Alla scoperta di Assisi, la città di San Francesco e Santa Chiara

“Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’ mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle…”, San Francesco, Cantico delle Creature.

Oggi andiamo in Umbria alla scoperta di Assisi, una stupenda città che ti conquista con la sua magia e la sua pace, che si respira ad ogni angolo, mentre si passeggia tra le stradine e i vicoli caratteristici. Assisi offre al visitatore tantissimi luoghi imperdibili. Innanzitutto sono dieci le porte di accesso alla città di San Francesco e Santa Chiara: Porta San Francesco, Porta San Pietro, Porta del Moiano, Porta del Sementone, Porta San Giorgio, Porta Nuova, Porta Perlici, Porta Cappuccini, Porta San Giacomo, Porta Perugina.

La nostra visita ad Assisi inizia dalla Basilica di Santa Chiara. L’edificio sacro era già stato completato quando nel 1260 fu trasferito da San Damiano il corpo della Santa, morta l’11 Agosto 1253. La chiesa, molto danneggiata dal terremoto del settembre 1997, è solo parzialmente visitabile. Molto belli sono gli affreschi ispirati alla vita della Santa che sono visibili nel presbiterio. La Chiesa conserva, oltre al corpo di Santa Chiara, in una cappella della navata destra, il crocefisso che parlò a San Francesco.

La seconda tappa è stata la meravigliosa Basilica di San Francesco, che si compone di due parti: Superiore e Inferiore. La realizzazione della Basilica Superiore è la diretta conseguenza dell’influenza che ebbe sull’Ordine la successione nel 1239 a Frate Elia di nuovi Padri generali di origine francese. Sopra la Basilica Inferiore in stile romanico, fu costruita quella Superiore in stile gotico, entrambe realizzate con la pietra rosa del monte Subasio. Due anni dopo la morte di San Francesco ebbe inizio la costruzione della Basilica. Era il 29 marzo 1228 quando Simone di Pucciarello donò al Papa Gregorio IX la sommità della collina detta Colle dell’Inferno, dove venivano eseguite le condanne a morte. La Regola della Povertà Francescana era chiara e quindi Papa Gregorio IX accettò la donazione per poi girarla in uso perpetuo ai Frati guidati da Fratello Elia, successore di San Francesco e di Pietro Cattani. La collina cambiò subito nome e divenne Colle del Paradiso, sul quale (si dice che fu indicato espressamente da San Francesco in punto di morte), sorse la grande Abbazia.
La Basilica Inferiore fu destinata ai pellegrini ed alla venerazione delle reliquie del Santo, qui custodite dal 1230, mentre la Basilica Superiore alle riunioni ufficiali e per ospitare il Papa. La Basilica di San Francesco fu ufficialmente inaugurata da Papa Innocenzo IV nel 1253. La Basilica Inferiore e quella Superiore sono tra loro collegate tramite una scala situata nel transetto di sinistra. Alla realizzazione architettonica seguirono le decorazioni ad affresco prima di Cimabue (1277) nella zona del transetto di sinistra, poi di Giotto (1296) con l’inizio del vasto ciclo pittorico delle “Storie di San Francesco”, composto da 28 opere. A questi affreschi si aggiungono quelli eseguiti sul transetto e sulla navata di destra rappresentanti i cicli del Nuovo e dell’Antico Testamento eseguiti da vari Maestri del tempo.
Il terremoto del 26 Settembre 1997 ha seriamente danneggiato la Basilica Superiore specie nella zona del transetto costringendola per oltre due anni alla chiusura.
Davanti alla Basilica di San Francesco c’è un giardino con la scritta Pax, mentre sulla sinistra si accede al Bosco di San Francesco, 64 ettari di terreno che sono stati acquisiti dal Fai nel 2008 e riaperti al pubblico nel 2011 in seguito ai lavori di risistemazione e recupero.

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Proseguendo nel nostro viaggio per le vie di Assisi abbiamo visitato la Chiesa di San Pietro, costruita nel XII secolo e ristrutturata tra il 1253 e il 1268. Poi abbiamo raggiunto la Chiesa di Santo Stefano. Tra le più antiche di Assisi, è l’unica che non ha avuto sostanziali modifiche o rimaneggiamenti nel corso dei secoli. L’interno è scarno ed essenziale e le sole decorazioni presenti sono l’affresco della “Madonna e Santi” e ciò che rimane del “Cristo Crocifisso”. In Piazza del Comune si trova invece il tempio romano di Minerva risalente al I secolo d.C.. Del tempio originario è rimasta la sola facciata composta da sei colonne in stile corinzio e il piccolo timpano. Nel XVII secolo il tempio di Minerva fu trasformato nella chiesa in stile barocco di Santa Maria sopra Minerva nella forma che è giunta fino ai nostri tempi. La Chiesa Nuova fu costruita nel 1615 nel luogo dove era situata la casa di natale di San Francesco e dove il Santo visse insieme al padre Pietro, alla mamma Pica ed al fratello Angelo fino all’età di 24 anni. In piazza del Vescovado si trova la Chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita sopra un antico tempio romano (forse dedicato a Giano). La chiesa di Santa Maria Maggiore era già esistente all’epoca di San Francesco e fu utilizzata fino al 1035 come Duomo di Assisi. Le pareti sono affrescate da artisti anonimi probabilmente di scuola umbra, restaurati negli anni Trenta. San Rufino è l’altro Santo di Assisi ed a lui è consacrato il Duomo di Assisi, dove la leggenda vuole che, sotto l’altare maggiore, siano custodite le sue spoglie mortali. La cattedrale prese l’aspetto attuale, in stile romanico umbro, nel 1135 con il progetto dell’architetto Giovanni da Gubbio.
Successivamente il Duomo ha subito numerosi interventi di restauro e trasformazione sia nel Rinascimento, sia alla fine del 1800. La facciata è realizzata in travertino con la classica pietra bianca e rosa del Monte Subasio. E’ divisa in tre parti: la lunetta centrale, i tre rosoni di cui il centrale attorniato dai simboli degli Evangelisti e i tre portoni di accesso.

