Intervista con Giovanni Pellegrini, regista del documentario “Aquagranda in crescendo” che sarà presentato il 7 settembre a Venezia74

di Francesca Monti

Appuntamento giovedì 7 settembre per la presentazione ufficiale alla città di Venezia del  documentario Aquagranda in crescendo, un film diretto da Giovanni Pellegrini, che parla della storia e della cultura di Venezia, realizzato e prodotto da una troupe di giovani veneziani. Grazie alle Giornate degli Autori e alla collaborazione con Kama Productions, durante la 74° Mostra del Cinema di Venezia verrà organizzata una proiezione speciale all’aperto sull’isola di Pellestrina, piazza Ognissanti, la zona più duramente colpita dalla tragica alluvione del 1966. Ad aprire la serata ci sarà l’Orchestra di Pellestrina, quindi musica e territorio, unite insieme per raccontare insieme al documentario e allo spettacolo teatrale cui è dedicato cosa successe nel ’66, un fatto storico senza precedenti.

“Aquagranda in crescendo” racconta il Teatro La Fenice durante la realizzazione di Aquagranda, l’opera-evento che commemora i 50 anni dalla terribile alluvione che colpì Venezia il 4 novembre 1966. Attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quella tremenda giornata e le interviste ai creatori dell’Opera (in primis il compositore Filippo Perocco, il regista Damiano Michieletto e i librettisti Luigi Cerantola e Roberto Bianchin), le musiche, i lavori di preparazione dello spettacolo, le impressionanti immagini di repertorio dell’archivio RAI e dell’Archivio Montanaro, il documentario narra un momento cruciale della storia della città lagunare; secondo gli autori, l’abbandono di molte case del centro storico come conseguenza dell’alluvione ha dato inizio alla trasformazione della città dei dogi in parco turistico.

L’opera Aquagranda ha aperto la stagione 2017/18 del Teatro La Fenice per volontà del sovrintendente Cristiano Chiarot e del direttore artistico Fortunato Ortombina, ed è stata recentemente insignita del prestigioso Premio speciale Abbiati 2017. A partire dal romanzo di Roberto Bianchin, “Acqua Granda. Il romanzo dell’alluvione” ogni maestranza ha contribuito a creare un’opera nuova, che parte dalla cronaca e arriva a una dimensione esistenziale, che usa il dialetto veneziano e una raffinata tecnologia nell’allestimento, che prevede lo svuotarsi di un gigantesco acquario in scena nell’evocazione del culmine dell’alluvione.

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Il documentario racconta la costruzione dello spettacolo, dalla ricerca dei costumi all’idea scenografica, alle prove dei cantanti con il regista, le prove dell’orchestra, del coro, dei figuranti-ballerini.

La proiezione, preceduta da un’offerta enogastronomica dei prodotti tipici dell’isola, verrà introdotta dalla Banda Musicale di Pellestrina, prima, e poi, alla presenza del regista Giovanni Pellegrini, del produttore Riccardo Biadene, del direttore artistico del Teatro La Fenice Francesco Ortombina e del direttore delle GdA Giorgio Gosetti o di un suo rappresentante, il saluto di alcuni testimoni del devastante evento. In collaborazione con le Giornate degli Autori e Fondazione Teatro La Fenice, con il patrocinio del Comune di Venezia.

Sito ufficiale del documentario: www.aquagrandaincrescendo.it

 

Buongiorno Giovanni, il 7 settembre verrà presentato il suo documentario “Aquagranda in crescendo” a Venezia74. Può raccontarci com’è nata l’idea di realizzare questo documentario?

“Io sono veneziano e volevo realizzare sia un lavoro sull’alluvione del 1966 che è stata un evento traumatico per la città, di cui mi hanno parlato i miei genitori, e che mi ha sempre colpito, sia sul Teatro La Fenice, un luogo che mi ha sempre incuriosito e affascinato. Vivere un’esperienza all’interno di quel bellissimo teatro, come documentarista, significa fare delle full immersion in quelle realtà e conoscerle in maniera approfondita. Quando ho scoperto che il Teatro La Fenice stava facendo un’opera per celebrare i 50 anni dall’alluvione, i due documentari si sono fusi in uno solo e ho cominciato a lavorare a questo progetto. Così ho contattato il Teatro ed è nato questo documentario che volevo vendere alla Rai e portare alla Mostra del Cinema di Venezia e con la proiezione di giovedì si compie questo obiettivo. Il prossimo è quello di venderlo alle tv estere. Il problema di fare documentari in Italia è che mancano fondi e quindi vendere il progetto alle tv è un modo anche per rientrare nelle spese”.

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In quanto tempo è stato realizzato il documentario?

“Non c’è stato il tempo di fare i sopralluoghi, le riprese sono iniziate l’11 ottobre e sono terminate il 4 novembre 2016, periodo che è coinciso con la produzione dello spettacolo al Teatro La Fenice, quindi andavamo ogni giorno alle prove senza però sapere che cosa sarebbe successo perché non essendo un addetto ai lavori non conoscevo come funzionavano le produzioni teatrali e si andava lì come turisti per capire cosa filmare. Dopo questo mese è seguita la parte di ricerca delle immagini di repertorio d’archivio della Rai e dell’Archivio Montanaro, la fase di montaggio con Chiara Andrich, fidata e ottima collaboratrice, durata due mesi e poi la post produzione per un altro mese. Complessivamente la lavorazione è stata di cinque mesi”.

Il documentario narra un momento cruciale della storia della città lagunare; l’abbandono di molte case del centro storico come conseguenza dell’alluvione ha dato inizio alla trasformazione della città dei dogi in parco turistico…

“Questo è vero in parte, ci sono statistiche del Comune di Venezia dal 1940 in poi che indicano che lo spopolamento era già in corso. Infatti 1000-2000 persone dal ’45 al ’66 se ne andavano ogni anno, l’alluvione ha sancito e accelerato questo fenomeno perché migliaia di appartamenti al piano terra sono stati dichiarati inagibili per l’allagamento. Molte attività artigiane sono state allagate e non hanno più riaperto, non ci sono stati sostegni da parte dello stato che permettesse a questa gente di rimettersi in piedi. L’attenzione internazionale si è concentrata sul salvataggio di Venezia, sono arrivati aiuti internazionali da tutto il mondo, la città è stata restaurata ma poi si è aperta al business immobiliare. Molti acquirenti sono stranieri, pagano cifre che i veneziani non possono permettersi per comprare una casa. Questo è stato un grave colpo alla struttura socio-economica della città”.

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Qual è il suo luogo del cuore di Venezia?

“Il mio luogo del cuore di Venezia è la laguna. Io mi muovo principalmente in barca e le mie strade sono i canali, fatti della stessa acqua della laguna, il mio posto dell’anima. La bellezza di Venezia ci intrappola nel senso che facciamo fatica ad andarcene. Questo dal punto di vista professionale può costituire un limite, perché è una città che vive soprattutto sul turismo, ma allo stesso tempo mi riempie il cuore quando la attraverso, vado in barca a remi, in barca a vela, quindi sto bene qui”.

Sta già lavorando a un nuovo progetto?

“Il progetto che avevo prima di Aquagranda in crescendo era raccontare Venezia vista dalla laguna, dai veneziani che la vivono, perché penso che ormai, nell’affollamento turistico che ci assorda qui a Venezia, l’unico luogo dove risiede l’anima della città sia la laguna, i veri veneziani lì trovi lì con la loro barca, mentre vanno a pescare”.

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