“Interpretare un personaggio così diverso da me è divertente perché mi permette di giocare, di compiere delle azioni che nella realtà non potrei mai fare, e mi aiuta anche a scavare dentro l’animo umano”. Sergio Muñiz ha deciso di stupirci svestendo i panni del “buono” e indossando quelli di Miguel, l’antagonista di “Belle e la Bestia – Il Musical”, la spettacolare produzione della Compagnia dell’Ora, con la regia di Luca Cattaneo, che debutta il 23 ottobre al Teatro dei Rinnovati di Siena.
L’attore e performer, capace di unire magistralmente recitazione, canto e musica, interpreta il magnetico, prepotente e spietato spasimante di Belle, un uomo pronto a tutto pur di ottenere ciò che vuole.
In questa intervista, Sergio Muñiz ci ha parlato di come si è approcciato a Miguel, del lavoro di preparazione al musical, dei suoi progetti musicali ma anche delle affascinanti favole basche popolate da interessanti personaggi mitologici.

Sergio Muñiz con Giulia Penna e Fabrizio Voghera – credit foto Giulia Marangoni
Sergio, in “Belle e la Bestia” interpreta il ruolo dell’antagonista Miguel. Come si è approcciato a questo personaggio e come ha lavorato per interpretarlo?
“E’ un personaggio conosciuto dal pubblico attraverso il film Disney, ma nel nostro caso il regista Luca Cattaneo ha voluto discostarsi dall’originale seguendo un’idea diversa, per cui ho potuto lavorare con più liberta per far emergere tutte le sfumature di Miguel. Alla fine dello spettacolo c’è una sorta di inversione dove la Bestia diventa più umana mentre il mio personaggio fa uscire la bestia che ha dentro (sorride). Miguel è un uomo che è rimasto bambino, non ha saputo elaborare i suoi sentimenti o il modo di interfacciarsi con la realtà, gli sono cresciuti i muscoli e quindi si sente più forte degli altri ma non è capace di accettare un no, di gestire la rabbia, di capire le necessità altrui. Quindi inizia a pensare che tutto gli sia dovuto tutto, che lui è lui e gli altri non sono niente, come diceva il Marchese del Grillo. All’inizio sembra una persona normale, sebbene un po’ “scemotto”, poi si radicalizza”.
Immagino che per un attore sia divertente dare voce e corpo ad un villain come Miguel …
“Mi diverte molto fare personaggi un po’ distanti da me, che non rispecchiano il solito cliché legato alla mia fisicità o al mio carattere solare. Interpretare un villain mi permette di giocare, di compiere delle azioni che nella realtà non potrei mai fare. Questo lavoro aiuta a scavare anche dentro l’animo umano”.
Come si sta trovando a lavorare insieme a Giulia Penna e a Fabrizio Voghera?
“Benissimo. All’inizio lavoravamo otto ore al giorno, poi con l’avvicinarsi del debutto siamo passati a tredici-quattordici ore. Pertanto se il gruppo non ha un ottimo spirito di collaborazione diventa un incubo. Ho trovato dei compagni di lavoro pazzeschi, il livello artistico è molto alto, sia dei performers che dei due protagonisti. Giulia Penna, che interpreta Belle, è alla prima esperienza teatrale ma è una cantante strepitosa e lavora in modo impressionante, con grande energia, ed è perfetta in quel ruolo. Fabrizio Voghera, che veste i panni della Bestia, è un maestro e sto imparando moltissimo da lui, ha una professionalità e una bravura fuori dal comune”.
C’è un brano in particolare di “Belle e la Bestia – Il Musical” che la emoziona di più cantare?
“In realtà mi diverto a cantare anche i brani degli altri personaggi e mi piacciono tantissimo quelli della Bestia (ride). Io ne canto tre e il mio preferito è il primo, quando Miguel fa la dichiarazione a Belle, perchè è più allegro e meno cupo”.

