SPECIALE SANREMO 2018: INTERVISTA CON MUDIMBI, IN GARA TRA LE NUOVE PROPOSTE CON IL BRANO “IL MAGO”

Ha lasciato il lavoro in officina per dedicarsi al suo grande amore, la musica e ora salirà sul palco dell’Ariston in gara tra le Nuove Proposte con il brano “Il Mago”. Stiamo parlando di Michel Mudimbi, l’eclettico rapper di origini italo-congolesi dall’ironia e spontaneità coinvolgenti, che considera Sanremo non come un punto di arrivo ma di partenza.  La canzone ‘Il Mago’, che sarà contenuta nel suo primo disco “Michel” in uscita il 9 febbraio, racconta di come sia possibile e necessario far fronte alle negatività e alle sfortune del quotidiano concentrando la propria attenzione sulle cose positive, prendendo la vita con leggerezza. Per questo Michel, come suo amuleto, ha scelto Orietta Berti, che già negli anni ‘70 lanciava lo stesso messaggio con “Finchè la barca va”.

Mudimbi, il cui vero nome è Michel Mudimbi (San Benedetto del Tronto, classe 1986), è cresciuto senza padre, con la madre che è una guida fondamentale per lui, e dopo dieci anni di lavoro in officina si è licenziato e ha iniziato a fare rap, scrivendo tutti i suoi brani e curando personalmente tutti i suoi videoclip. Nel 2017 è arrivata la firma con Warner Music, ha aperto il concerto di Samuel all’Alcatraz di Milano, e partecipato al Red Bull Culture Clash nella crew “Milano Palm Beach”.

Abbiamo incontrato Mudimbi a Milano per parlare di Sanremo e del suo disco. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Michel, quali sono le tue sensazioni a pochi giorni dall’inizio del Festival di Sanremo?

“In questo momento inizio a vedere Sanremo come un ulteriore punto di partenza, sono consapevole dell’esposizione mediatica e so che devo fare bene soprattutto sul palco. Mi rifiuto di vedermi come qualcuno che è arrivato. Sanremo è appunto un punto di partenza, come quando mi sono licenziato dall’officina per fare musica o quando ho firmato per Warner. Ci sono una serie di fattori a prescindere dalla canzone o dal personaggio che una volta mescolati possono decretare il successo o il fallimento del brano o del cantante che si presenta al Festival. È anche un po’ una roulette russa, io sono molto sicuro di me ma non ho la presunzione di sapere come andrà a finire. La scelta di portare Il Mago nasce dal fatto che non sarei stato capace di scrivere una canzone d’amore perché vengo da un percorso diverso, andare a Sanremo con un brano che non mi rappresenta sarebbe stato controproducente, quindi ho fatto una scelta coerente”.

Il mago è una canzone che guarda alla realtà in modo positivo…  

“Dovete pensare a Il mago come un promemoria che faccio a me stesso, cerco di tenere ben chiaro il focus sul fatto che nonostante il quotidiano sia disseminato di grandi e piccole sfighe che magari ci rovinano la giornata, si possa anche fare a meno di soffermarci su queste cose e concentrarci invece su qualcosa di positivo che è successo. La butto anche sul personale quando parlo di mia madre. Sono stato cresciuto solo da lei, ma non ho mai guardato a me come a un ragazzino a cui mancasse qualcosa, è tutto uno stato mentale in cui ti poni. Il Mago è un titolo che ho scelto perché sembra quasi che per porsi in questo stato positivo serva una magia, in realtà con ironia dico che non serve una forza della natura per riuscirci”.

Come ti vedremo sul palco dell’Ariston?

“Io in generale non sono sobrio, sicuramente a livello scenico vogliamo fare arrivare energia sotto tutti i punti di vista, con visual e colori”.

Cosa ci racconti invece riguardo al brano “Giostre”?

“Giostre è un bel punto di partenza per me, inizialmente il mio rap era molto più duro, non che ora non lo sia, vedi ad esempio Schifo. E’ un brano molto intimo, un fondo di paura nel momento in cui l’ho pubblicato c’è stato perché non sai mai la gente come possa reagire ad una canzone, in realtà nei live vedo che il messaggio arriva. L’ho scritta quando il licenziamento era alle porte, mi sono detto devo fare quello che mi fa stare bene, non devo mettere la felicità in secondo piano perché prima di tutto c’è la responsabilità e l’abbiamo soprattutto nei confronti della nostra felicità, quindi dobbiamo ostinarci a fare quello che ci fa stare bene”.

Nel disco c’è un altro singolo inedito “Amemi”… 

“Questo brano è nato da una chiacchierata con Andrea Bonomo, è un modo per guardare a tutti quegli accadimenti di routine della mia vita che visti da fuori potrebbero sembrare monotoni, pessimi, fastidiosi, perché sono clichè che si ripetono in continuazione e alla fine mi strappano un sorriso, avolte di disperazione (ride). Tengo molto a questo pezzo perché sono riuscito a coinvolgere un coro di bambini. Parlando con Bonomo ho detto: chi meglio dei bambini potrebbe pronunciare questa frase, Amemi, grammaticalmente non corretta? Con Stefano Luciani siamo riusciti a far cantare il ritornello a questo gruppo di bimbi di 9 anni, tutte femmine tranne un maschietto. Quando l’ho sentito mi si è aperto un mondo, era proprio quello che avevo immaginato”.

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Questo ritorno alla spontaneità tipica dei bambini è il motivo per cui hai scelto come cover del disco una tua foto da bambino?

“Io sono convinto che quello che bisognerebbe fare è cercare di tornare un bel po’ indietro a quando eravamo bambini, perché oggi abbiamo tante consuetudini, tanti modi di vedere il mondo che negli anni ci siamo o ci hanno messo in testa, io punto molto all’età dell’innocenza perché in quel periodo qualsiasi cosa dici ti viene perdonata in quanto la stai dicendo con il cuore, quindi anche quando scrivo per me è importante che le canzoni non risultino costruite ma spontanee. Ho pensato: se pretendo di essere quello onesto e spontaneo musicalmente parlando, non posso fare un disco con una cover che vada decodificata, perciò mettiamoci il nome di battesimo e la mia faccia da bambino”.

Tra gli artisti in gara a Sanremo tra i Big e le Nuove Proposte c’è qualcuno che ti piace maggiormente?

“Riguardo i Big, non ho ancora avuto modo di ascoltare le canzoni ma se devo fare un nome dico Nina Zilli perché abbiamo lo stesso fonico (ride). Tra i Giovani a me piace tanto Mirkoeilcane sia come persona sia come artista, e abbiamo instaurato una bella amicizia. Quando ho sentito la sua canzone durante le prove sono rimasto a bocca aperta”.

Sei stato paragonato a Stromae. Come vivi questo confronto? 

“L’album è stato scritto prima che iniziassi a venerare Stromae, perché per me lui è un punto di riferimento. Diversi addetti ai lavori mi hanno detto che ci sono punti in comune tra me e lui soprattutto inerenti al live, ci sono aspetti di me che avevo in progetto di limare e Stromae lo vedo come la versione ripulita di Mudimbi, quindi se c’è la possibilità di imparare e migliorare ben venga, sono sempre aperto a riconsiderare quanto fatto finora”.

a cura di Francesca Monti

 

 

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