Intervista con Andrea Tidona, il misterioso Ingegnere della serie di Canale 5 “Squadra Mobile – Operazione Mafia Capitale”

di Francesca Monti

Tra gli interpreti della serie “Squadra Mobile – Operazione Mafia Capitale”, prodotta da Taodue e diretta dal regista Alexis Sweet, in onda il mercoledì sera su Canale 5, c’è Andrea Tidona, eccellente attore, amatissimo dal pubblico, interprete di film di successo come “La vita è bella” di Roberto Benigni, “I cento passi” e “La meglio gioventù” (per il quale ha vinto il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista) di Marco Tullio Giordana, e di famose fiction tra cui “Le ali della vita”, “Il commissario Montalbano”, “Distretto di polizia”, “Il Capitano”, “Alcide De Gasperi”, “Borsellino”, “Braccialetti Rossi”.

In “Squadra Mobile 2” Tidona interpreta l’Ingegnere, un misterioso personaggio, un burattinaio che vive nell’ombra e che muove i fili di tutto il sistema corrotto e criminale che ha contaminato le istituzioni, il mondo economico e imprenditoriale della capitale.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Andrea Tidona, parlando del suo personaggio e dei prossimi progetti. Ecco cosa ci ha raccontato.

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Andrea, in “Squadra Mobile 2” interpreta l’Ingegnere. Ci può presentare il suo personaggio e raccontarci come si svilupperà nel corso della serie? 

“Il mio personaggio, “L’Ingegnere”, è costruito in funzione di uno sviluppo in un’eventuale terza serie. Tutto, dalla politica, all’imprenditoria, all’esercito, ai cardinali, ruota intorno a lui e fa capo a lui, nella narrazione ovviamente. Quando mi capita di andare nelle scuole e di incontrare i ragazzi per via delle mie partecipazioni a progetti come I cento passi, Paolo Borsellino, per parlare di legalità, ricordo loro che ai miei tempi la parola mafia era impronunciabile, non si poteva usare, era sovversiva, oggi invece sembra che tutto sia mafia. In realtà c’è una parola che ben riassume quello che accade oggi e i legami criminali che si creano nella società, è massoneria. Non bisogna pensare che i delinquenti siano solo quelli che si vedono, ma anche e soprattutto quelli che stanno dietro, i veri comandanti. L’ingegnere è tutto questo, e riesce a comandare tutti, perchè conosce dei segreti che, se svelati, potrebbero creare molti problemi agli altri personaggi. Ad esempio alla fine di questa serie si vedrà lui al computer che guarda Ardenzi che sta commettendo un illecito. Il prossimo ricattato sarà dunque Ardenzi. L’Ingegnere ha le mani su Roma, perchè è in grado di incastrare chiunque, è un prestigiatore, un burattinaio che vive nell’ombra e che muove i fili di tutto il sistema”.

Un ruolo quello del delinquente in doppio petto che ha interpretato anche in passato…

“Sì, spesso mi danno questo ruolo. Tra l’altro sono stato recentemente in Spagna a girare una serie spagnola in cui ho interpretato un personaggio simile, è stato piacevole perchè sono curioso di vedere come lavorano all’estero. Ero un signore insospettabile ed elegante, ma in realtà ero un mercante di armi”.

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Come si è trovato sul set di Squadra Mobile 2? 

“Ho girato una scena dopo l’altra, in quattro-cinque giorni abbiamo terminato tutta la mia parte, abbiamo lavorato con ritmi serrati. Non ho avuto alcun contatto con il resto del cast, eccetto questo Spaziani, interpretato da Pietro Bontempo con cui ho lavorato in passato in teatro e con cui c’è un bel rapporto umano e professionale, perchè l’Ingegnere non incontra mai gli altri personaggi, anche se si intuisce che in passato ha avuto a che fare con Ardenzi. Gli altri attori, da Tirabassi a Liotti, li conosco avendo condiviso con loro alcuni set di altre fiction. Insomma giravo “Squadra Mobile 2″ ma poteva anche essere una serie parallela…(ride)”.

Ha detto che le assegnano spesso ruoli simili, c’è un personaggio che non ha ancora fatto e che le piacerebbe interpretare? 

