MITO SettembreMusica 2017: I concerti di giovedì 7 settembre a Milano

L’offerta musicale a ingresso gratuito di Festival MITO SettembreMusica 2017, giovedì 7 settembre, si fa in tre. Oltre al concerto serale di Ian Bostrige e Julius Drake al Teatro Cooperativa, sono infatti previste una performance pomeridiana (ore 17) dell’Orchestra dell’Università Statale di Milano diretta da Alessandro Crudele (preceduto da un presentazione di Gaia Varon) nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano e un secondo evento serale, realizzato in collaborazione con Fondazione Pirelli, che vede l’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo (solisti, lo stesso Accardo e la violinista Laura Gorna) presentare, tra l’altro, una composizione in prima esecuzione assoluta di Francesco Fiore, commissionata al compositore dalla Fondazione Pirelli.

Ospite, per il secondo anno consecutivo, di MITO SettembreMusica “nuovo corso”, l’Orchestra dell’Università Statale di Milano si avventura, sotto la bacchetta di Alessandro Crudele, in un programma in equilibrio tra passato e presente: oltre alla Ouverture da concerto di Mendelssohn “Meeresstille und glückliche Fahrt” op. 2, ispirata a versi goethiani (le due poesie Meeresstille e Glückliche Fahrt ), posta a chiusura di concerto, saranno eseguiti i4 Sea Interludes da “Peter Grimes” op. 33 di Benjamin Britten e, in prima esecuzione italiana, i Sea Portraits di Stephen Paulus, compositore originario del New Jersey, precocemente scomparso nel 2014, ma ciononostante premiato con il Classical Grammy Award nel 2015 e 2016.

Britten e Paulus sembrano aver respirato gli stessi venti dell’Atlantico, da sponde diverse, prima d’aver dedicato due opere orchestrali alle loro brezze e tempeste. I Sea portraits di Paulus, scritti per la New Bedford Symphony Orchestra nel 2003, possono definirsi quattro manifestazioni di un incantesimo, di un’ebbrezza esaltante che si nutre di ondate poderose e di venti impetuosi che non conoscono riposo. “Se spingi lo sguardo lontano sul mare, ti assale la consapevolezza che ci siano forze immense al lavoro”, come commenta lo stesso compositore. Chiunque si faccia sviare dalla sequenza dei titoli – Alba, Navigazione, Tempesta, Chiaro di luna sul mare – rimarrà deluso quando non troverà il percorso che si aspetta, lo svolgersi drammatico della giornata di un marinaio. Ciascuno dei quattro brani orchestrali è un ritratto autonomo, un profondo respiro che trova il suo culmine e lentamente si esaurisce nel silenzio, una lunga ondata oceanica che mostra la sua potenza e poi scompare senza lasciare traccia. Gli archi sono i veri protagonisti di questi ampi sospiri, con i bassi che risuonano liberamente come in ogni autentica orchestra americana.

I quattro Sea Interludes di Britten nati, sulla sponda opposta dell’oceano, all’interno dell’opera Peter Grimes – scritta nel 1944 in una Londra ridotta in macerie – evocano dalle scure profondità dell’oceano i segreti recessi dell’anima.  La sensibilità profondamente europea di Benjamin Britten non si accontenta delle dolci malìe degli spettacoli naturali, vi ricerca la radice dei drammi umani e dei movimenti sotterranei dell’inconscio, profondo quanto l’oceano che inghiotte Peter Grimes nei propri abissi, tra cupi rintocchi di campane, ondeggiamenti implacabili degli archi, e spiragli di melodica speranza.

Con la prima esecuzione de Il canto della fabbrica, scritto per il “violino come lo intende Salvatore Accardo”, specifica il compositore, si rinnova la collaborazione tra Pirelli e MITO SettembreMusica, corroborata dai concerti svoltisi nei luoghi del lavoro, in fabbrica, al Polo Industriale di Settimo Torinese nel 2010, 2011 e 2014, e poi nel 2016 nell’Auditorium Pirelli in Bicocca.