Al suo interno si trovano bellissimi affreschi, un ricco museo e la fonte battesimale che la tradizione afferma fosse stata usata per il battesimo di San Francesco, di Santa Chiara e forse di Federico II di Svevia. Il Duomo, dopo il terremoto del 1997, è stato completamente ristrutturato. A lato del campanile si trova la casa natale di Santa Chiara.

Da piazza San Rufino ci siamo spostati in via della Rocca dove si trova la Rocca Maggiore, l’unico castello di Assisi, costruito dal Cardinale Albornoz nel 1367 su una precedente costruzione imperiale voluta da Federico Barbarossa per i suoi soggiorni italici.

Il convento di San Damiano è invece situato in direzione di Santa Maria degli Angeli ed è raggiungibile attraverso la passeggiata tra gli olivi. Ha avuto una notevole importanza nel cammino religioso del giovane Francesco. Fu qui infatti, presso l’originario oratorio campestre, che San Francesco sentì parlare il Crocefisso che gli disse: “Vade Francisco et repara domum meam”.

Così San Francesco decise di vendere i suoi beni e fare riparare l’antico oratorio. Fu sempre nei pressi del convento che San Francesco compose nell’inverno del 1224 il “Laudes Creaturarum”. Dal 1212 al 1253 il convento accolse fino alla sua morte Santa Chiara e le sue Clarisse.

Nel centro storico di Assisi merita sicuramente una visita il Museo Arti e Mestieri dell’Umbria, situato accanto all’Oratorio di San Francesco Piccolino. Sia l’Oratorio sia i locali del Museo sono ricavati nel fondaco di un complesso medievale dove secondo la tradizione nel 1182 nacque San Francesco, a pochi passi dalla Piazza del Comune. La struttura architettonica dei locali, databili intono all’anno 1000 d.C., “casa magazzino” di Pietro Bernardone, padre di San Francesco, ha all’interno grandi archi robusti e possenti in pietra rosa di Assisi, che conferiscono grande austerità all’ambiente. Nel fondaco medievale si possono ammirare: un acquedotto romano, una cisterna romana, un pozzo medievale, un muro medievale intatto e oltre 1500 pezzi rari delle antiche arti e mestieri d’Italia.

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Siamo quindi saliti in auto all’Eremo delle Carceri, raggiungibile anche a piedi (sono 5 km di strada in salita) da Assisi. Lasciata l’auto in parcheggio, abbiamo raggiunto a piedi l’Eremo delle Carceri, che deve il suo nome al fatto che San Francesco ed i suoi seguaci vivevano rinchiusi lì dentro nella solitudine e nel silenzio per dedicarsi alla contemplazione ed alla preghiera. Inizialmente i frati usarono le numerose grotte presenti in zona, ancora oggi visitabili, come ad esempio quella di Fra Leone. Alla piccola chiesa originaria venne aggiunto nel 1400, sotto la guida di San Bernardino da Siena, il convento. Molto affascinante è la passeggiata nel bosco con le grotte naturali, l’altare e le piccole cappelle dove i pellegrini si fermano per pregare. Qui si trova anche l’albero della Benedizione di San Francesco agli uccelli, un leccio di circa 800 anni sorretto da corde, dove secondo la leggenda San Francesco aveva benedetto gli uccelli nel 1212.

Proseguendo in direzione Foligno, dopo circa 3 chilometri, si arriva al Santuario di Santa Maria in Rivotorto detto anche Protoconvento di San Francesco. Il Santuario custodisce al suo interno il Sacro Tugurio, cioè le prime due case dove trovarono rifugio i primi seguaci di San Francesco, prima di trasferirsi nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli.
Fu nel Tugurio che San Francesco sviluppò, applicò e scrisse la Regola (povertà, semplicità e preghiera). E da qui partì nel 1209 con undici compagni per incontrarsi a Roma con Papa Innocenzo III da cui ottenne il consenso orale della Regola stessa (fu poi Papa Onorio III nel 1223 ad approvarla con la Bolla Papale). Le due piccole abitazioni non sono le originali del 1200, ma la conseguenza delle varie ristrutturazioni a partire da quella del 1445 realizzata da Frate Francesco Saccardo che ottenne dal Vicario generale di Assisi l’autorizzazione a costruire una cappella ove dire Messa, fino ad arrivare all’ultima (1926). L’attuale chiesa, ricostruita in stile neo-gotico dopo il terremoto del 1854, appartiene all’Ordine dei Frati Minori Conventuali che vivono nell’adiacente convento. La decorazione della porta rappresenta il miracolo di Rivotorto: San Francesco, mentre era in attesa di parlare con il Vescovo Guido II ad Assisi, fu visto volteggiare su un carro di luce dai monaci di Rivotorto.

