Dopo Melbourne, Sydney e Adelaide, il nostro viaggio alla scoperta dell’Australia, come anticipato ieri, prosegue con la visita all’Ayers Rock e a Phillip Island, tra canguri, koala e pinguini.
Finalmente è arrivato il momento di andare a vedere il mitico Ayers Rock, il monolite rosso sacro agli aborigeni. Dopo tre ore di volo, ho incominciato a scorgere dal finestrino dell’aereo il deserto rosso con le sue caratteristiche piante.
L’Ayers Rock, Uluru in lingua aborigena, è affascinante, maestoso, gigantesco e si trova all’interno dell’Uluru National Park. Questo gigante di roccia, alto 300 metri e largo circa 2,5 km, è il simbolo dell’Australia, si è formato 450 milioni di anni fa e cambia colore durante il giorno: rosa all’alba, giallo con il sole alto, ocra al pomeriggio e rosso scarlatto al tramonto. Ad ogni caverna, ad ogni incisione e ad ogni figura che l’erosione del vento e il tempo hanno disegnato su questa roccia, è legato un mito. Si arriva all’Uluru National Park con il bus, poi si può scegliere se camminare lungo la base del monolite o tentare la scalata, anche se si dice che essendo una montagna sacra, gli aborigeni non vogliono che ci si cammini sopra. Luogo sacro alla tribù aborigena degli Anangu sono anche i Monti Olgas, (o Kata Tjuta che significa “molte teste”), trentasei grandi cupole dalla forma arrotondata a circa 30 km di distanza dall’Uluru. Per ammirare questi giganti pietrificati il modo migliore è una passeggiata attraverso “la valle dei venti”, dove provare ad ascoltare il respiro del gigantesco serpente, che secondo una leggenda aborigena, giace in letargo in questo luogo, sempre pronto a punire chi trasgredisce le leggi sacre. Il momento più spettacolare è il tramonto sull’Ayers e sui Monti Olgas, con il cielo che si tinge di azzurro, arancio, rosa, giallo. Tantissimi gli uccelli, soprattutto kookaburra, che si possono osservare sui rami degli alberi in mezzo al deserto, che è abitato anche da lepri, dingo e scorpioni Di giorno fa molto caldo, di sera la temperatura scende fino a 0°. Il cielo di notte è fantastico, punteggiato da un’infinità di stelle, sono visibili la Croce del Sud e la Via Lattea. Guardare il cielo così stellato, come non l’avevo mai visto, prima di andare a dormire in tenda è stato senza dubbio uno dei momenti più indimenticabili di tutto il viaggio. Trascorsa la notte al camping, il giorno seguente mi sono recata al piccolo aeroporto di Ayers Rock e sono tornata a Melbourne.
E’ il mio penultimo giorno in Australia e decido di andare a vedere Phillip Island e la parata dei pinguini. Ho acquistato un tour e a mezzogiorno siamo partiti alla volta di quest’isola veramente splendida. Prima ci siamo fermati in una caffetteria lungo la strada, con un laghetto sullo sfondo, per uno spuntino, poi in una wineries dove ho assaggiato i vini rossi, bianchi e rosè della Barossa Valley, terza tappa è stato uno zoo in cui c’erano dingo, wallabies, koala, che passano le loro giornate aggrappati agli alberi di eucalipto, diavoli della Tasmania, emù, vombati, coccodrilli, opossum e i canguri, morbidissimi e simpatici, che saltellando tra i visitatori si avvicinavano per farsi accarezzare e si poteva dar loro da mangiare. Poi ci siamo recati alla spiaggia dei surfisti, Cape Woolamai, un posto affascinante, dove il cielo e le acque dell’oceano sembrano confondersi, dando vita ad uno scenario suggestivo. Arrivati a Phillip Island, un’isola con scogli ricoperti di vegetazione a picco sull’oceano, abitati da gabbiani, siamo andati a vedere la parata dei pinguini. Ogni giorno al tramonto mentre il sole inizia a calare e arriva la notte, Summerland Beach si anima di piccoli pinguini che tornano a casa dopo una lunga giornata a caccia di cibo nelle acque gelate dello Stretto di Bass. Seduti su piccole tribunette posizionate sulla spiaggia, alle 18 abbiamo visto il primo pinguino uscire dall’oceano ed incamminarsi verso la propria tana. Uno spettacolo pazzesco, uno dei migliori offerti da Madre Natura.
