Varsavia, la città di Chopin, tra storia e musica

Oggi andiamo alla scoperta di Varsavia, la capitale della Polonia, una città splendida, che ti emoziona e incanta, dove ogni angolo emana il profumo della storia. Una città che è risorta dalle macerie della II Guerra Mondiale grazie all’appassionato impegno dell’intera nazione. Il centro storico, cuore della capitale, è stato iscritto nell’elenco del Patrimonio Mondiale della Cultura dell’Unesco. La ridente capitale polacca, il cui territorio è tagliato a metà dal corso della Vistola, è il maggiore centro scientifico, culturale e artistico della Polonia, vanta 70 università pubbliche e private, tantissimi istituti scientifici, il teatro dell’opera, l’operetta, l’opera da camera, la filarmonica, 28 teatri, 35 musei e 60 gallerie d’arte.

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Arrivata all’aeroporto di Varsavia-Chopin, prendo un bus che mi porterà in circa 30 minuti al centro della città, per iniziare a scoprire questa meravigliosa capitale. Sono tantissime le attrazioni da vedere a Varsavia. La principale è senza dubbio la Città Vecchia (Stare Miasto), che corrisponde alla “Vecchia Varsavia”, il primo nucleo urbano risalente al XIII secolo. Fortemente danneggiato dagli eventi bellici, questo quartiere fu ricostruito fedelmente negli anni cinquanta e sessanta, basandosi in gran parte sulle famose vedute attribuite al Canaletto (ma in realtà dipinte da Bernardo Bellotto). Il cuore della città vecchia è costituito dal  Rynek Starego Miasta, dal quale si diramano tantissimi vicoli e stradine caratteristiche, tra cui via Piwna, su cui si affacciano numerosi palazzi in stile neoclassico e barocco. Il Barbacane, costruito nel 1548, divide in due parti la cinta muraria, introducendo il visitatore nella Città Nuova (Nowe Miasto).

Nella parte meridionale della Città Vecchia si trova la “Piazza del Castello”, dominata dal Castello Reale, risalente al XIV secolo e ricostruito tra il 1971 e il 1988, dopo essere stato distrutto nel 1944 dai nazisti. Sulla piazza si affaccia la “Colonna di Sigismondo”, tra i maggiori simboli della città, eretta nel 1644 in onore del re Sigismondo III Vasa, dal figlio Ladislao IV Vasa. Dalla piazza del Castello parte la “Strada Reale”, antica via che conduceva verso sud dalla città vecchia alla residenza reale di Wilanow. La prima parte di questa strada è costituita dal Krakowskie Przedmiescie, grande viale alberato dove si trovano il “Palazzo del Presidente della Repubblica”, la chiesa neoclassica di Sant’Anna, il monumento al poeta nazionale Adam Mickiewicz e la città universitaria. Poi inizia la via Nowy Swiat, caratterizzata da palazzi ed edifici dell’antica nobiltà, caffè, ristoranti e negozi alla moda. Da vedere anche il “parco di Lazienki”, costruito nel XVIII secolo, per volere del re Stanislao Augusto Poniatowski. Da primavera a fine autunno la musica di Chopin risuona sotto il monumento del geniale compositore, interpretata da famosi pianisti. Meravigliosi gli edifici storici all’interno del parco: il Palazzo sull’Acqua, che si specchia nelle acque del laghetto, l’Anfiteatro estivo e il palazzo Mysliewicki.

