Niccolò Fabi festeggia 20 anni di carriera con “Diventi Inventi 1997-2017”: “Il mio è un bel percorso di cui vado orgoglioso”

di Francesca Monti

Venti anni di carriera in cui ci ha regalato canzoni intense ed emozionanti, arrivando al cuore di tantissime persone con quel suo stile poetico e quel suo linguaggio intimistico che lo hanno fatto entrare di diritto nella rosa dei grandi cantautori italiani. Per celebrare questo importante anniversario Niccolò Fabi ha pubblicato venerdì 13 ottobre, “Diventi Inventi 1997-2017” (Universal Music), raccolta da lui interamente prodotta, arrangiata e registrata in totale autonomia a Campagnano di Roma, suddivisa in 2 cd. Il primo disco, che contiene anche l’inedito brano “Diventi Inventi”, scritto appositamente per il ventennale, una selezione di canzoni scelte dal cantautore, interamente spogliate e rivisitate, e alcuni brani estratti da Una Somma Di Piccole Cose. Nel secondo disco ci sono invece una serie di rarità musicali, tra cui demo, provini di brani inediti rimasti nel cassetto e la versione live di “Attesa e Inaspettata”, eseguita il 30 agosto 2010 a Mazzano Romano durante Parole di Lulù.

E’ disponibile inoltre in edizione limitata e in esclusiva solo su Amazon il cofanetto del progetto contenente il doppio CD, un doppio LP in vinile, un 45 giri, un CD Live con una selezione dei brani interni alla scaletta del tour estivo 2017, e un libro-intervista inedito, “Solo un uomo”, scritto da Martina Neri, una chiacchierata con Niccolò lunga 9 anni, suddivisa in capitoli che raccontano i singoli dischi e i progetti del cantautore.

Abbiamo incontrato Niccolò Fabi a Milano e parlato con lui del nuovo disco. Ecco cosa ci ha raccontato.

Niccolò FABI_Diventi Inventi 1997_2017

 

Ciao Niccolò, il 13 ottobre esce la raccolta “Diventi Inventi 1997-2017”. Ci racconti come hai lavorato a questo progetto?

“E’ ovvio che c’è sempre il rischio, in questi casi, della celebrazione fine a se stessa e dell’operazione commerciale. In realtà, un’operazione potentissima, a cuore aperto, c’è stata ed è quella di andare a riascoltare i brani pubblicati per capire quali di questi potessero essere riaggiornati con quel tipo di atmosfera che prediligo che è quella dell’ultimo disco “Una somma di piccole cose”. Volevo fornire all’ascoltatore e anche a me stesso un ascolto omogeneo, anche se era molto difficile perché nel tempo gli strumenti sono cambiati, se già la raccolta dei 10 anni era al limite ora è praticamente impossibile riprendere le canzoni nella loro forma originaria. L’ideale era prendere 16-17 brani coerenti come tempo e spazio per poterli ascoltare in quella maniera che per me è la migliore, cioè dedicando quaranta minuti della mia vita, della mia giornata a uno stato d’animo. Ogni artista alla fine è specializzato in qualcosa, già se sai fare una cosa bene sei fortunato e io trovo di aver migliorato nel tempo ciò che rappresenta il linguaggio più potente, quell’intimismo minimale, dove non ci sono altri elementi che ti distraggono”.

Hai registrato, arrangiato e prodotto questo disco da solo. Come mai questa scelta?

“Nel momento in cui sei da solo a registrare a casa tua, suoni, mixi, il risultato è il distillato più puro di quello che sei. Le mie caratteristiche sono un linguaggio mai eclatante, una voce più esile che potente. Più è sommersa dagli elementi di arrangiamenti e meno viene fuori quel tipo di sensibilità emotiva. Ecco perché Una somma di piccole cose è il mio disco, perché si sposa con quel linguaggio e quel tipo di sensibilità e ho voluto far vedere anche le altre canzoni in questa maniera”.

Quale è stato il momento più difficile nella realizzazione di questo progetto?