Quanto è importante oggi continuare a credere nelle favole?
“L’importante secondo me è sapere che le favole sono favole, nel senso che sono portatrici di saggezza, di introspezione, ma molte di esse sono state scritte in momenti storici diversi da quelli che viviamo. Un personaggio come Miguel, nel 2026, è considerato maschilista, omofobo, violento, mentre per le persone dell’epoca era normale che Belle dovesse sposarlo. Le favole ti mettono davanti a stereotipi, a tipi di personaggi molto precisi, ben marcati, caricaturizzati, che ti fanno vedere cose che nella realtà sono più camuffate e meno evidenti. Quindi c’è sempre bisogno di raccontare favole per poter pensare anche a se stessi”.
Uno dei messaggi che questa favola trasmette è che il vero amore può trasformare anche il destino delle persone…
“E’ vero, anche se poi Belle ha sposato quello più ricco, ovvero la Bestia, perché è un principe, ha un castello … Ovviamente sto parlando come Miguel (sorride). Secondo me l’amore in generale, non soltanto quello di coppia ma in tutte le sue sfaccettature, è il motore del mondo e alla fine vince sempre, anche se a volte facciamo resistenza e poi soffriamo. Basta guardare quello che accade oggi nel mondo, è sufficiente che poche persone creino violenza per distruggere tutte le cose buone che sono state fatte, per offuscare chi protesta in modo educato e pacifico. La violenza porta solo violenza, mentre l’amore è incontrastabile e senza di esso nulla ha senso nella vita”.
Negli ultimi anni ha fatto varie esperienze nel musical, da “Mamma Mia!” a “Full Monty” e ora “Belle e la Bestia”, cos’hanno aggiunto al suo percorso artistico?
“Recitare nel musical è stato molto naturale, perché è un genere che unisce la musica e il teatro, ovvero le mie passioni. Io porto in scena anche lo spettacolo di teatro-canzone intitolato “Tra le mie onde”, da me scritto, con la regia di Michele Mirabella. La musica ha il potere di comunicare sentimenti enormi, bastano due note e vieni trasportato in un’altra dimensione, a prescindere dalla lingua. Penso che tutti gli attori dovrebbero anche cantare, perché alla fine il modo di recitare ha un suo suono, ha anche un ritmo”.
Ha pubblicato diversi singoli e album, ci sono novità in arrivo a livello musicale?
“Ci sono tante cose che vorrei fare, ma alla fine è difficile portarle a termine per mancanza di tempo. Dal mio spettacolo di teatro-canzone vorrei realizzare un album concettuale con i brani di “Tra le mie onde” e delle frasi che uniscono le tracce e raccontano una storia. E’ un progetto un po’ anacronistico, ma non mi considero neanche un cantante puro, quindi faccio quello che mi piace e chi vuole lo ascolterà”.

Sappiamo che è appassionato di surf e di yoga, in che modo lo sport e il contatto con la natura, con il mare, la aiutano anche a tirar fuori le emozioni nella recitazione o nella musica?
“Alla fine noi siamo animali, facciamo parte della natura, quindi senza di essa le nostre emozioni sarebbero veramente falsate, sballate. Spesso la cura di molti dei nostri malesseri è andare a fare una bella passeggiata in mezzo al verde, su una spiaggia. Per riuscire a trovare un equilibrio interiore la natura è fondamentale”.
C’è una favola in particolare che porta nel cuore, che le raccontavano i suoi genitori da bambino o che lei racconta oggi a suo figlio Yari?
“Mio figlio Yari, che ha cinque anni, ogni sera, prima di dormire, chiede che gli venga letto un racconto diverso. Ci sono tante bellissime favole, anche moderne, per esempio quelle di Gianni Rodari che sono interessanti, per i bambini e per i grandi. Io sono nato e cresciuto a Bilbao (la città più grande dei Paesi Baschi, che si trovano a cavallo tra la Spagna nord-occidentale e la Francia sud-occidentale, ndr), quindi sono legato ai racconti della mitologia basca, che è popolata di personaggi affascinanti come le sorginak, ossia le streghe, i Galtzagorriak, degli spiriti buoni che possono anche diventare cattivi, le lamiak, cioè delle sirene di acqua dolce che hanno i piedi palmati. Noi per esempio non abbiamo Babbo Natale, ma l’Olentzero, un carbonaro che il 25 dicembre scende dal bosco per portare regali, e poi c’è sua moglie, Mari Domingi. Con il termine Euskal Herria si indicano sia il Paese abitato dai baschi sia il popolo che ha questa cultura che è la più antica ancora esistente in Europa. Vi consiglio di fare un viaggio nei Paesi Baschi per scoprire le bellezze e le tradizioni di questa regione”.
di Francesca Monti
credit foto Giulia Marangoni
Si ringrazia Elena Simoncini
