INTERVISTA CON KIOL: IL SINGOLO “BROKEN UP AGAIN”, L’APERTURA DEI CONCERTI DI NATALIE IMBRUGLIA E I PROSSIMI PROGETTI

Si intitola “Broken Up Again” (Join Records) il nuovo singolo di Kiol, il giovane talento italiano dalla perfetta pronuncia inglese, che è arrivato a lavorare con i musicisti di Paolo Nutini e il suo produttore Dani Castelar. A soli 20 anni, il talento torinese prestato all’Europa, ha già scritto più di 50 canzoni e ha suonato in più di 70 concerti in Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Olanda, Belgio, Austria, Italia, Svizzera e  Lussemburgo in locali e festival come l’O2 Academy Isligton, O2 Academy Oxford, O2 Academy Liverpool, Grand Social, Botanique, Melkeweg, Kulture Fabrik, The Garage, L’Old Blue Last, St.Pancras Old Church, Eurosonic, The Lousiana, Europavox Festival, Wavesvienna, Home Festival, MiAmi, Apolide, Surfana Festival e Unitarian Church.

A febbraio 2018 è stato invitato da Natalie Imbruglia ad aprire il suo tour in Inghilterra seguito poi da un tour con l’artista americana Sarah Darling.

Ha pubblicato il suo primo singolo ”Broken Up Again” su Deezer il 23 dicembre 2016 mentre l’ultimo “Hard Things”, uscito il 24 Novembre 2017, è stato prodotto presso il Grouse Lodge Studio in Irlanda dal produttore di Paolo Nutini, Dani Castelar e musicisti come Gavin Fitzjohn (fiati e pianoforte) e Dave Nelson (co-autore e chitarra) che sono conosciuti anche come Long Run. Il suo primo tour è iniziato nel gennaio 2017 e da allora non si è più fermato. Dal 13 gennaio 2017 la sua canzone “Wrinkless” è stata impiegata per una grande campagna pubblicitaria per la nuova FIAT 500 Deezer nel Benelux.

Ciao Alessandro, ci racconti com’è nato il singolo “Broken up again”?

“Avevo pubblicato un ep con la voce ancora da bambino su Soundcloud, e un amico, a cui piaceva la mia musica, mi ha detto: “la mia ragazza è partita per Londra dove resterà sei mesi, tornerà per il suo compleanno e vorrei farle una sorpresa. Che ne dici di suonarle una canzone sul tetto della mia macchina sotto al mio balcone?”. Sei mesi dopo l’ho fatto veramente, sono tornato a casa e avevo Broken up again particamente pronta, ispirato da questa storia che va e viene, tra partenze e ritorni”.

Sei partito da Torino e hai avuto un grande successo in tutta Europa. Come ti sei avvicinato alla musica e come mai hai scelto Kiol come nome d’arte?

“In quarta superiore ho iniziato a scrivere canzoni e ad avvicinarmi a questo mondo, poi mi hanno bocciato, sono andato a lavorare un paio di mesi in Irlanda, e la casa in cui abitavo era piena di amici, c’era una chitarra e suonavo per loro le cover di Nutini, Ben Howard, Bob Dylan. Loro impazzivano perché erano fan della musica folk e mi hanno detto: “d’ora in poi ti chiamiamo kiol, che vuol dire musica in gaelico”. In realtà si scrive ceol ma io per dare un tocco più internazionale ho aggiunto la kappa e ho scelto di chiamarmi così. Poi ho fatto il primo Ep e ho inviato i pezzi al mio attuale produttore Stefano Pesca, gli sono piaciuti e siamo partiti in tour, abbiamo fatto 75 concerti in Francia, Belgio, Olanda, Italia, Inghilterra. Ora abbiamo in progetto di fare più live in Italia. Aprirò i concerti dei Negrita a Torino, Milano e Genova. E poi ci sarà una session per registrare i singoli che usciranno nel 2018″.

Hai aperto i concerti del tour in Inghilterra di Natalie Imbruglia. Cosa ci racconti di questa esperienza?

“Ho girato tutta l’Inghilterra sposatndomi da solo da una città all’altra con uno zaino di 13 kg e una chitarra. Natalie dopo il concerto aveva da fare il meet e great e raramente avevo occasione di vederla, poi piano piano durante le date siamo diventati amici e l’ultima sera abbiamo fatto le 5 di mattina con lei e tutta la band. E’ una ragazza simpaticissima, ho un bel ricordo di questa esperienza”.

Con chi ti piacerebbe collaborare?

“Con chiunque stimi professionalmente di qualsiasi genere musicale, siano artisti conosciuti o sconosciuti. Adesso andrò a Londra tre anni a studiare songwriter alla BIMM e frequenterò un corso interessante con tanti giovani talentuosi con cui collaborare. Se guardo ai grandi dico Anderson Paak, Alabama Shakes, artisti stilosi che mi piacciono parecchio”.

di Francesca Monti

 

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