Buon compleanno Nicole Kidman

di Francesca Monti

Oggi 20 giugno l’attrice australiana Nicole Kidman spegne 50 candeline. Ambasciatrice di buona volontà per l’Unicef dal 1994 e per Unifem dal 2006, mamma di quattro figli, sposata con Keith Urban, la diva di Hollywood sin da piccola sognava di intraprendere il mestiere di attrice. Ha esordito in tv negli anni ’80, ha girato in Italia nell’87 Un’australiana a Roma con la regia di Sergio Martino e nel 1989 ha preso parte al film statunitense Ore 10: calma piatta per la regia di Phillip Noyce che ha segnato l’inizio della sua carriera cinematografica. Da quel momento Nicole Kidman è stata interprete di tanti film di successo, a cominciare da Giorni di tuono (1990), dove interpreta una giovane neurochirurga innamorata di un conducente di vetture Nacar (Tom Cruise), passando per Billy Bathgate – A scuola di gangster (1991), la romantica pellicola Cuori ribelli (1992), Ritratto di signora (1996), e Eyes Wide Shut (1999) di Kubrick. Nel 1996, ha vinto il suo primo Golden Globe per la sua interpretazione nel film noir Da morire, il secondo è arrivato nel 2002 per Moulin Rouge!, film musicale per il quale l’attrice ha ricevuto anche la sua prima nomination al Premio Oscar, che ha vinto nel 2003 per l’interpretazione di Virginia Woolf in The Hours, film che le è valso anche il BAFTA alla migliore attrice protagonista, il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico e l’Orso d’argento per la migliore attrice al Festival di Berlino. Ha ricevuto la sua terza e quarta nomination agli Oscar nella sezione miglior attrice per Rabbit Hole nel 2011, e nella sezione miglior attrice non protagonista per Lion – La strada verso casa nel 2017.

Nel 2017 è nel cast del film L’inganno, accanto a Kirsten Dunst e Colin Farrell, diretta da Sofia Coppola, tratta dall’omonimo romanzo di Thomas Cullinan, che racconta la storia di un collegio femminile nello stato della Virginia del 1864, protetto dal mondo esterno fino a quando un soldato ferito viene trovato nelle vicinanze. La pellicola è stata presentata durante il Festival di Cannes.

Fascino, eleganza, bellezza algida, unite ad un talento straordinario nella recitazione, fanno di Nicole Kidman un’attrice straordinaria, capace di arrivare al cuore degli spettatori sia nei ruoli drammatici che in quelli più leggeri.

Abbiamo scelto cinque film di successo interpretati da Nicole Kidman, tra i tantissimi da lei girati.

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Cuori ribelli diretto da Ron Howard (1992)

In Irlanda, la casa della famiglia di Joseph Donnelly viene bruciata dagli uomini del suo padrone di casa per non aver pagato gli affitti. Giurando vendetta, Joseph tenta di uccidere il padrone di casa, ma conosce la figlia, Shannon, intenta a ribellarsi alle tradizioni di famiglia e fuggire in America. I due decidono di fuggire insieme. Su una nave, Shannon e Joseph conoscono il signor McGuire, che cerca di aiutarli a rivendere i cucchiai d’argento che Shannon aveva portato con sé. Arrivati a Boston, McGuire viene ucciso e i cucchiai rubati. Joseph e Shannon fuggono ed incontrano un operaio, Kelly, leader della comunità di immigrati irlandesi, che trova loro un alloggio e dei posti di lavoro, ma purtroppo i due sono costretti a condividere l’unica stanza rimasta; per evitare uno scandalo, Joseph dice che Shannon è sua sorella. Nei giorni passati, Joseph e Shannon iniziano ad essere attratti l’un l’altro ma entrambi respingono i propri sentimenti. Joseph viene introdotto in un club di boxe diventandone un idolo. Intanto in Irlanda, la casa dei Christie viene bruciata e la famiglia decide di emigrare in America per ritrovare la loro figlia Shannon.

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The Hours diretto da Stephen Daldry (2002)

1941, Sussex: dopo avere lasciato una lettera al marito Leonard in cui dice di non potere più combattere contro la depressione, ringraziandolo per la felicità che le ha dato, la scrittrice britannica Virginia Woolf, si suicida annegandosi nel fiume Ouse. Dopodiché la storia si divide in tre: la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923; la storia di un giorno nella vita di Laura Brown, una casalinga infelice che aspetta un bambino, nel 1951; e la storia di una editor lesbica, Clarissa Vaughan, che sta preparando una festa per il suo ex-amante Richard che sta per morire di AIDS, nel 2001.

