“Tra il primo e il secondo atto dello spettacolo il mio personaggio ha una trasformazione e diventa più umano, mostrando anche le sue fragilità”. Fabrizio Voghera, indimenticabile protagonista di opere kolossal come “Notre Dame de Paris” e “Giulietta e Romeo” di Riccardo Cocciante, torna sul palco per una nuova, grande sfida artistica indossando le vesti della tormentata Bestia in “Belle e la Bestia – Il Musical”, prodotto dalla Compagnia dell’Ora, ideato e diretto da Luca Cattaneo, che promette di incantare l’Italia e che debutterà in prima assoluta al Teatro dei Rinnovati di Siena dal 23 al 25 ottobre 2026, dando il via a una lunga tournée.
Una prova interpretativa intensa, tra l’ombra e la redenzione, che mette in luce non solo le sue doti vocali straordinarie, ma anche la profondità attoriale richiesta da un personaggio così iconico.
In questa intervista Fabrizio Voghera ci ha parlato della preparazione per entrare nei panni della Bestia, dell’importanza delle favole che regalano riflessioni e messaggi positivi, del sogno di portare in scena “Ladyhawke”, regalandoci anche un ricordo di Paolo Limiti.

Fabrizio Voghera e Giulia Penna – credit foto Giulia Marangoni
Fabrizio, in “Belle e la Bestia – Il Musical” veste i panni della Bestia. Come si è approcciato al personaggio e come ha lavorato sul respiro, sulla voce e sul corpo?
“Il lavoro sul personaggio è iniziato già quest’estate con la lettura del copione. Approcciandomi vocalmente mi sono subito posto molte domande su come potesse essere la Bestia che è un insieme di tante bestie, perché dentro ci sono la scimmia, il bisonte, l’orango tango … insomma ho dovuto trovare quel ringhio nella parte recitativa e ho fissato questo suono profondo che poi si trasforma leggermente nella parte vocale, quando vado a cantare le arie. Si passa quindi da toni più puliti vocalmente a esplosioni di rabbia con la voce più rotta. Avendo avuto già esperienze precedenti con personaggi quali Quasimodo e tanti altri ho portato nella Bestia anche il mio background. Da un punto di vista posturale e anche fisicamente ho iniziato a guardare come si muovono gli animali, quindi ho studiato questa andatura un po’ sinuosa ma incerta, con un ancheggiamento molto pesante e le spalle che vanno di seguito. Ho fatto ore di passeggiate sul palco, di prove, affiancato dal regista Luca Cattaneo, che mi ha aiutato tantissimo a tirare fuori quello che voleva. La frase più bella che mi ha detto, dopo l’anteprima, è che “sono la Bestia che sognava” e queste parole mi hanno fatto luccicare gli occhi per la gioia”.
E’ un personaggio che ha un’importante evoluzione nel corso dello spettacolo perchè passa da una rabbia animalesca ad una maggiore umanità grazie all’amore per Belle …
“C’è una trasformazione del personaggio tra il primo e il secondo atto, da quando viene salvato da Belle e da suo fratello Tristan. Infatti inizia a preoccuparsi per questa ragazza fino ad arrivare ad innamorarsi perdutamente di lei. Nasce così questa storia d’amore meravigliosa e la Bestia diventa più umana, mostra tutta la sua fragilità, la sua interiorità diventando anche goffa, imbarazzata, comica. Questa parte è anche molto difficile da portare in scena ed è un passaggio che avviene lentamente”.
“Belle e la Bestia” ci ricorda che l’amore vero è quello che può cambiare anche il destino delle persone. Quanto è importante oggi credere nelle favole?
“L’amore vince su tutto ed è quello che noi artisti e performer dobbiamo portare in scena, quindi l’amore per la nostra professione, per la nostra arte. Bisogna essere sempre molto generosi, è la nostra missione e finché avrò modo di poter salire su un palco, cantare, recitare, danzare, metterò anima, cuore, mente, per trasmettere questo messaggio a tutti. Le favole ci regalano tanta ispirazione, messaggi positivi, riflessioni. L’amore è universale, va al di là dell’apparenza, delle diversità, come questa storia tra Belle e la Bestia, che sembra impossibile e invece diventa realtà”.

Fabrizio Voghera con Sergio Muniz e Giulia Penna – credit foto Giulia Marangoni
Come si sta trovando a recitare insieme a Giulia Penna e Sergio Muniz?
“Grazie a questi spettacoli si creano delle famiglie meravigliose con cui si condividono tutti i colori dei sentimenti, si vive in una bolla speciale, unica, che rende questo mestiere straordinario, quindi sono già profondamente legato ai miei compagni di viaggio. Con Sergio Muniz ho condiviso l’appartamento durante le prove, abbiamo lavorato insieme e continuato a parlare dello spettacolo nelle nostre serate fatte di cucina, di chitarra e di tastiera. Lo stimo molto a livello professionale e ci carichiamo a vicenda. Giulia Penna è una stella nascente del mondo del musical e sono felice di essere protagonista insieme a lei di “Belle e la Bestia” e di tenerla “a battesimo”. E’ una persona super emotiva, dubitava molto delle sue capacità che invece non solo sono germogliate ma sono proprio fiorite, è in una fase di crescita continua e ce ne siamo accorti tutti. Adesso anche lei è pronta a dare tanto e a ricevere tantissimo dal pubblico che verrà a vedere il musical. Con Giulia abbiamo iniziato a leggere il copione quest’estate e fin dall’inizio si percepivano impegno, professionalità, dedizione”.
Torniamo indietro di qualche anno, al suo esordio con “Ci vediamo in tv” grazie a Paolo Limiti, che ricordo conserva di lui?
“Sono contento di essere arrivato a questa età collezionando così tante esperienze. Nel 1998 ero agli inizi della mia carriera e Paolo Limiti, che continuo sempre a ringraziare, e ovunque sia ora spero ci guardi e mi possa ascoltare, perchè è stato il mio primo vero talent scout e mi ha permesso di apparire sul piccolo schermo e di fare più di mille puntate prima su Rai 2 e poi Rai 1 raggiungendo una popolarità che mi gratificava e regalandomi un’esperienza artistica incredibile. Cantavamo sempre in diretta, con l’orchestra dal vivo, anche canzoni complicate che studiavamo nell’arco di 24 ore, ed è stata una scuola di vita, di arte. Ciò che ho imparato da Paolo è un bagaglio che porto con me”.

