Ella Fitzgerald, la favolosa strumentista della voce

di Carlo Zannetti

La leggenda racconta che, in quegli anni lontani, alcuni dei musicisti eccezionali che componevano l’orchestra diretta dal celebre compositore Duke Ellington, fossero soliti rivolgere una domanda ad Ella Fitzgerald in persona, alla quale chiedevano con un tono reverenziale : “Ella, dammi un “La” per favore!”.  Sempre la leggenda narra che così riuscissero ad accordare ottimamente  i loro strumenti, utilizzando la perfetta intonazione della voce di una delle più grandi cantanti del mondo. Mito o realtà?

La storia di Ella Fitzgerald é fatta di luci e di ombre. Echi che vengono da distanze chilometriche, che rimbalzano sulle rocce profonde del passato e che  ancora oggi riescono ad emergere sfiorando le corde più profonde del nostro essere.

Una vocazione innata per l’improvvisazione. Una donna che inventò un linguaggio musicale forse impossibile da imitare e che ebbe un approccio decisamente geniale con il canto.

“Lady Ella”, come alcuni la chiamavano, nacque a Newport News una città dello stato della Virginia negli Stati Uniti d’America . Era il 1917.  Erano anni  orribili per le persone di colore come lei. Fu così che la celeberrima cantante  si ritrovò a convivere con le più umilianti restrizioni dei diritti civili attuate in quel periodo buio della segregazione razziale negli States.

Ma la sua vita fu resa ancora più difficile da altre circostanze. Ella Fitzgerald, rimase orfana all’età di quattordici anni e si vide costretta a vivere un’adolescenza all’insegna della povertà, abitando nei più malfamati quartieri di New York. Qualcosa cominciò però a cambiare nel 1934, quando diciassettenne, vinse un concorso canoro e fu notata da un manager dell’epoca.

Da lì iniziò una nuova era  e nacque una nuova stella del firmamento.

La sua estensione vocale, la sua vivacità sul palcoscenico, oltre al suo stile stravagante ed originale , ne fecero dagli anni ’50 una donna di successo a livello internazionale. Una carriera che durò quasi sessant’anni con la produzione di una settantina di album che si tradussero in 30 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

Nel 1954 ci fu per lei un incontro professionale molto importante. Lui si chiamava Norman Granz, ed era un grande uomo. Un manager adorato dai suoi artisti, che spese quarant’anni  della sua vita per proteggere  la Fitzgerald, per lottare contro il razzismo, e che diventò uno dei più famosi produttori di musica Jazz.

Meravigliosi i vecchi filmati in bianco e nero che riprendono “Lady Ella”  che sorridente dialoga con alcuni strumenti musicali imitandoli con la voce tra gli applausi di un pubblico incantato . Improvvisazioni favolose che creava al momento, a volte perché non si ricordava più le parole delle canzoni.

Famosa la sua amicizia con  Marilyn Monroe , donna molto intelligente, che riuscì ad organizzare una sua esibizione nel famoso locale chiamato “ Mocambo”  ad Hollywood , quando negli anni cinquanta  l’ingresso era vietato a tutte le persone di colore compresi gli artisti che si dovevano esibire.

Indimenticabili i suoi successi a fianco dell’amico Louis Armstrong con il quale registrò due album  a cui seguirono negli anni ’70 e ‘80 le performance con Joe Pass , il famoso chitarrista jazz di origini italiane con il quale pubblicò altre quattro raccolte.

Oltre il palcoscenico, Ella era di poche parole, era molto timida, non amava parlare della sua complicata vita sentimentale e soprattutto del suo passato.

La sua esistenza fu  resa ancora più complicata dal diabete, una malattia grave, che la portò quasi alla cecità. Fu proprio in quegli anni che la cantante statunitense conobbe un uomo che era sempre presente in prima fila ai suoi concerti e che si chiamava Jim Blackman. Jim divenne un suo fedelissimo e grande amico, una persona che non perdeva mai l’occasione per rendersi umilmente utile alla sua artista preferita. Fragile, insicura e bisognosa di un supporto costante nella quotidianità, si trasformava in una leonessa sul palcoscenico quasi come fosse una cantante governata da uno spirito che veniva da lontano.

I suoi migliori successi? Tutti!

Molto commoventi le immagini del viso di Ella, devastato dalla tristezza, dalla rabbia e dalla incredulità mentre assiste al funerale di Martin Luther King nel 1968.

In una delle sue ultime apparizioni , quando ricevette un prestigioso premio alla carriera, si mise a cantare  fissando un gruppo di ragazzini che assistevano in prima fila allo spettacolo. Un altro messaggio d’amore per il prossimo, eseguito come sempre nel suo unico modo di parlare attraverso le noti magiche di quella voce.

Morì solo fisicamente, per così dire, all’età di 79 anni. Era il 1996.

Nel brano capolavoro “Ev’ry Time We Say Goodbye”  scritto da  Cole Porter, Lady Ella canta così :“Ogni volta che ci diciamo addio, muoio un po’ “. E’ questa una delle chiavi di lettura della nostra vita?

Forse sì.

Concludiamo con un sorriso che  inevitabilmente ci strappa una sua frase molto simpatica: “ Alcuni ragazzi in Italia mi chiamano Mamma Jazz. Questo mi fa molto piacere. Almeno, finché non mi chiameranno Nonna Jazz”.

Unicamente Ella Fitzgerald.

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