Il synth-pop malinconico e immaginifico di Lucia Manca arriva finalmente a Roma sabato 9 giugno all’interno del Roma Pop Fest

Il synth-pop malinconico e immaginifico di Lucia Manca arriva finalmente a Roma sabato 9 giugno all’interno del Roma Pop Fest, storico festival romano che dopo quattro anni torna a ospitare il meglio della scena indie- pop italiana.

Lucia porta per la prima volta nella Capitale “Maledetto e Benedetto”, il suo nuovo album uscitoper Malinka Sound/peermusic prodotto da Matilde Davoli.

Un disco libero dai trend del momento, immerso in un’atmosfera nostalgicamente patinata eppure lontano da ogni ipotesi di revival. Come fosse una fotografia in alta definizione con colori pastello d’antan.

Ascoltare “Maledetto e Benedetto” è come tornare con la mente ai caldi tramonti estivi in spiaggia: nel juke boxe del lido un brano dei Matia Bazar, i tuoi genitori ancora giovani e belli che con giusto distacco e inevitabile tenerezza osservano la tua adolescenza, i primi baci, i primi pianti d’amore. Lucia Manca è cresciuta con la canzone d’autore: Tenco, Bindi, Endrigo, Battisti, Vanoni, Mina, Patty Pravo, Celentano, Dalla. Ma è figlia del nostro tempo perché oggi ascolta artisti come Frank Ocean, Tennis e Grizzly Bear e così della nobile tradizione cantautorale dei nostri anni ’60, Lucia restituisce una raffinatissima immagine sinestetica, in cui il ricordo intimo parla la lingua dei synth.

L’album rappresenta una sfida per l’artista salentina: il coraggio di mettersi in discussione, cambiare strada e provare nuove soluzioni musicali e liriche.

Con una scrittura essenziale e per nulla citazionista, “Maledetto e Benedetto” racconta un mondo fragile e imperfetto che non ha paura di mostrarsi, di scoprirsi ed emozionarsi, dove i ricordi si mescolano agli auspici e le assenze si fanno presenze.

“Il disco – spiega l’artista – è nato dopo un lungo periodo di scrittura durante il quale ho raccolto tutte le mie esperienze. Ogni canzone è una mia personale prospettiva verso temi che riguardano l’amore. Non sempre inteso come rapporto di coppia, ma come sentimento forte verso luoghi, persone, ricordi…”.

Nelle otto canzoni dell’album, Lucia fa rivivere in un nuovo contesto contemporaneo ed estremamente personale atmosfere che ricordano la grande epopea delle colonne sonore del cinema italiano, firmate da immensi compositori come Piero Piccioni o Piero Umiliani, e dellalibrary music, con un’interpretazione vocale degna erede delle migliori voci pop della canzone nostrana e internazionale.

Un connubio tra passato e presente che passa anche per la strumentazione scelta da Lucia e suonata da Matilde Davoli e Andrea Rizzo (batterie e percussioni): synth e piani elettrici alternati a synth Vst come il Juno 106, batterie Rogers e caldi bassi Höfner, Organelle e Omnichord.

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