E’ il 31 luglio, il giorno del ritorno in Italia, ma prima di andare all’aeroporto faccio un ultimo giro per le strade di Melbourne. Una passeggiata lungo le rive dello Yarra River, un saluto ad un amico italiano che lavora a Radio Sbs, la radio che trasmette in lingua italiana, oltre che in altre 67 lingue, situata in Federation Square, la piazza principale della città, poi ho preso lo Skybus dalla stazione di Southern Cross e una volta arrivata all’aeroporto di Melbourne Tullamarine, alle 15,30 sono ripartita per Milano, facendo scalo a Singapore e a Londra.
Qualche curiosità: non c’è una vera e propria cucina australiana, in quanto nel corso dei secoli numerosi sono stati gli immigrati che hanno portato con sé le proprie abitudini culinarie. Si trovano quindi ristoranti di ogni genere. Molto apprezzata è la carne cotta sulla griglia, generalmente bistecche di manzo o agnello, ma anche carne di canguro o coccodrillo, mentre nella zona costiera si mangiano maggiormente pesce e crostacei. Tra le specialità della cucina australiana vi è la Vegemite, salsa (fatta con lo scarto del lievito della birra) utilizzata in particolare durante la colazione in sostituzione della marmellata, e le torte di carne (meat pies). Molte le spezie caratteristiche del luogo che vengono usate per insaporire le pietanze, tra cui la noce Baphal o del “bush”, utilizzata al naturale o tostata. L’Australia è inoltre produttrice di vini di ottima qualità, apprezzati recentemente in tutto il mondo. I dolci australiani più rinomati sono i Lamington (una pasta dolce ricoperta di cioccolata e granella di cocco) e la Pavlova, una torta con meringa, crema e panna, ricoperta di frutta, solitamente fragole, banane, kiwi, melograno e frutto della passione.
L’Australia offre svariate possibilità di alloggio a prezzi abbastanza economici. Si trovano alberghi con prezzi medio-alti ma anche gli hotel pub, che hanno un costo minore. Per i giovani e non solo, ci sono gli ostelli YHA (riservati ai soci dell’Associazione degli Ostelli della Gioventù) e i backpackers, che al costo di circa 20 dollari australiani (12-15 euro) offrono una sistemazione in camerate con colazione inclusa.
Nella fascia economica rientrano anche i caravan park che, oltre ad ospitare roulotte e tende, permettono di pernottare in bungalow. In Australia il campeggio libero è consentito quasi ovunque e solo all’interno dei parchi nazionali bisogna chiedere il permesso e pagare una piccola cifra. Mi è capitato di uscire presto la mattina per prendere dei voli interni, già alle 6 ci sono persone per strada che fanno footing e la polizia che effettua controlli, per garantire la sicurezza. In conclusione, è stata un’esperienza magica, che rifarei subito, l’Australia è veramente stupenda, la gente è cordiale, generosa e disponibile. I paesaggi sono bellissimi, la cucina è buona, personalmente ho apprezzato molto il pancake, una specie di crepes servito a colazione con burro e marmellata, la frutta e i fish and chips, pesce fritto con patatine, e una specie di lasagna fatta con tantissime verdure, mangiata a Darling Harbour.
Il volo è molto lungo, ma vale la pena andarci, perché è una terra affascinante. Di questo splendido viaggio sono tanti i ricordi che porterò sempre con me, emozioni indescrivibili, in particolare la meravigliosa immagine della baia di Sydney, la vista di Melbourne dall’alto, le passeggiate nel centro di Adelaide, le praterie, l’incontro con i canguri e i koala, i pinguini, l’oceano, il cielo blu, la magia dell’Ayers Rock, il silenzio del deserto, la notte passata al camping e il cielo stellato che sembrava così vicino, quasi si potesse toccare, la sensazione di pace e di infinito. Il sogno è ora quello di poter tornare laggiù per vedere in particolare Cairns e la Grande Barriera Corallina, Fraser Island e Heart Reef, la splendida Darwin e il Kakadu National Park, il Queensland e Byron Bay e la parte ovest, con Perth e il deserto dei pinnacoli, oltre nuovamente Sydney e Melbourne per percorrere la mitica Great Ocean Road con gli spettacolari Twelve Apostles. Una parte del mio cuore è rimasta laggiù, tra canguri e praterie. Sono trascorsi tre anni e a volte guardando le foto, mi sembra impossibile di aver vissuto questo magico viaggio, che mi ha regalato giorni bellissimi e mi ha permesso di conoscere nuovi amici. Prendendo in prestito le parole della bellissima canzone di Jovanotti anche se è passato del tempo ancora “ho il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te”. See you soon, my loving Australia.
testo e foto di Francesca Monti