Nel corso della sua carriera, partendo dal sodalizio con Riccardo Cocciante, ha interpretato tanti ruoli diversi, da Frollo e Quasimodo in “Notre Dame de Paris”, passando per “Metropolis”, “Bernadette de Lourdes”, “Giulietta e Romeo”, “Otello. L’ultimo bacio”, se dovesse indicare tre personaggi che hanno rappresentato una chiave di volta nel suo percorso artistico quali sceglierebbe?
“Per me tutti i personaggi che ho interpretato sono importanti e li custodisco gelosamente perché ognuno di essi mi ha fatto crescere. Se dovessi indicarne tre direi Quasimodo, perché mi rivedo in quella malinconia, anche nell’aspetto vocale avendo molti colori. Devo dire che anche la Bestia sta iniziando a coinvolgermi quasi allo stesso modo. Sono molto legato a Frollo e a Otello, che rappresenta un capitolo veramente a parte. Anche Metropolis è stata un’esperienza molto bella, ho lavorato con Lucia Poli e Marco Carena, con la mia amica coreografa Adriana Cava che ha prodotto e realizzato questo spettacolo divertente e coinvolgente, in cui mi sono misurato con le meravigliose canzoni dei Queen. Purtroppo è andato in scena per poco tempo”.
A proposito di “Otello, L’ultimo bacio”, com’è nata l’idea di questa opera musical da lei scritta e interpretata?
“E’ una storia che è durata quattordici anni ed è nata mentre ero in tournée con “Notre Dame de Paris”. Sono partito dalla folle idea di fare un piccolo laboratorio personale, perchè desideravo scrivere le musiche di un soggetto e mi è capitato tra le mani per caso il testo dell’Otello di Shakespeare. Vi racconto un aneddoto: in quel periodo portavo un orecchino di legno all’orecchio e un mio collega di Notre Dame de Paris, dopo una replica, sapendo che volevo provare a fare questo esperimento ma non avevo ancora scelto a quale soggetto ispirarmi, ha detto che vedendomi arrivare in lontananza nell’ombra gli ero sembrato Otello e lì si è accesa la lampadina. Ho letto il testo, mi sono seduto al pianoforte e non sono più riuscito a staccarmi. Ho scritto di getto le prime sei canzoni dell’opera e le ho fatte ascoltare ai colleghi che le hanno apprezzate e quindi ho iniziato a crederci veramente. Durante la tournée viaggiavo con la tastiera e appuntavo note vocali e musicali anche per strada fino ad arrivare ad avere l’opera completa. Il problema era poi come portarla in scena, così ho lavorato con il regista Wayne Fowkes, che dirigeva anche Notre Dame de Paris ed è nato un primo workshop con tutti i ballerini che avevamo a disposizione. A David Zard è piaciuto molto e voleva produrre “Otello. L’ultimo bacio”. E’ andata poi diversamente perchè mi sono ritrovato nell’ufficio del produttore francese di Notre Dame de Paris che era venuto a vedere questo showcase e mi disse che sul tavolo avevano almeno venti opere e quella che a loro interessava di più era la mia. Mi sembrava di sognare. Ho firmato il contratto per un anno in esclusiva e avrei dovuto debuttare in Francia. Sono entrato in studio, ho fatto tutti gli arrangiamenti e poi, per una serie di vicissitudini, il debutto non è stato a Parigi ma a Torino in lingua italiana”.
Nell’opera musical ha anche interpretato il personaggio di Otello …
“Ho interpretato Otello anche per problemi di costi di produzione perché comunque non c’è mai stato un produttore che abbia veramente sposato il progetto. Quando sono finalmente salito sul palco è stata l’emozione più grande che potessi provare, ancora prima di esibirmi all’Arena di Verona o al Cremlino. Non appena sono partite le note delle mie musiche, ho visto il teatro sold out e i miei testi che venivano recitati, è stata una magia”.

Qual è la favola che porta nel cuore e che vorrebbe mettere in scena a teatro?
“E’ una favola romantica cinematografica: Ladyhawke. Ho già messo in musica gran parte di quel film meraviglioso, nel senso che ho immaginato una trasposizione teatrale della trama e la sto scrivendo. Ho chiesto anche i diritti alla Warner, ma essendo suddivisi fra i vari sceneggiatori è un po’ difficile pensare di poterla realizzare così com’è. Quindi sto pensando ad un’alternativa”.
di Francesca Monti
credit foto Giulia Marangoni
Si ringrazia Elena Simoncini