“L’operazione più difficile è quella che sta nella seconda parte di questo disco, che contiene canzoni che non erano mai uscite e che sono l’insieme di provini di brani che in origine avevano una atmosfera molto diversa da quella definitiva. Ad esempio la canzone Capelli si chiamava Senza capelli e pur avendo lo stesso identico testo aveva un’atmosfera diversa. L’idea è far capire alle persone come possa cambiare una canzone se un artista la propone in modo differente. Ci sono poi provini che sono rimasti fedeli all’originale perché avevo azzeccato il modo di proporre la canzone, altri che sono rimasti nel cassetto per molti anni perché non erano rappresentativi di un modo di scrivere particolarmente interessante, altri ancora che rappresentano l’errore di valutazione che può fare l’artista, quando ha una serie di brani ma non ha voglia di pubblicarne uno in particolare perché in quel momento non è un buon giudice di se stesso. Penso a Il primo della lista, che è molto meglio di tante canzoni che ho pubblicato, ma è rimasto un provino e quando l’ho riascoltato mi ha fatto capire quanto possa cambiare anche la percezione di noi stessi. Oppure Un passo alla volta e La mia fortuna. Quest’ultima è stata pubblicata con un’altra strofa, nata in una maniera e poi modificata perché non mi aveva convinto. Un passo alla volta era un embrione di canzone lasciata in stand by e poi ripescata nel lavoro di ricerca di canzoni fatto in occasione del progetto con Max Gazzè e Daniele Silvestri, durante il quale alcuni pezzi sono nati sulle ceneri di spunti che avevamo. Quando i miei due compagni di avventura hanno sentito questo brano hanno apprezzato il concetto del Padrone della festa che è presente nel testo e da lì abbiamo preso quella parte e Daniele ha aggiunto un altro testo ed è diventata la canzone che ha dato il titolo al disco. Ho chiesto a Max e Daniele se potevo pubblicare nel mio best l’origine di quella canzone e hanno detto di sì. E’ interessante sia la parte A che la B del progetto perché rappresenta la completezza di un percorso, è come mettere il dito su tutte le criticità del lavoro di un artista, il rapporto con il proprio passato, cosa salvi del tuo passato, cosa senti lontano e cosa hai voglia di tenere con te, quello che hai buttato facendo bene o male, le cose che hai trasformato”.

Questo progetto celebra i tuoi primi venti anni di carriera. Senti di aver raggiunto gli obiettivi che ti eri prefissato?

“Fare questo progetto era l’unico modo per affrontare  questo momento che non fosse la classica operazione celebrativa, non voglio sfuggire a questo aspetto perché il mio è un percorso bello di cui vado orgoglioso, è una storia che se fosse di un altro mi piacerebbe raccontare, di un artista che ha trovato un modo di mantenere la barca nella direzione a lui più naturale, spesso facendo anche delle scelte che non andavano nella direzione classica dell’attuale modo di promuovere e pubblicare dischi. Negli ultimi sette anni ho raggiunto il massimo di quello che potevo ed è stato un percorso insolito perché i cantautori danno il meglio di sé nei primi dieci anni di carriera. Nel mio caso incredibilmente non è così. Io non ho cambiato atteggiamento nei confronti della musica, nella fase iniziale puoi sperimentare, ognuno ha una caratteristica e riesce a mettersi a fuoco come artista, c’è chi è più bravo a descrivere una stagione della vita piuttosto che un’altra. Io penso di essere più bravo a raccontare le tematiche non dell’adolescenza o della giovinezza, ma il confronto con la vita adulta, quindi crescendo sono migliorato, nel senso che se hai caratteristiche delicate la giovinezza ti dà quell’idea di essere imberbe e perdi in graffio, in potenza espressiva, quando il corpo invece inizia a diventare più rugoso le parole che dici prendono più spessore, perché sono dette da un uomo adulto, che ha vissuto delle esperienze. Così anche attraverso la musica affronti degli argomenti più profondi, il mio linguaggio diventa più poetico nel momento in cui lo colleghi a un uomo che è passato attraverso diverse fasi della vita. Per questo ritengo una fortuna essere andato a fuoco più tardi rispetto ad altri artisti, perché mi considero un potenziale narratore anche della vecchiaia”.

niccolo-fabi-2017 (1)

“Diventi Inventi” è quindi un nuovo punto di partenza?