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La Basilica di Santa Maria degli Angeli invece è situata nella frazione omonima di Assisi. Fu costruita su progetto di Galeazzo Alessi, con interventi di Jacopo Barozzi da Vignola a partire dalla seconda metà del Cinquecento. In cima alla chiesa spicca la statua della Madonna rivestita d’oro. Al suo interno è presente la Porziuncola, la cappella dove si radunava in preghiera San Francesco d’Assisi, e per questo centro della spiritualità francescana. La Porziuncola è il luogo dove ha vissuto ed è morto San Francesco. In origine la Cappella apparteneva ai monaci Benedettini del Subasio. Rimasta per lungo tempo abbandonata, fu restaurata da San Francesco quando, tornato ad Assisi alla fine del 1207, si dedicò per tutto il 1208 alla riparazione di San Damiano, di San Pietro alla Spina e della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli.

Alla destra dell’abside della Basilica, si trova il roseto, luogo famoso per un avvenimento che ha coinvolto San Francesco: una notte, infatti, il Santo, preso da forti dubbi e dal rimorso del peccato, si rotolò nudo nel roseto spinoso. Tale roseto, narra la tradizione, al contatto con il corpo del Santo perse tutte le spine così da non arrecargli alcun danno. Ancora oggi il roseto fiorisce senza spine.

L’Umbria è una terra splendida e non fa di certo eccezione la gastronomia locale. Gustose sono le paste fatte in casa come gli umbricelli e gli strangozzi conditi ad esempio con tartufo nero e funghi porcini. Immancabili le carni cotte arrosto o alla brace, il maialino al forno, l’oca arrosto, l’anatra farcita, l’agnello allo scottadito ed alla cacciatora o il piccione alla ghiotta che rappresentano i piatti tipici. Tra i vini si può degustare il Bianco e il Rosso di Assisi come pure quelli della vicina Santa Maria degli Angeli.
Anche i formaggi hanno una buona tradizione con i numerosi caseifici per formaggi freschi e stagionati. Come prodotto tipico e rinomatissimo della zona ricordiamo la Cipolla di Cannara, con un bulbo di colore rosso intenso all’esterno, e dalla polpa bianca e dolce, citata anche da Giulio Baldaccini già nell’Ottocento L’Umbria è l’unica regione ad avere ottenuto il marchio Dop per l’intera produzione di olio nell’intero territorio regionale, uno strumento in grado di garantire la qualità della produzione e consentire il giusto riconoscimento per l’impegno degli imprenditori e di tutti coloro che operano per la tutela di un prodotto frutto esclusivo di olive raccolte in Umbria. Le principali varietà di olio presenti nella regione sono: il Moraiolo, il Leccino, il Frantoio, il San Felice, il Pendolino, l’Agogia, e altre varietà in percentuali minori come il Raggio, Rosciola, Canino, Maurino. Tra i dolci citiamo le meringhe, i biscotti al limone e farro, la torta di formaggio, i Baci di Assisi, pasticcini di morbida pasta di mandorle, ricoperti con sottilissime fettine di mandorle tostate; la rocciata, che somiglia allo strudel trentino e si pensa che tale usanza possa derivare dai popoli nordici venuti nella zona dell’Italia centrale dopo la caduta dell’Impero romano. Nella versione originale è composta da uno strato di pasta ricoperto da uvetta sultanina, noci, mele, pinoli e mandorle che veniva poi avvolto su se stesso e cotto; il “brustengolo assisano”, a base di farina di granturco; la tradizionale “torta di Pasqua”, impasto da pane arricchito di parmigiano grattugiato, formaggio pecorino a pezzetti, uova, un tempo caratteristica produzione pasquale, oggi disponibile tutto l’anno; il “pancaciato alle noci”. Degna di nota anche la tradizionale “torta al testo”, che non è un dolce, ma una focaccia salata, tipica della tradizione umbra, che deve il suo nome alla modalità di cottura, effettuata sul testo, un disco di pietra refrattaria che una volta veniva messo a scaldare sul fuoco ed utilizzato poi per cuocere l’impasto di farina, acqua e sale. La focaccia ottenuta veniva consumata in alternativa al pane, oppure farcita a piacere. Il “testo” è documentato in una delle formelle della prestigiosa Fontana di Perugia (precisamente nel mese di gennaio) del XIII secolo.

Testo e foto di Francesca Monti

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