Papa Francesco durante l’omelia della Santa Messa di Capodanno ha detto: “La Madre custodisca quest’anno e porti la pace di suo Figlio nei cuori e nel mondo. Anche noi, cristiani in cammino, all’inizio dell’anno sentiamo il bisogno di ripartire dal centro, di lasciare alle spalle i fardelli del passato e di ricominciare da cio’ che conta. Ecco oggi davanti a noi il punto di partenza: la Madre di Dio. Perchè Maria è esattamente come Dio ci vuole, come vuole la sua Chiesa: Madre tenera, umile, povera di cose e ricca di amore, libera dal peccato, unita a Gesu’, che custodisce Dio nel cuore e il prossimo nella vita. Per ripartire, guardiamo alla Madre. Nel suo cuore batte il cuore della Chiesa”. Il Papa ha indicato il modo semplice per imitare Maria: “Ritagliare ogni giorno un momento di silenzio con Dio è custodire la nostra anima; e’ custodire la nostra liberta’ dalle banalita’ corrosive del consumo e dagli stordimenti della pubblicita’, dal dilagare di parole vuote e dalle onde travolgenti delle chiacchiere e del clamore. La festa di oggici dice che per andare avanti occorre tornare indietro: ricominciare dal presepe, dalla Madre che tiene in braccio Dio. La devozione a Maria non e’ galateo spirituale, e’ un’esigenza della vita cristiana. Guardando alla Madre siamo incoraggiati a lasciare tante zavorre inutili e a ritrovare cio’ che conta. Il dono della Madre, il dono di ogni madre e di ogni donna e’ tanto prezioso per la Chiesa, che e’ madre e donna. E mentre l’uomo spesso astrae, afferma e impone idee, la donna, la madre, sa custodire, collegare nel cuore, vivificare. Perche’ la fede non si riduca solo a idea o dottrina, abbiamo bisogno, tutti, di un cuore di madre, che sappia custodire la tenerezza di Dio e ascoltare i palpiti dell’uomo. E il silenzio ci dice che anche noi, se vogliamo custodirci, abbiamo bisogno di silenzio”.
Il Papa ha poi rivolto un pensiero particolare ai migranti durante l’Anmgelus in Piazza San Pietro: “Abbiamo bisogno di rimanere in silenzio guardando il presepe. Perche’ davanti al presepe ci riscopriamo amati, assaporiamo il senso genuino della vita. E guardando in silenzio, lasciamo che Gesu’ parli al nostro cuore: che la sua piccolezza smonti la nostra superbia, che la sua poverta’ disturbi le nostre fastosita’, che la sua tenerezza smuova il nostro cuore insensibile. Per questa pace, che e’ diritto di tutti, molti sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, ad affrontare fatiche e sofferenze, per favore non spegniamo la speranza nel loro cuore; non soffochiamo le loro aspettative di pace. E’ importante che da parte di tutti, istituzioni civili, realta’ educative, assistenziali ed ecclesiali, ci sia l’impegno per assicurare ai rifugiati, ai migranti, a tutti un avvenire di pace”.