“A volte con le frasi riportate sui giornali si creano fraintendimenti (in riferimento alla notizia non vera relativa alla decisione di Niccolò Fabi di lasciare la musica, ndr). Si sa come funziona il fatto dei titoli ad effetto… è indubbio che sia riuscito a concretizzare quello che volevo, parlare di quel tipo di cose raggiungendo una gratificazione di rispetto e di affetto così grande nel momento in cui sono riuscito a togliermi di dosso una serie di pressioni che io stesso mi mettevo, per cui credo che questa sia una grande libertà all’interno di un viaggio meraviglioso, un punto di arrivo per un artista. Oltre quel tipo di canzone cantautorale che affronta certi argomenti non credo di poter andare. La sfida enorme sarà capire se sono in grado di poter fare altro. Non è che non me ne freghi più niente di fare musica, se uno ha una sensibilità artistica questa rimane, non ho intenzione di smettere di cantare, però non credo di poter far meglio su questo specifico universo. Quantomeno mi serve un periodo per occuparmi di altri progetti che non mi vedano come cantautore. I concerti degli ultimi anni sono stati meravigliosi, un concentrato di affetto, amore, lacrime, emozioni, ma il fisico mi sta dicendo di riposare un poco, di vivere la musica un po’ più come gioco, non solo come suonare canzoni proprie ma dedicarsi a un altro approccio. Bisogna mettersi alla prova, quando hai la fiducia di tante persone credo sia un obbligo dare loro sempre il meglio e sperimentare cose nuove. Nella canzone la banalità è all’ordine del giorno e se non hai un’ispirazione enorme è inutile scrivere, perché si rischia di proporre cose uguali”.

Hai mai avuto la sensazione di sentirti al posto sbagliato?

“Ho perennemente sentito la sensazione di essere al posto sbagliato, perché il mio carattere non è da cantante, non ho quel carisma e quella voglia di essere al centro dell’attenzione. Io quando mi sento osservato divento rosso, poi non sono strutturato fisicamente per reggere quella situazione. Prima sono stato musicante e suonatore, poi cantante. All’inizio ho sentito il disagio di stare al centro di un’attenzione mediatica, il primo Sanremo non andò molto bene ma nacque un personaggio che però non ero io, perché ci vuole tempo per dimostrare quello che sei, io non sono forte con una canzone singola ma so che se vieni a seguire un mio live in quelle due ore ti faccio stare bene. Quel disagio è diventato la mia forza comunicativa, nel momento in cui ho trovato il modo per esprimerlo artisticamente. Non è detto che le persone vogliano solo artisti sicuri di sé, ci vuole anche qualcuno che parli di cose diverse, poi ognuno ha un suo modo di scrivere e di essere. Ad esempio dietro il fisico di Vasco e dietro la sua poetica c’è una sfumatura dell’uomo che le persone vogliono ascoltare, io ho trovato un mio modo  di comunicare e raccontare attraverso la mia musica”.

In cosa ti senti cambiato rispetto agli inizi della tua carriera? 

“Oggi sono molto più sicuro di me stesso e le cose  riescono meglio, è come quando giochi a pallone, se sei sicuro il dribbling riesci a farlo, altrimenti se hai paura non viene mai. La sicurezza che abbiamo in quello che facciamo diventa un aspetto importante per farti  compiere una determinata azione. Nel momento in cui ho acquisito tutto ciò è avvenuto  il grande cambiamento”.

Di seguito la tracklist del doppio cd “DIVENTI INVENTI 1997-2017”: CD1 DIVENTI INVENTI: Il Giardiniere 2017 – È non è 2017 – Una somma di piccole cose – La promessa 2017 – La bellezza 2017 – Facciamo finta – Ecco 2017 – Filosofia agricola – Rosso 2017 – Il mio stato 2017– Una mano sugli occhi – Una buona idea 2017 – Solo un uomo 2017 – Lasciarsi un giorno a Roma 2017 – Costruire 2017 – Diventi inventi. Cd2 RARITIES: Senza capelli Demo – Dieci centimetri Demo – Elementare Demo – La mia fortuna Demo – Come sarà salvare il mondo Demo– Soltanto uno sguardo Demo – Il primo della lista Demo – Un passo alla volta Demo – Attesa e inaspettata Live.

“DIVENTI INVENTI 1997-2017” (Universal Music) verrà raccontato da Niccolò Fabi nelle Feltrinelli delle principali città italiane. Questi tutti gli appuntamenti: venerdì 13 OTTOBRE a ROMA (Via Appia Nuova, 427 – ore 18.00), sabato 14 ottobre a TORINO (Stazione Porta Nuova – ore 17.00), domenica 15 ottobre a GENOVA  (Via Ceccardi, 16 – ore 17.00), lunedì 16 ottobre MILANO (Piazza Piemonte, 2– ore 18.30), mercoledì 18 ottobre a BOLOGNA (Piazza Ravegnana, 1 – ore 18.00), giovedì 19 ottobre a VERONA (Via Quattro Spade, 2 – ore 18.00), 22 ottobre a FIRENZE (Piazza della Repubblica – ore 17.00), 23 ottobre a NAPOLI (Piazza dei Martirti) e il 24  ottobre a BARI (Via Melo, 119 – ore 18.30).

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