Quinto appuntamento, domenica 5 novembre alle 20.30 su Rai3, con “Le ragazze del ’68”: le storie di Diana e Lorenza

Quinto appuntamento, domenica 5 novembre alle 20.30 su Rai3, con “Le ragazze del ’68″. Protagoniste del programma sono dodici donne che nel 1968 avevano circa 20 anni e che hanno vissuto in prima persona il grande cambiamento del ruolo femminile nella società dell’epoca, quando l’onda delle contestazioni degli Stati Uniti raggiunse l’Europa e anche l’Italia, dando il via ad una vera e propria rivoluzione politica, ideologica e sociale che ha cambiato in profondità l’immagine della donna italiana: dalla moda, al lavoro, fino ai costumi sessuali.
La quinta puntata della serie racconta le storie di Diana e Lorenza.
Diana è nata a Napoli. Di famiglia borghese, nel ’68 aveva 24 anni ed era insegnante di educazione fisica in un istituto d’arte. Subito si è schierata con i ragazzi, in favore di un cambiamento culturale della scuola. Le istanze politiche di quegli anni vengono integrate da Diana con i suoi principi cattolici (è impegnata nel sociale e nel volontariato) facendole trovare un nuovo equilibrio. Ancora oggi è particolarmente attiva nelle attività politiche e sociali del suo quartiere. “Il ’68 è stato quel momento in cui la cultura ha potuto essere garantita per tutti: è lì il punto di partenza. Ma è stato anche la scoperta che la mia vita aveva un senso. Avevo un raggio di luce da dover percorrere. C’era, su di me, un disegno d’amore speciale.”
Nata a Milano, anche lei in una famiglia borghese, nel ’68 Lorenza conduce una “doppia vita”: ha 21 anni, è fidanzata e sta per sposarsi, ma contemporaneamente inizia a provare attrazione per una sua collega, conosciuta in uno studio di architettura. Il coming out è arrivato dopo 7 anni. Quindi il collettivo femminista, l’attivismo gay, il gruppo di autocoscienza e, nel 2016, l’unione civile con la sua compagna. “Avevo un personaggio da portare con me e non ero io. E questa è una roba che non si può reggere a lungo. La parola lesbica era assolutamente impronunciabile, era il silenzio, non esisteva. L’omosessualità stessa non esisteva”.

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