“Mi propongono sempre ruoli come papà, buon missionario, allora io dico fatemi fare una volta un senzatetto, un reietto, un camionista, un serial killer, penso che potrebbe esere una bella esperienza, perchè scavare nel mondo, nella testa, nel cuore di un personaggio di quel tipo sarebe uno stimolo interessante. Io sono fortunato, la gente che mi segue mi dice: lei è versatile, fa il buono, il cattivo, ci fa piangere, ridere, in effetti riesco a variare comunque nei ruoli, però sono soprattutto personaggi in giacca e cravatta, che nella vita reale tra l’altro non indosso mai, se non in occasioni speciali. Ho quattro cravatte nell’armadio, di cui una che metto quando capisco che il personaggio che devo interpretare è di quel tipo…(ride). Il pubblico a volte mi dice che in tv sembro più anziano, io rispondo che sono i ruoli che hanno un’austerità che portano a pensare che sono più grande d’età…poi alla fine faccio finta nella realtà di essere un ragazzo ma sono anziano…(scherza)”.

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La rivedremo ancora in Braccialetti Rossi, se verrà fatta una quarta serie? 

“Non so se ci sarà una quarta serie di Braccialetti Rossi, è stata una bellissima esperienza, con un cast eccezionale. Penso invece che si girerà Squadra Mobile 3”.

Ha preso parte anche alla serie di grande successo “I Medici”. Che esperienza è stata?

“E’ stato piacevole lavorare con un cast internazionale. Mi ha lasciato una grande spossatezza il primo giorno di set perchè il piviale che portavo pesava cento chili, per metterlo ci volevano tre uomini. Io difficilmente sul set mi siedo, lì ad ogni fine scena cercavo una sedia perchè era pesantissimo… E mi han pure detto che lo avevano alleggerito rispetto a quello che pesa normalmente… (ride). Per quanto riguarda il mio personaggio, Papa Martino V, c’era un’altra scena che secondo me sarebbe stata bella da girare, magari ridimensionata, che mostrava il polso di questo Papa che subentrava al precedente, che era molto ammanicato con i Medici. Papa Martino V invece era risoluto e incorruttibile, si capisce che non ha nessun timore reverenziale nei confronti dei Medici, ma quella scena in più poteva aggiungere qualcosa al personaggio”.

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A quali progetti sta lavorando?

“Ora le opportunità maggiori le ho a teatro, dove ho cominciato la mia carriera e che adoro perchè puoi fare le prove, hai tempo per sperimentare, per studiare. Abbiamo messo in scena “Vestire gli ignudi” di Pirandello, con la regia di G. Aronica e con la giusta aderenza anagrafica ai personaggi. Tutto ruota intorno a Ersilia, la figura centrale, abbiamo fatto una distribuzione coerente con quello che dice Pirandello, è un ruolo che in passato è stato fatto da grandissime attrici come Mariangela Melato. Abbiamo lavorato in tre fasi: la prima a tavolino, poi ci siamo lasciati per tre settimane, ci siamo rincontrati per montare lo scheletro dello spettacolo, quindi c’è stata la fase finale. Questo lavoro che cresce e che ti permette di sperimentare nella fiction te lo sogni. E’ questo il mestiere dell’attore. Quello che conta, per me, è lo studio più dell’esibizione. Rifaremo Vestire gli ignudi a Roma, e nel Sud Italia, speriamo vada bene e ci sia una terza stagione al Nord. Poi c’è un altro spettacolo che spero abbia sviluppi successivi, è La Cena, con testo di Giuseppe Manfridi e la regia di Walter Manfrì. Sono tre personaggi che stanno seduti a tavola e un maggiordomo cameriere. L’idea dirompente è che siccome i protagonisti stanno per tutto lo spettacolo seduti a tavola, la messa in scena è a cena, c’è una tavola apparecchiata per 30 persone, 27 spettatori e 3 attori e non c’è altro pubblico, per questo lo mettiamo in scena nei foyer ed è molto forte come testo. C’è il padre che aspetta la figlia che non vede da cinque anni che si presenta con il fidanzato e questo maggiordomo che è piuttosto strano. Il padre capisce subito dalle prime battute che il maggiordomo ha una passione morbosa per la figlia, e l’unico suo obiettivo è distruggere il fidanzato, mettendo in atto un gioco duro, equivoco, provocatorio. E’ un testo complicato, con un linguaggio tosto da masticare e necessita grande concentrazione”.

 

 

 

 

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