MITO SettembreMusica 2017: “Naturale, spirituale”- Collegium vocale et instrumentale, il 6 settembre nella Basilica di San Marco

Nel pomeriggio di mercoledì 6 settembre, per il cartellone di MITO SettembreMusica 2017, nella Basilica di San Marco, alle ore 16, va in scena Naturale, Spirituale ovvero i Madrigali di Claudio Monteverdi “convertiti a lo divino”. Quindici componimenti nati dalla vena compositrice di Monteverdi e qui riproposti in una versione mutata, spirituale e religiosa, opera di Aquilino Coppini, intellettuale al servizio del Cardinale Borromeo. Protagonista della serata il Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi, diretto dal maestro e fondatore Giovanni Acciai.

Il maestro Acciai accompagna il pubblico in un viaggio dal passato al presente, intrapreso con rigore filologico e la più aggiornata prassi esecutiva. Professore emerito di Paleografia musicale nel Corso di Musicologia al Conservatorio di Milano, Acciai ha fondato il Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi nel 1988, con lo scopo di offrire un’interpretazione rispettosa dei grandi capolavori della musica polifonica rinascimentale e barocca.

Il madrigale è il protagoinista assoluto della serata, in 15 sue declinazione. Forma musicale che è, prima di tutto, espressione poetica il  madrigale ad essa adegua il tratto melodico, sonoro e musicale. In questo Monteverdi, nato nel 1567 e morto a Venezia all’età di 76 anni, fu uno dei compositori più moderni e innovativi della storia musicale. Sperimentatore instancabile, la sua opera ha segnato il passaggio dal Rinascimento al Barocco incarnando al tempo stesso, in maniera esclusiva e inestricabile, l’atmosfera cortigiana e riservata propria del mondo delle corti cinquecentesche.

I brani in programma sono, però, il frutto di un’operazione compiuta dal coltissimo latinista Aquilino Coppini ad inizio Seicento, che hanno radicalmente trasformato il contenuto poetico dei madrigali naturali ed arcadici di Monteverdi. Le onde, gli uccelli, i ruscelli, sono diventati testi devozionali. La lingua volgare è stata sostituita da quella latina. Un’operazione che per noi oggi lederebbe l’integrità dell’opera, ma che per l’uomo cinquecentesco significava la conferma del primato della poesia sulla musica. Un travestimento spirituale e raffinato per far gustare alla società ecclesiastica del tempo il fascino e la bellezza di un repertorio che altrimenti le sarebbe stato precluso e che Federcio Boromeo ebbe modo di utilizzare, e forse anche di far eseguire, nel Duomo di Milano.

Non muta, invece, il carattere emotivo delle composizioni: affetti, drammi, angosce, paura, amore, morte. Una musica, quella del “divinissimo Claudio”, dall’inteso effetto evocativo, capace di meravigliare e di suscitare palpabili emozioni. Una musica, scrive Giovanni Acciai, “che ci fa entrare in un mondo che non avevamo mai conosciuto prima; una musica che desidera, che interroga, che si sgomenta, che è felice; una musica che, ascoltandola, ci solleva verso l’alto, in un luogo dove non avremmo mai immaginato di poter giungere: quello dello spirito”.

Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.

Il contributo musicologico da cui attinge questo testo, edito sul programma di sala, è a cura di Giovanni Acciai.

Il Festival delle Città di Milano e Torino, realizzato da I Pomeriggi Musicali di Milano e Fondazione per la Cultura di Torino con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è reso possibile anche grazie al prezioso contributo del partner Intesa Sanpaolo, che ha creduto al progetto sin dalla prima edizione, al sostegno di Compagnia di San Paolo e degli sponsor Pirelli e Fondazione Fiera di Milano.

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