di Francesca Monti
Si intitola “Sconfinando” (Ala Bianca Records distribuzione Warner), il nuovo disco di Giorgio Conte, che contiene 15 brani più una bonus track, tra inediti e cover di grandi successi, riproposti dal grande cabntautore in chiave sinfonica, grazie alla partecipazione dell’Orchestra “Duchessa di Parma” diretta dal Maestro Alessandro Nidi.
L’album ha il triplice scopo di stupire, con nuovi fascinosi vestiti con cui sono addobbate le canzoni, come ad esempio Deborah, un R&B che diventa una lenta milonga, confortare con brani come l’accorato arrangiamento sinfonico di Stringimi forte e rallegrare con ironici e scoppiettanti arrangiamenti come il can-can della nuova versione di Gnè gnè, piena di brio ed invenzioni strumentali.
“Sconfinando” è un album sontuoso ed elegante anche nella copertina ideata e realizzata dal maestro Ugo Nespolo, che ha creato un caleidoscopio di forme e colori diversi per rappresentare la molteplicità dei temi e dei suoni racchiusi in questo nuovo lavoro.
Abbiamo avuto il grande piacere di incontrare Giorgio Conte alla Feltrinelli di Milano. Ecco cosa ci ha raccontato.

Giorgio ci può raccontare com’è nato questo nuovo progetto?
“Come spesso accade nella vita le circostanze giocano in un certo modo, sono andato ad Asti a vedere uno spettacolo di Moni Ovadia, “Il nostro Enzo”, un omaggio a Jannacci e aveva questa orchestra molto brillante, diretta da un maestro vero, con bacchetta, che strizzava l’occhio alle canzoni di Jannacci ed era quindi divertente. A fine concerto sono andato a salutare Ovadia e ho conosciuto il maestro Alessandro Nidi che ha manifestato una certa simpatia nei miei confronti e, da cosa nasce cosa, ci siamo sentiti e abbiamo deciso di fare insieme questo esperimento. E’ la prima volta che mi affido alla cura di un’altra persona, infatti ho quasi sempre diffidato anche dei grandi maestri o arrangiatori, perchè mettono molto di loro nelle canzoni e le snaturano. Però questa volta con il maestro Nidi siamo andati a braccetto e il risultato è stato soddisfacente”.
Come mai ha scelto come titolo “Sconfinando”?
“In realtà è un titolo che mi è stato suggerito da Vincenzo Mollica, che mi ha raggiunto al telefono mentre stavo superando il valico per andare in Svizzera a suonare. Mi ha chiesto cosa stessi facendo e io ho risposto: “Sto sconfinando”. Vincenzo allora mi ha detto “Bel titolo per un disco”. Poi c’è anche un aggancio, nel senso che in questo album io sconfino dal mio orticello dei miei precedenti dischi, sempre fatti con i miei musicisti, in piccole formazioni, perchè ho pensato che qualche mia canzone, tra le più conosciute che ho scritto, meritasse una veste più importante”.
In base a quale criterio ha scelto le cover da inserire nell’album?
“Per quanto riguarda le cover ci siamo detti che era inutile rifare i brani sul modello originale, quindi abbiamo cercato di stravolgerli. Così Deborah è diventata una milonga, Gnè Gnè un can-can, Una giornata al mare un bel bolero. Avevo due-tre canzoni che avevo in mente di addobbare a festa, poi il mio non è uno sconfinamento totale perchè ci sono pezzi fatti ancora con il piccolo organico. E’ una sorta di atterraggio morbido”.

Com’è nata la collaborazione con il maestro Ugo Nespolo che ha ideato e disegnato la copertina?
“Tra le idee c’era anche quella di realizzare una versione in vinile del disco, adesso pare sia tornato di moda e si dice anche che le canzoni si sentano meglio che sui cd, e siccome avevo intenzione di fare una bella copertina e conoscevo Ugo Nespolo che è un pittore di Torino di fama internazionale, appassionato di canzoni, gli ho chiesto se voleva realizzare la mia copertina. Lui ha accettato, tra l’altro ne aveva già creata una per un disco di Juliette Gréco, e alla fine ha ideato questa per “Sconfinando” e devo dire che a me piace molto”.
Come vede cambiata la musica oggi rispetto a quando ha iniziato la sua straordinaria carriera?
“A quei tempi non c’era il rap, non esisteva questo tipo di musica, e poi è cambiato il pubblico che adesso è un po’ confuso, ci sono tanti generi, mentre la canzone d’autore è un po’ in declino. Oggi si cerca di fare dei singoli che abbiano subito successo, fregandosene se durano nel tempo o meno, non c’è più pazienza per ascoltare, approfondire. Poi c’è anche il fatto che la musica si sente dappertutto, invece dovrebbe essere più rarefatta”.
Attualmente è in tour per presentare il nuovo disco…
“Abbiamo fatto un primo concerto a Roma all’Auditorium Parco della Musica, poi siamo stati al Teatro Menotti di Milano, quindi andremo a Locarno, Casale Monferrato, il 29 novembre ad Albenga e ovviamente non poteva mancare il mio Teatro Alfieri ad Asti, a gennaio”.
Lei è un artista poliedrico, cantautore, scrittore anche di diversi libri, ha firmato la colonna sonora di film. C’è qualche altro progetto all’orizzonte?
“No, al momento sono concentrato su questo disco, poi si vedrà”.
Giorgio Conte presenterà il nuovo album con un tour in cui sarà accompagnato dall’Ensamble Orchestra Sinfonica Duchessa di Parma, costituita da Alessandro Nidi (piano), Alberto Parone (batteria e basso vocale), Bati Bertolio (fisarmonica e vibrandoneon), Quintetto “Duchessa di Parma” (4 archi e polistrumentista fiati).
