Patty Pravo, una donna da sognare

di Carlo Zannetti

A Venezia, nei primi anni ’60, c’era una bella ragazzina che si divertiva a rincorrere le gondole. Forse erano proprie quelle lunghe “sogliole” di legno, piene di sfarzosi ornamenti, che colpivano più di tutto la sua giovane immaginazione. Imbarcazioni così affascinanti e silenziose che tagliavano il filo dell’acqua dei rii, magiche silhouette che all’improvviso facevano capolino dall’arco dei ponti, mostrando prima di ogni altra cosa, quello strano pettine di ferro fissato a prua .

Venezia é una città stupenda.

Quanti sogni. Quanti desideri. Quante domande.

Nicoletta Strambelli forse già da allora si sentiva una piccola Regina, ingiustamente rinchiusa in quella scatola fatata, in quell’isola che non c’é, in quell’insieme di antichi palazzi lentamente rosicchiati da una laguna  così malinconica e misteriosa.

Una giovane donna con una grande testa. Un pensiero fisso che girava di continuo nella sua mente, come una mosca intorno ad una lampadina accesa in una buia notte d’estate . Evadere. Fuggire da quel labirinto di calli, scappare da quelle stradine  strette, lasciare  quella “città di fantasmi” come in seguito lei stessa la definì.

Così un bel giorno prese la decisione di andare via, di andare a Londra e di non ritornare più. Ma forse non fu proprio così.

Il mio amico Riccardo che vive da cinquanta anni a Venezia e che gira tutto il giorno osservando ogni casa ed ogni persona, giura di averla vista parecchie volte , mentre da sola , si aggirava per quelle fondamenta assolate, forse alla ricerca di alcune risposte che nessuno mai potrà svelarle.

Nicoletta Strambelli, Patty Pravo, la ragazza del Piper, tre personalità diverse che fuse insieme diedero vita ad una cantante unica, dotata di indole camaleontica, carismatica e contrassegnata da uno spirito ribelle ad ogni regola.

Qui siamo di fronte ad una donna determinata e coraggiosa che decise di inseguire il proprio sogno, vincendo su tutto e su tutti.

Una cosa é certa. Su di lei sono state dette le cose più disparate, ma forse nessuno  é stato in grado di cogliere la sua vera anima.

Patty nel frattempo se la rideva e le lance di chi voleva ferirla si spezzavano urtando contro una corazza di ferro. Ma Patty non si accontentava mai, voleva stravincere e così sfidava le imposizioni dell’epoca, i giornalisti che la attaccavano di continuo ed i cosiddetti esperti della musica che avevano il coraggio di affermare che lei non aveva voce.

Nel 1966, dopo pochi giorni trascorsi a Londra, si trasferì a Roma e qui diventò la “Ragazza del Piper”, celebre locale romano destinato a divenire una vera icona della musica dal vivo di livello nazionale ed internazionale. Nel 1969, scoprendo anche un’attitudine innata per la recitazione, balzò alle cronache perché rifiutò un ruolo importante nel famoso film, poi premio Oscar, intitolato “Il giardino dei Finzi – Contini” di Vittorio De Sica . Nel 1981, all’epoca della sua permanenza negli Stati Uniti d’America,  fu ripresa in topless sulle pagine di “Playboy” e pochi anni dopo si ripropose  completamente nuda sulla rivista “Le Ore”. Tutto per vendicarsi delle solite critiche alle quali purtroppo si fa veramente fatica ad abituarsi.

Ma in questa storia non sono le chiacchiere  che contano ma sono i numeri  a parlare.

Infatti quando lei partecipava al Festival di Sanremo erano milioni le persone che aspettavano solo di vedere lei che puntualmente appariva con i suoi vestiti stravaganti e il suo modo di fare irresistibile. Patty Pravo divenne una delle principali attrazioni della manifestazione canora. Sono innumerevoli le sue canzoni meravigliose, cantate con una voce inconfondibile per tono ed intonazione. “La bambola” del 1968, “Pazza idea” del 1973, “Pensiero stupendo” del 1977, “E dimmi che non vuoi morire “ del 1997, “Cieli immensi” del 2016 , solo per citarne alcune.

Brani che sono entrati di diritto nella storia della musica italiana.

Cinquanta anni di carriera, 30 album pubblicati e 120 milioni di dischi venduti. Questi sono  numeri da record per una cantante italiana.

Io personalmente l’ho sempre considerata  una donna molto affascinante, un interprete eccezionale e un’artista di grande talento.

Nel 2000 uscì l’album “Una donna da sognare” che é il mio preferito. Il titolo poi é perfetto per me che sono un’inguaribile sognatore. E’ il 2017, io immagino Nicoletta a Venezia, mentre a 69 anni si siede sola in Piazza San Marco alle quattro di mattina. Il suo sguardo ipnotico cattura la luna e lei mi sussurra una frase a me molto cara. E’ del Mahatma Gandhi, e dice: “In tutto questo mio viaggiare non ho fatto altro che tornare a casa!”

E’ il sogno che si confonde con la realtà. E’ la storia di una donna diventata un mito senza tempo.

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