Dalida, ciao amore ciao

di Carlo Zannetti

Erano gli anni ’70. Quando penso a me stesso in quel periodo mi vedo così com’ero, ovvero, un allampanato ragazzino con la testa sempre tra le nuvole.

Nubi nere che insieme formavano i temporali di un’adolescenza purtroppo non del tutto felice.

Per quanto riguarda il passato, penso siano molto fortunate le persone che riescono a ricordare  solo i momenti  più belli, accantonando in un angolino della mente, quelli più brutti. A tal proposito devo ammettere di non esserci quasi mai riuscito. Ciò nonostante per fortuna, fin dall’età di sette anni, riuscivo a trovare un po’ di consolazione nascondendomi nel mio rifugio preferito, all’interno del fantastico mondo musicale. Mi ero follemente innamorato della musica ed ascoltavo tutto il giorno  il rock ed il  pop, indossando grandi e ridicole cuffie. Ero stregato da quella melodica magia  che mi aiutava a fuggire dalla cupa realtà e che mi faceva planare nel cielo a bordo del suo tappeto volante intessuto di note.

Nel frattempo la puntina nervosa del mio  vecchio giradischi  correva sui  solchi impolverati dei vinili.

Tra i tantissimi successi dell’epoca, nel 1973 uscì un singolo in Francia,  un “45 giri”, che conteneva una tanto struggente, quanto meravigliosa canzone che scalò facilmente la classifica e spopolò alla grande . Il cantante si chiamava e si chiama Serge Lama ed aveva composto quel capolavoro insieme ad una bella donna di nome Alice Dona. Il titolo era “Je suis malade” ed il testo conteneva alcune parole, che affilate come rasoi , descrivevano uno stato d’animo che molti di noi hanno forse provato almeno una volta nella vita: “ Sono malata, perfettamente malata. Tu mi hai privato di tutte le mie canzoni, hai svuotato tutte le mie parole. Nonostante avessi del talento prima di avere la tua pelle. Questo amore mi sta uccidendo, e se continua così morirò sola con me stessa, vicino alla mia radio come una ragazzina idiota  ascoltando la mia stessa voce che canterà. Sono malata, completamente malata. Come quando mia madre usciva la sera e così mi lasciava sola con la mia disperazione”.

La canzone venne trasmessa a rotazione per radio, e raggiunse tutte le case della Francia ed in particolare riuscì ad infilarsi all’interno di una grande stanza di una villa in Rue d’Orchampt a Parigi dove viveva una principessa incantevole e famosa che però era sempre molto triste. Talento e fragilità, sempre la stessa storia. Lei, sei anni prima, aveva tentato di suicidarsi, lei era l’immensa Dalida, una sopraffina cantante che si innamorò perdutamente di quel brano fino al punto di farlo suo e per sempre. Ascoltando la performance artistica di Dalida mentre canta “Je suis malade” si capisce che proprio in quel momento qualcosa in lei si era definitivamente rotto.

Yolanda Gigliotti in arte Dalida, nacque il 17 gennaio del 1933 vicino a Il Cairo in Egitto. I suoi genitori erano di origini calabresi e si erano trasferiti così lontano dalla  loro terra d’origine per motivi lavorativi.

Yolanda era una ragazza bellissima, che dopo aver partecipato ad alcuni concorsi di bellezza fu eletta “Miss Egitto – 1954” e da lì , poco più che ventenne, cercò di intraprendere la carriera di attrice a Parigi. Trovò alloggio in Rue Ponthieu, una piccola via parallela agli Champs Elysées più o meno a metà strada tra l’Arco del Trionfo e la Piazza della Concordia. Fu così che sfiorando le case di quella stradina parigina quella  ragazza così bella,coraggiosa e per quei tempi così intraprendente divenne ben presto una celebre cantante, trascurando di fatto la sua notevole predisposizione anche per la recitazione . Dalida  aveva una splendida voce unita ad una rarissima capacità interpretativa. Nacque così una farfalla meravigliosa,  inquieta, delicata e malinconica che portò i suoi colori ed i suoi dolori in moltissime trasmissioni televisive sia in Francia che in in Italia. Dalida era una grande lavoratrice, che partecipò come attrice ad alcuni film e costruì, canzone su canzone, un vastissimo repertorio costituito da centinaia di brani. Una donna che riuscì a vendere la bellezza di circa 100 milioni di dischi in tutto il mondo.

Tutto iniziò con un suo successo musicale arrivato nel 1957, con la canzone “Bambino”, una cover in francese  della famosissima composizione napoletana “Guaglione”, che le valse il disco d’oro.

Da quell’anno in poi fu un susseguirsi incredibile di leggendari eventi.  Tantissimi recitals all’Olympia di Parigi , gli Oscar, i vertici delle classifiche musicali internazionali, le interminabili trionfali tournée in tutto il mondo,  le memorabili interpretazioni di canzoni di autori italiani come Domenico Modugno, Paolo Conte, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Luigi Tenco.

Ma la vita spesso é come una bilancia e piano piano la personalità di Dalida cominciò a cambiare probabilmente anche a causa di una vita privata molto complicata.  Matrimoni naufragati, alcune storie d’amore fallite e due tentativi di suicidio alle spalle.

Nel 1966 la cantante incontrò Luigi Tenco che sembrava l’uomo che faceva  per lei anche e soprattutto perché scriveva delle canzoni straordinarie che davano l’impressione di essere  state confezionate su misura per lei.

Parliamo di indimenticabili capolavori come “Ciao, amore,ciao” e “Vedrai, Vedrai”.

Tra i due forse nacque un grande amore. Forse.

L’amore é strano. Spesso é così forte e non finisce mai perché si trasforma in un legame indissolubile che dura per sempre e vive in un’altra dimensione che non é più quella umana ma va al di là della vita , della  morte e della ragione.

Dalida morì nella notte del 2 maggio del 1987 all’età di 53 anni a Parigi. Accanto al suo corpo un biglietto con scritto: “ Perdonatemi, la vita mi é insopportabile”.

Ciao amore, ciao.

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