“La fabbrica bella”, sicura, luminosa, ambientalmente e socialmente sostenibile ha un nuovo volto e una nuova cultura. Può anche avere una sua musica?” Si chiede Antonio Calabrò, presidente della Fondazione Pirelli.

“Nel cuore del Novecento, prosegue, la fabbrica dell’acciaio e delle catene di montaggio ha costruito un suono che ne interpretava l’anima dura, faticosa, stridente, con i “colpi di sirena” di Šostakovič, per esempio. Oggi, che suono ha l’industria contemporanea? Nasce proprio così Il canto della fabbrica, da un incontro tra un compositore, Francesco Fioree un gruppo musicale d’eccellenza, l’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo e le persone e le macchine del Polo Industriale Pirelli di Settimo Torinese. Osservazione, ascolto, scoperta. E dialogo. Tra le macchine (i mescolatori, le calandre, i robot “Next Mirs”) e i violini, i violoncelli e le viole. Tra i tecnici dell’industria. E i musicisti. Ritmi da cui farsi ispirare e da rielaborare. E silenzi, come intervalli della produzione e “spazio interiore di risonanza della musica” (Salvatore Sciarrino). C’è ormai un’abitudine alla compenetrazione tra musica e luogo di lavoro in Pirelli, testimoniata da un concerto di John Cage, già nel 1954 negli spazi della Fondazione, che continua a maturare, e oggi si assume l’impegno di ridare alla musica il ruolo di protagonista della grande cultura popolare.

Anticipa Francesco Fiore: “Il lungo arioso corridoio progettato da Renzo Piano e ancheggiato da alberi di ciliegie che in qualche modo sembra penetrare nelle viscere della fabbrica, il silenzioso balletto degli enormi robot al lavoro, la cupa e misteriosa profondità dalla quale veniva cavata la mescola chimica che doveva trasformarsi nel prodotto finito, la coesistenza del vecchio e del nuovo, fatica umana e automi apparentemente impassibili ed instancabili, antichi macchinari di archeologia industriale e computer di ultimissima generazione. Ecco, tutto questo ho cercato di riversare nel mio brano: come da un’idea o cellula primigenia di quattro note si possa, attraverso la trasformazione e l’elaborazione, creare qualcosa che non perda il contatto con l’elemento generante, ma segua le varie ramificazioni, a volte contraddittorie o contrastanti, che un processo di sviluppo può portare”.

I contributi musicologici e non da cui attinge questo testo, editi sul programma di sala sono a cura, rispettivamente, di Alessio Tonietti e di Antonio Calabrò e Francesco Fiore.

Il Festival delle Città di Milano e Torino, realizzato da I Pomeriggi Musicali di Milano e Fondazione per la Cultura di Torino con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è reso possibile anche grazie al prezioso contributo del partner Intesa Sanpaolo, che ha creduto al progetto sin dalla prima edizione, al sostegno di Compagnia di San Paolo e degli sponsor Pirelli e Fondazione Fiera di Milano.

PROGRAMMI

MARE
Stephen Paulus (1949-2014)
Sea Portraits
Prima Esecuzione Assoluta
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1947)
Ouverture “Meeresstille und glückliche Fahrt” op. 27
(prima versione 1828)
**********
Benjamin Britten (1913 – 1976)
4 Sea Interludes da “Peter Grimes” op. 33

Orchestra dell’Università degli Studi di Milano
Alessandro Crudele, direttore

LA FABBRICA TRA I CILIEGI

Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Concerto in re minore per due violini archi e basso continuo BWV 1043
Vivace – Largo ma non tanto – Allegro

Francesco Fiore (1967)
Il canto della fabbrica 
Brano composto per Fondazione Pirelli
Prima Esecuzione Assoluta

Petr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)
Serenata per archi in do maggiore op. 48
Pezzo in forma di Sonatina 
Valse – Elégie – Finale

Orchestra da Camera Italiana 
Salvatore Accardo violino e direttore
Laura Gorna violino

In collaborazione con Fondazione Pirelli

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