Storie straordinarie raccontate da giornalisti fuori dall’ordinario. Sono quelle di Inviati speciali, il nuovo programma di Rai3, in onda per cinque puntate dall’ 1 al 5 gennaio, alle 20.20. Gli inviati speciali sono persone sedute su una carrozzina per via di un incidente stradale, madri di ragazzi autistici, giovani donne nate e cresciute senza braccia, ma anche professionisti “normodotati” con il pallino delle storie “diverse”. Tutti hanno in comune il fatto di esser giornalisti o blogger, di lavorare a titolo di volontariato e di essere legati, in un modo o nell’altro, al tema della disabilità. I loro nomi sono Alessandro Cannavò, Antonio Malafarina, Claudio Arrigoni, Simona Atzori, Simone Fanti, Simonetta Morelli
Il racconto di “Inviati speciali” parte da una riunione di redazione, come avviene in tutte le testate. Dopo aver discusso le proposte dei redattori si decide quale storia seguire e la si affida ad uno dei giornalisti. L’inviato speciale, a sua volta protagonista di una vicenda umana importante, parte per il suo reportage. Segue i protagonisti nei loro luoghi, conosce il loro ambiente, parla con le persone che li conoscono e così facendo racconta la loro storia.
Sono vicende umane forti, contemporanee, niente affatto buoniste. Vicende che parlano di sentimenti e tematiche universali come amore, amicizia, lavoro, innovazione, arte: come la storia dello scultore non vedente Felice Tagliaferri o quella di Giambattista Tshiombo un medico tetraplegico che sta muovendo i primi passi con l’esoscheletro o ancora l’esperienza del gruppo degli “Spingitori” che partecipano alla maratona col loro amico Fabrizio in carrozzina.
Le storie di “Inviati speciali” toccano il cuore e fanno riflettere, facendo entrare il telespettatore in contatto con mondi nuovi. Mondi complessi, a volte duri e faticosi, altre belli e commoventi. Mondi ricchi di umanità e abilità diverse. Ma non siamo, in fondo, tutti diversi?
“Inviati speciali”, liberamente ispirato all’esperienza di InVisibili, il blog del Corriere della Sera, è un programma di Marco Piazza e Vito Foderà con la regia di Gabriele Gravagna.
