FINALE DI CHAMPIONS, DALLA MASTER COACH MARINA OSNAGHI LA GUIDA PRATICA ALLA VITTORIA PER GLI ”UNDERDOG” DEL LIVERPOOL

Il più ricco palmares internazionale, con ben 12 Coppe dei Campioni in bacheca, una squadra stellare con i più forti interpreti in ogni ruolo del campo e il cinque volte Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo nell’undici titolare. Il Real Madrid, guidato da Zinedine Zidane, si presenta alla finale di Champions League di Kiev da grande favorito al cospetto di un Liverpool che ha chiuso la Premier in quarta posizione a 25 punti dal City di Guardiola. I Reds si presentano quindi a Kiev senza i favori del pronostico, con i bookmakers scettici in merito a un eventuale successo degli uomini di Klopp, considerati dei veri e propri “underdog”, termine nato nel XIX secolo per indicare il cane sfavorito nell’arena durante cruente lotte oggi vietate. Ma come è possibile per il Liverpool trasformarsi da“underdog” a “topdog”? Secondo gli esperti nel campo delle performance sono necessari innanzitutto un mix di adrenalina ed eccitazione, unito a una calma interiore che assorba lo stress e permetta di restare lucidi, attingendo a tutte le proprie forze e risorse.

“La vita di un atleta è focalizzata a migliorare la performance, in un inesorabile confronto con quelle dei colleghi – afferma Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che collabora con grandi aziende e importanti professionisti per il raggiungimento dei propri obiettivi – L’allenatore non deve mai perdere occasione di stimolare lo stato mentale dei propri giocatori e spingerli, sfidarli, renderli consapevoli di se stessi verso la vittoria. La forma fisica perfetta e il gioco tecnico impeccabile potrebbero soccombere di fronte alla tensione o alla paura di perdere l’occasione di tornare in finale dopo 11 anni, restando ancora una delle squadre più blasonate, ambendo al sesto titolo, su un campo dove incontreranno da sfavoriti underdog un temibile avversario come il Real Madrid”.

Una condizione che per la scienza porta con sé quantomeno il favore del pubblico: secondo quanto pubblicato da Psychology Today, uno studio condotto dal prof. Josepth Vandello della University of South Florida ha rilevato come le persone “facciano il tifo” per quegli atleti, enti, politici o popolazioni già etichettati come perdenti soprattutto per due ordini di ragioni principali: gli underdog raccolgono consenso perché viene percepito che devono fare uno sforzo maggiore per tentare di prevalere e, inoltre, spesso dispongono di limitati mezzi finanziari. Il Liverpool quindi, grazie a questo naturale meccanismo psicologico, potrà beneficiare del sostegno di milioni di tifosi in tutto il mondo, speranzosi che ancora una volta il piccolo “Davide” possa sconfiggere il grande “Golia” del calcio internazionale:ma qual è la chiave per far sì che questo possa accadere?

“Per fare questo bisogna inevitabilmente lavorare sullo stato mentale di ognuno, sia individualmente sia in gruppo attraverso il Bilancio Cognitivo – conclude Marina Osnaghi – Va prima creata la ‘calma potenza’ e poi va stimolata l’eccitazione della gara. Per poter avere un vero e duraturo effetto bisogna raggiungere una consapevolezza concreta, che poi viene agita in campo; vanno quindi utilizzati dei veri e propri processi con fasi specifiche che potenziano l’individuo e la squadra, tecniche che vanno ripetute più volte, tenendo conto che l’essere umano impara dalle esperienze concrete e spesso tende a cancellare gli apprendimenti nati dalla sconfitta, perché quando si sta male si cerca di evitare il pensiero piuttosto che approfondirlo, facendo apparire assurdo il fatto che ci possa essere qualcosa di buono in una situazione sfavorevole”.

Ecco infine le 10 fasi del Bilancio Cognitivo creato dalla master coach Marina Osnaghi che l’allenatore dei Reds, Jurgen Klopp, deve far “compilare” ai giocatori per trovare le risposte motivazionali in grado di condurre al trionfo gli “underdog” del Liverpool nella finale:

1)  Definisci un lasso di tempo su cui fare il bilancio cognitivo (Il periodo deve partire dal momento del bilancio andando a ritroso: di solito vanno considerati gli ultimi 6 mesi, un anno, cinque, fino a dieci)

2) Definisci un’esperienza significativa nel lasso di tempo e cos’hai imparato da questa

3) Cos’altro hai imparato? (La tecnica della ripetizione aumenta la consapevolezza)

4) Che effetto hai avuto sulla performance grazie agli apprendimenti? (Se è una squadra e si lavora in gruppo bisogna raccogliere tutte le voci)

5)  Ritorna a quel momento di effetto, come stava il tuo corpo? (Attenzione, le domande 5 e 6 vanno poste solo per gli effetti positivi, per gli stati negativi si raccoglie la risposta e si passa alla domanda 7)

6) Come chiameresti la sensazione e come pensi di poter farla rivivere a inizio e durante la partita?(Con ad esempio un gesto fisico, come stringere la mano a pugno)

7)   Cosa puoi fare per aiutare il tuo cuore a sostenere il tuo corpo e la tua mente?

8) Quanto coraggio è necessario per continuare a lottare?

9)  Come puoi integrare questo coraggio nella vita?

10)   Che contributo puoi dare alla squadra e quale vuoi ricevere dal team?

A conclusione del bilancio cognitivo, fai un riepilogo finale della coscienza consapevolizzata e rientra in campo per proseguire il lavoro atletico

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