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Ritorno a Cold Mountain (Cold Mountain) diretto da Anthony Minghella (2003)

20 maggio 1861. W.P. Inman Balis è un giovane falegname di un piccolo villaggio di Cold Mountain, regione montuosa situata tra le foreste della Carolina del Nord. Un giorno, durante la costruzione di una cappella, incontra quasi casualmente Ada Monroe, attraente, adorabile e colta ragazza un po’ più grande di lui, figlia del reverendo Monroe. Tra i due sboccia così un amore tenero e appassionato sino a quando Inman, allo scoppio della guerra di secessione, non si ritrova costretto ad arruolarsi nell’esercito confederato e partire per il fronte. Ma, prima di ricongiungersi con la sua unità, il giovane fa appena in tempo a dare un bacio alla bellissima Ada, promettendole poi di scriverle delle lettere. Tre anni più tardi, la mattina del 30 luglio 1864, Inman e le altre truppe confederate sono in una trincea nei pressi di Petersburg, in Virginia, durante l’assedio ricordato altrimenti come la ‘battaglia del cratere’. L’adolescente Oakley distribuisce alcune divise ai soldati mentre Inman legge le lettere inviate da Ada. Nel frattempo i genieri dell’esercito nordista piazzano circa 300 barili di polvere da sparo sotto le trincee. L’esplosione travolge le postazioni sudiste provocando molti morti. Inman, Oakley e altri superstiti, storditi dall’esplosione, si ritrovano circondati da una colonna di soldati nordisti e, mentre la battaglia infuria, Oakley viene ferito a morte con una baionetta. Inman riesce a soccorrere il giovane e la battaglia si conclude con la vittoria confederata. In un ospedale da campo, al termine del combattimento, Inman cerca di consolare Oakley, che muore poco dopo per le ferite ricevute, sotto gli occhi dello stesso Inman e di Stobrod Thewes, un violinista.

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Australia, diretto da Baz Luhrmann (2016)

La storia inizia poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, ai tempi delle Generazioni Rubate. Una nobil donna inglese, Sarah Ashley, si reca dal marito in Australia per vendere la loro tenuta di bestiame, Faraway Downs, al re del bestiame nord-australiano King Carney perché non ritiene più necessario possedere un allevamento in rovina, a differenza del marito Maitland Ashley. Al suo arrivo alla città di Darwin viene scortata a Faraway Downs dal mandriano e fedele amico del marito Drover, dai suoi due uomini Magarri e Goolaj fino a Faraway Downs col contabile ubriacone Kiplinn Flynn. Ma al loro arrivo a Faraway Downs trovano lord Ashley morto ucciso da una lancia e il mandriano Neil Fletcher accusa durante il funerale uno stregone aborigeno, King George. Quella notte Sarah riceve la visita di un bambino aborigeno mezzosangue di nome Nullah, figlio della sua domestica Daisy, che ritiene Fletcher colpevole di aver maledetto quel luogo e lo accusa di spingere periodicamente i bufali di Faraway Downs nella terra di Carney in un territorio chiamato Billabong. Il giorno dopo Nullah svela che Fletcher aveva volutamente bloccato il mulino che pompava l’acqua nella fontana e lui per tutta risposta inizia a picchiarlo nonostante le suppliche della madre e della amica Brandy Legs, così Sarah lo caccia con i suoi uomini. La storia di Nullah porta Sarah a sospettare di Fletcher per la morte del marito. Con l’aiuto di King George a guidarli riescono a guidare la mandria attraverso il deserto, ad arrivare a Darwin e a caricare i manzi prima che Fletcher potesse caricare sulla nave quelli di Carney. Arriva la stagione delle piogge e Sarah, innamorata di Drover decide di ritirare la vendita di Faraway Downs, laddove passa un anno con la sua nuova famiglia. Ma la Seconda Guerra Mondiale sta minacciando di raggiungere le coste Australiane, Carney muore per un incidente dopo il matrimonio di Fletcher con Katherine Carney, King George viene catturato e imprigionato e Nullah viene catturato per colpa di Fletcher.

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Lion – La strada verso casa (Lion) diretto da Garth Davis (2016)

India centrale, fine anni ottanta. All’età di quattro anni, Saroo, secondogenito di una famiglia molto povera, chiede di seguire suo fratello maggiore Guddu al lavoro. In una stazione non distante dal loro villaggio natale, Saroo viene lasciato per qualche ora su una panchina, e quando si sveglia non vede nessuno attorno a sé. Mentre cerca il fratello, il bambino sale erroneamente su un treno deserto che non fa sosta e che lo conduce a Calcutta, città lontana 1600 chilometri. Sperduto nella caotica metropoli, non parlando la locale lingua Bengali, Saroo sopravvive per strada. Ospitato da gente di malaffare, riesce a fuggire, per poi essere notato da un impiegato che parla la sua lingua, l’Hindi, e che lo porta ad un commissariato perché, attraverso la pubblicazione della sua foto sui giornali, qualcuno possa riconoscerlo. Saroo è uno delle migliaia di bambini abbandonati che vagano per la città, sicché non resta che la strada dell’orfanotrofio, dove però i bambini vengono trattati assai rudemente. Giunge un giorno un’assistente sociale che si è interessata al suo caso e ha trovato una coppia di australiani disposti ad adottarlo. Così nel 1987 Saroo parte alla volta di Hobart, in Tasmania, dove cresce e diventa un uomo adulto. All’età di 25 anni Saroo è uno studente universitario a Melbourne, con numerosi amici ed affetti, anche indiani, ma non ha dimenticato le sue radici e la sua famiglia, per la quale prova un senso di colpa a causa della sua sparizione. Il giovane passa le sue serate su Google Earth alla disperata ricerca del suo villaggio natale, basandosi sui pochi ricordi, nella flebile speranza di ritrovare la madre e i fratelli.

 

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