Il Tragitto Reale termina con il Palazzo del Belvedere, fino al 1994 residenza del capo dello Stato Polacco. Merita una visita anche il “Giardino Sassone”, il primo parco pubblico aperto ai cittadini, costruito tra il XVII e il XVIII secolo, con 21 statue delle muse e delle virtù, l’orologio solare e una fontana realizzata sul modello del tempio di Vesta di Tivoli. All’entrata di questo parco è situato il “Monumento al Milite ignoto”. A Varsavia si trovano anche il “Cimitero ebraico” e il “Cimitero di Powazki”, tra i più antichi in Europa, in cui riposano molti polacchi celebri. Dove un tempo c’era l’antico Ghetto di Varsavia oggi si trovano palazzi, monumenti alla memoria storica e alle tragedie della guerra. Per chi volesse ammirare dall’alto lo splendido panorama di Varsavia, c’è la possibilità di salire al trentesimo piano del Palazzo della Cultura e della Scienza, un grattacielo di 234 m di altezza, costruito secondo i canoni del realismo socialista. Da segnalare anche lo Stadio Narodowy, dove si sono giocate le partite degli Europei 2012 di calcio e la Sirenetta di Varsavia, nella Città Vecchia, circondata da una fontana. La leggenda narra che due sirene sorelle nuotarono dall’Atlantico verso il mar Baltico. Una, attratta da alcuni scogli, si fermò e ancora oggi si trova accovacciata all’entrata del porto di Copenaghen, l’altra nuotò fino al golfo di Danzica, da dove risalì il corso della Vistola, giungendo ai piedi della Città Vecchia, dove si fermò. I pescatori del luogo notarono che nel fiume qualcuno sollevava ondate, aggrovigliava le reti e rimetteva i pesci in libertà. Scoprirono che era opera di una sirena, ma, affascinati dal suo canto, non le fecero del male. Anche un ricco mercante vide la sirena e ne sentì il canto. Calcolò quanto avrebbe guadagnato esibendola nei mercati e con un inganno la catturò. I lamenti della sirena furono uditi dal figlio di un pescatore che con l’aiuto di alcuni amici una notte la liberò. La sirena, grata, promise ad essi sempre il suo aiuto. E’ per questo che sullo stemma di Varsavia c’è una sirena armata di spada e scudo.

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Il Museo collezione Giovanni Paolo II, invece, è stato inaugurato nel 1989 e raccoglie dipinti e sculture della collezione di Janina e Zbigniew Carroll-Porczynsky che documentano quasi tutta la storia della pittura europea dal XIV al XX secolo. Al suo interno si possono ammirare anche alcuni ritratti di Santo Papa Giovanni Paolo II. Da vedere anche il Museo Marie Curie, situato nel centro della città e dedicato alla grande scienziata scopritrice del radio insieme al marito Pierre Curie. Tale scoperta le consentì di ottenere il doppio premio Nobel per la fisica e la chimica, e ad oggi resta la prima ed unica donna al mondo ad aver ricevuto nello stesso anno i due prestigiosi riconoscimenti.

Se si ha del tempo a disposizione, da Varsavia è possibile fare alcune interessanti escursioni, ad esempio andare a Wilanow, a 6 km a sud del Parco Lazienki, sede della residenza estiva del re Giovanni III Sobieski, edificata nella seconda metà del XVII secolo e nota come “Piccola Versailles”, o a Cracovia (3 ore e 30 circa di treno) o in pellegrinaggio alla Madonna Nera di Czestochowa (circa 3 ore e 15 di treno), oppure recarsi ad Auschwitz- Birkenau, dove è possibile visitare il campo di concentramento, tristemente noto per gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. A Varsavia, la sera è immancabile una passeggiata nella Città Vecchia, tra artisti di strada e la musica di Chopin che rende l’atmosfera speciale.

E ora qualche curiosità. Un euro equivale a circa 4 zloty, la moneta locale. Tra i piatti tipici della gastronomia polacca ci sono vari tipi di minestre: Barszcz, zuppa di barbabietole e ravioli di forma particolare, con farcitura di funghi o di carne; Zurek, minestra di farina di segale acida, accompagnata da uovo sodo e salume a pezzetti; Chlodnik, minestra fredda di latte cagliato con foglie di barbabietola, erba cipollina ed altre verdure fresche, come cetrioli ravanelli; Ogorkowa, minestra di cetrioli in salamoia; Kapusniak, minestra di cavoli in salamoia. Vi sono inoltre i Pierogi, raviolini quadrati di solito con ripieno di formaggio, frutta, funghi, cavoli, e molti altri tipi di ripieno; il Bigos, è il piatto più famoso ed antico, cioè uno stufato di carne, cavoli e crauti, arricchito con prugne secche ed altre spezie, che ha diverse varianti; i Golabki, involtini di cavolo con ripieno di carne o riso; i Pyzy, grossi gnocchi di patate con o senza ripieno di carne; la Karp, carpa in gelatina o fritta e i piatti di selvaggina: arrosto di lepre, capriolo, cinghiale e di uccelli selvatici. Tra i dolci vanno menzionati i Makowce, paste dolci fatte con semi di papavero, i Pierniki, dolci al miele, i Mazurki, fatti di pasta frolla e frutta secca e i Serníki con ricotta. Durante il pranzo, si beve il kompot, a base di frutta fatta in casa. In inverno invece la bevanda più diffusa è la birra calda, grzaniec, con il miele, chiodi di garofano, limone o arancia. Tra le vodke, sono famose la Goldwasser con foglioline d’oro e la Zubrowka, servita con il succo di mela.

Testo e foto di Francesca Monti

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