Roberto Gervaso ha vissuto di parole, rincorse e modellate con la precisione di un artigiano e il guizzo di un esteta. Alla sua figura è dedicato il documentario “Roberto Gervaso, come si diventa un intellettuale italiano”, in onda domenica 18 ottobre su Rai 1, in seconda serata, all’interno di Speciale Tg1. Un viaggio nel labirinto di un uomo complesso, perennemente sospeso tra la brillantezza dell’aforisma e il peso della malinconia, un “giornalista fuori dal suo tempo”, come lo definisce Enrico Mentana.
Il racconto prende vita nell’intimità domestica. La moglie Vittoria restituisce il quotidiano di un marito che non staccava mai dal mestiere, con quel cartello “Lavoro in corso” sempre appeso alla porta. A farle eco è la figlia Veronica, che rivela il padre dietro l’icona: le sue manie, il bisogno di controllo e quelle fragilità emotive che Nicola Porro rintraccia nella sua capacità di raccontare la depressione con una sincerità spiazzante.
Il documentario ripercorre la carriera di Gervaso a partire dal leggendario sodalizio con Indro Montanelli. Paolo Mattera ne sottolinea l’importanza cruciale nella divulgazione storica, capace di portare la cultura nelle case di tutti, mentre Bruno Vespa ricorda l’eleganza del suo stile, unico nel panorama televisivo e saggistico. Si riscopre così, attraverso preziosi materiali d’archivio, un’Italia che Gervaso ha saputo raccontare e interpretare con lucidità tagliente.
L’amicizia con Vanzina e i ricordi di Fedele Confalonieri aprono uno squarcio sulle sue passioni più leggere e colte, dalle canzoni francesi di Charles Trenet ai classici americani di Sinatra e Cole Porter. Emerge così un Gervaso spiritosissimo, capace di conservare un distacco ironico anche di fronte alle vicende più oscure, come la parentesi della P2.
In un gioco di specchi, i suoi aforismi vengono letti e quasi sussurrati, trasformando le parole in una colonna sonora. Il documentario si chiude sull’eredità di Gervaso: la lezione di stile e dignità di un intellettuale che ha attraversato il suo tempo osservandolo con libertà, intelligenza e ironia. E che, in uno dei suoi più celebri aforismi, ricordava: “La storia non insegna nulla, ma fa ripetere gli esami”.
