prima delle riprese? Com’è stato lavorare con la cagnolina Smoky?

“Prima di iniziare le riprese ho fatto delle ricerche su questa professione che in Italia, in qualche modo, non è riconosciuta e che è particolarmente interessante. Ci vuole molto pelo sullo stomaco per individuare i resti umani e questo fa capire che tipo di percorso Alice ha fatto per amare questo lavoro. Il rapporto con Smoky è stato incredibile. Non avevo mai lavorato con un animale. Trovarmi sul set con lei, che è bravissima e riconosce quando parte il ciak cambiando proprio il mood, è stato meraviglioso. Lo scorso anno dovevo pensare a me stessa e anche ai suoi movimenti, ai comandi da fare, aiutata dagli addestratori che ci supportano. Quest’anno abbiamo fatto uno scatto in più, perché Smoky mi ha riconosciuta a distanza di un anno, mi è venuta incontro, ha fatto le feste, quindi ho capito che avevamo creato veramente un legame nel set precedente ed è stato più facile, ci siamo mosse più liberamente”.

Questa serie è un thriller “atipico” in quanto racchiude anche tante tematiche importanti, dalla violenza domestica alla malattia …

“Mette in luce anche dei personaggi femminili che sono fuori dagli schemi. E’ una serie con donne forti, totalmente tridimensionali, per questo affronta tante tematiche oltre al thriller, e può piacere persino a chi non è amante di questo genere, perché può trovare qualcosa che lo conquista a livello umano ed emotivo”.

Marial Bajma-Riva con Sara Drago in “I casi di Teresa Battaglia – Figlia della Cenere”

C’è inoltre un confronto generazionale tra Alice, Teresa e Serena, e si crea tra loro un’alleanza. Come avete costruito, con Elena Sofia Ricci e Sara Drago, questo rapporto di solidarietà femminile?

“Con Elena Sofia Ricci si è creato da subito un rapporto bellissimo e in questi due anni è nata un’amicizia, anche al di fuori del set. E’ un’attrice straordinaria, umanamente e professionalmente, e con lei si lavora benissimo. Per quanto riguarda Sara Drago, invece, ci conoscevamo già prima di girare questa serie, in quanto facevamo entrambe cerchio aereo e siamo state super contente di poter recitare insieme. Anche con Giulia Petrungaro, che interpreta Elena, siamo diventate amiche, quindi è venuta naturale questa alleanza al femminile”.

Quanto il rigore e la disciplina legati alla danza che ha studiato da piccola le sono serviti nel mestiere di attrice?

“Tantissimo. In realtà i primi anni all’Accademia Silvio D’Amico sono serviti per destrutturarmi e togliere tutti quegli strati che la danza ti dà per arrivare alla mia radice. Poi, tutto ciò che ho imparato grazie alla danza, dal rigore alla coscienza del proprio corpo nello spazio e nei movimenti, è stato utile perchè su un set la ripetizione deve essere sempre uguale a ogni ciak proprio come in un balletto si ripete continuamente lo stesso passo e devi ricordare velocemente tante cose”.

All’inizio di questa intervista parlavamo della trasformazione fisica per poter entrare nei personaggi, che esperienze sono state interpretare Orsetta ne “Il falsario”, e una suora in “Petra 3”?

“La cosa interessante è che nel percorso artistico fatto finora non ho mai un look uguale e mi piace tanto perchè vuol dire che sono trasformabile. Per quanto riguarda “Petra 3” ho ripescato dei ricordi dalla mia infanzia, in quanto prima di trasferirmi a Montecarlo per frequentare l’accademia di danza, studiavo in una scuola di suore. E poi ho potuto recitare con la cadenza della mia terra di origine, la Liguria, essendo la serie ambientata a Genova, quindi è stato bello ritrovare le mie radici. Infine lavorare con un’attrice come Paola Cortellesi, che è un’altra donna incredibile, è stato pazzesco.

Per interpretare Orsetta ne “Il falsario”, invece, mi hanno fatto indossare questa enorme parrucca con dei capelli incredibilmente lunghi e biondi che io amerei avere e mi hanno completamente trasformata. Con il regista Stefano Lodovichi abbiamo fatto un lavoro direttamente sul set nella costruzione dei personaggi. Questa ragazza doveva essere una figlia dei fiori degli anni Settanta, pertanto ci siamo concentrati in primis sull’atteggiamento del corpo di Orsetta che poi adesca in qualche modo Antonio (Pietro Castellitto) aprendo la storia del film”.

A teatro invece ha portato in scena “Voci Sole” che affronta le tematiche purtroppo sempre attuali della violenza giovanile e del bullismo, e “Peccato che fosse una sgualdrina” in cui si parla anche di femminicidio …

“In Peccato che fosse una sgualdrina, con la regia di Lorenzo Lavia, interpreto la protagonista ed è uno spettacolo che racconta un incesto tra fratelli e anche un femminicidio. E’ un classico di John Ford ed è bellissimo attraversarlo avendo coscienza dell’epoca in cui viene portato in scena, anche perchè molte tematiche sono sempre attuali.

“Voci Sole” è una scrittura originale di Christian Olcese, è uno spettacolo molto crudo. La magia del teatro risiede nel fatto che riesce a portare una riflessione profonda al pubblico, che quindi si pone delle domande, rimane con degli irrisolti, e questo lo porta al confronto con le altre persone”.

Da attrice e da donna quali domande si è posta riguardo il suo percorso artistico?

“Le domande non sono mai le stesse, sono sempre nuove. Quando ho iniziato questo lavoro mi chiedevo “chi sono io? E’ questa la mia strada?”. Il ragionamento era più improntato su di me. Ora forse ho più coscienza di chi sono, ma siamo sempre in continua evoluzione, quindi in questo momento della mia vita, quando devo accettare un progetto, soprattutto per il teatro, mi domando “cosa ha senso portare in scena oggi? Qual è il mio contributo? Che tipo di messaggio voglio veicolare?”. Fare l’attrice, del resto, presuppone anche un ruolo sociale”.

In quali progetti la vedremo prossimamente?

“Quest’estate ho girato un film per Prime Video dal titolo “Come distruggere l’ex”, dove interpreto un ruolo molto carino a fianco di Greta Scarano, e attualmente sono sul set di una serie di cui però non posso svelare ancora nulla”.

di Francesca Monti

crediti foto posato:

Foto Simone Ammendola

Styling Alex Sinato

Trucco Kristel Zevini

Ufficio stampa Giuseppe Corallo

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