CONTEMPORANEA2018: LINGUA DI CANE, uno spettacolo di Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx, al Teatro Menotti dal 17 al 22 aprile

Alla seconda edizione di CONTEMPORANEA2018, il progetto triennale avviato nel 2017 dal Teatro Menotti legato alle nuove creatività, nell’ottica di promuovere giovani talenti per un ricambio generazionale, partecipa la Compagnia dell’Arpa con LINGUA DI CANE, uno spettacolo di Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx, ideato, prodotto e realizzato a Enna, con un cast di attori tutti ennesi.

Lingua di cane, festeggiato dalla critica e applaudito dal pubblico, arriva finalmente a Milano al Teatro Menotti dal 17 al 22 aprile dopo aver toccato, tra le altre piazze italiane, Palermo, Trevi, Bologna.

Dopo aver debuttato la scorsa stagione al Teatro Garibaldi di Enna, lo spettacolo è stato ospite alle Orestiadi di Gibellina 2017, al Teatro Biondo di Palermo per il Festival delle Letterature migranti 2017 e al Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari.

Dopo Milano la tournée di Lingua di cane riprenderà il 17 e il 18 novembre dal Teatro Quarticciolo di Roma, per Teatri in Comune.

Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia dell’Arpa – Compagnia residente, Teatro Garibaldi di Enna, diretto da Mario Incudine, con il sostegno dell’Università Kore di Enna e dall’Assessorato Regionale al Turismo e allo Spettacolo.

In scena gli attori Franz Cantalupo, Sara D’Angelo, Elisa Di Dio, Noa Di Venti, Mauro Lamantia e Salvatore Galati, con le musiche di Mario Incudine, Francesca Incudine e Sergio Beercock.  Le scene e i costumi sono di Daniela Cernigliaro, con la collaborazione di Luca Manuli, i movimenti di scena di Maria Grazia Finocchiaro, il disegno luci di Marcello d’Agostino. Assistente alla Regia è Simona Sciarabba.

La drammaturgia dello spettacolo, assieme a tutta la sua avventura creativa, sono confluite recentemente in una pubblicazione edita dalla casa editrice palermitana il Glifo, con il titolo Lingua di cane. Dal processo creativo alla messa in scena, per la collana Ingranaggi. Il volume, curato da Filippa Ilardo che ne ha scritto anche la prefazione, con la postfazione di Tommaso Chimenti e le fotografie di Toto Clemenza e Giovanni Battaglia, è stato presentato al Teatro Massimo di Palermo durante il Festival delle Letterature migranti 2017 e verrà presentato giovedì 19 aprile alle 15.30 all’ Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in un incontro con gli autori e gli studenti, a cui parteciperanno Laura Peja, Docente di Discipline dello Spettacolo, Roberta Carpani, Docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo, Claudia Cannella giornalista e critico teatrale e Renzo Francabandera, critico teatrale.

“Lingua di cane affronta un tema di tagliente attualità, il tema dei migranti.

Disperso che vuol dire? Che uno è vivo oppure no? Nel mondo si vive o si muore, giusto? Ma sparire no, quello ti giuro io che è impossibile. Manco la magia ci può!  Perché il mondo, quello una palla è e uno da qualche parte su sta palla deve essere!

Lingua di cane è la lingua di chi non ha voce per parlare, di chi ansima, di chi elemosina un pezzo di pane, di chi non merita un rispetto, una vita e una morte da uomo, come se uomo non lo fosse mai stato.

Lingua di cane è, in realtà, un pesce di mare della famiglia Pleuronectidae, una sogliola, che vive adagiata sui fondali sabbiosi, piatta come una lingua di cane che sta lì, invisibile, con le sue braccia aperte, come uno di quei tanti morti che in quello stesso fondale invisibili lo sono sempre stati e che, forse, sono nati per essere invisibili, per attraversare una vita come si attraversa un deserto, senza speranze, senza possibilità.

Esseri umani invisibili, senza nome, vissuti su un confine oltre cui la morte diventa un’appuntamento più che una fatalità. Una fatalità destinata a chi ha creduti di volare e un istante dopo si è ritrovato sotto il mare, a chi è si è messo in cammino ma è come se non fosse partito mai.

Ed è di questi viaggi senza un approdo, di questi desideri, di queste speranze, che non sono diverse da quelle di ciascuno di noi, che vogliamo parlare. Noi, che questi viaggi e queste morti le abbiamo conosciute, provate, che le abbiamo incise nel nostro albero genealogico, che abbiamo una storia fatta di croci da onorare, in Belgio, in America, in Australia, in Africa e persino in Italia. Noi che abbiamo conosciuto il destino di chi non è niente di più che una lingua di cane, ci troviamo ora a contare altri morti che non ci appartengono, per i quali non abbiamo responsabilità, per i quali allarghiamo le braccia prima che ci venga la tentazione di protenderle in avanti.

Lingua di cane attraversa, sogni, storie, paure, amicizie, inimicizie, addii, tradimenti e speranze, dando voce a storie semplici e pensieri che non è difficile pensare me doloroso ammettere, perché non sempre la verità è scontata, non sempre la verità è una sola e semplice da raccontare, perché non sempre la verità c’è e a volte è così brutta da non volerla guardare”, racconta Giuseppe Cutino.

 

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