il 4 DICEMBRE AD ABANO TERME TORNA “STORIE DI PIOMBO”, IL DOCUFILM DI TONI ANDREETTA SUGLI ANNI DI PIOMBO A PADOVA

Nell’ambito della rassegna “Racconti di Confine” diretta da Michele Angrisani, lunedi 4 dicembre 2017, alle ore 21, alla Biblioteca civica di Abano Terme (PD), sarà proiettato “Storie di Piombo”, il docu-film di Toni Andreetta con protagonista il sociologo Sabino Acquaviva, presentato lo scorso anno nello spazio Regione alla 73. Mostra d’ Arte Cinematografica di Venezia. La serata ad Abano sarà introdotta da Michele Angrisani alla presenza dell’autore. Narrare la Padova degli anni ’70 con la voce e l’esperienza di chi quegli anni di piombo li ha vissuti è il racconto di Toni Andreetta, regista padovano che, confrontandosi con Acquaviva, ripercorre la vita sociale e politica della città euganea all’imbrunire degli anni ’70.

Ne è uscita una docu-fiction dal titolo “Storie di piombo”, sorta di omaggio a Sabino Acquaviva, sociologo e scrittore autorevole, allora preside della facoltà di Scienze Politiche, scomparso nel 2015, famoso nel mondo per il suo saggio “L’eclissi del sacro nella civiltà industriale”. In quel periodo Acquaviva fu senza dubbio protagonista importante, in quanto preside della facoltà di Scienze Politiche a Padova, negli anni 1977-1978. “Gli strumenti ideologici di sovversione e rivoluzione, tra questi principalmente il modello marxista-leninista, utilizzati dai ribelli di allora – racconta Acquaviva – appartenevano al passato, quindi destinati al fallimento. Mentre forse il futuro del mondo si stava preparando nei laboratori, nei centri di ricerca scientifica, tra coloro che lavoravano senza avere coscienza del significato politico di quanto andavano facendo, io penso – dice sempre Acquaviva – che le vere rivoluzioni che cambiano la qualità della vita della gente siano quelle tecniche scientifiche.

Il film è prodotto da Videolab di Michele Parisi, con la consulenza scientifica di Carlo Alberto Zotti Minici, promosso dal Dipartimento dei Beni culturali dell’Università di Padova col sostegno della Regione Veneto. Al riguardo, il regista sostiene che non vuole essere un documentario descrittivo dei fatti. Spiega Andreetta: “Era da tempo che avvertivo la spinta a documentare, attraverso i racconti e le immagini della Padova di allora, quanto di quella temperie, oggi quasi del tutto rimossa, rimane nella memoria della gente, ma, ripeto, non si tratta di una ricostruzione storica documentaria di quegli anni, ho cercato di dare respiro a ciò che rimane, come emozione, nel cuore della memoria di quegli anni difficili e pericolosi, quando Padova era divenuta *città laboratorio* per gruppi sovversivi ed eversivi, di sinistra ma anche, in misura non certo minore, di destra”.

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