Stasera su Rai 3 in seconda serata appuntamento con Report Cult

Nella puntata di “Report cult” in onda lunedì 30 luglio, in seconda serata su Rai3, ci saranno quattro inchieste. La prima ha per titolo “Quanto ci Erode”, a firma di Lucina Paternesi. Stessa spiaggia, stesso mare? A ritrovarla la spiaggia! Lungo gli oltre 7000 chilometri di costa oggi il fenomeno dell’erosione rischia di far scomparire alcune tra le spiagge più amate dai turisti stranieri e italiani: Eraclea Minoa, in Sicilia, per esempio, e quelle lungo tutta la dorsale adriatica. Secondo i dati del ministero dell’Ambiente l’Italia in cinquant’anni ha perso più di 35 chilometri quadrati di coste. Le cause sono diverse: le correnti che mutano per effetto dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello dell’acqua, ma è soprattutto l’uomo causa dei suoi mali. La costruzione di moli, le opere civili lungo i litorali italiani mutano il flusso delle correnti. E il ripascimento è diventato un business milionario che ingrassa le ditte che operano in emergenza. Tra progetti a macchia di leopardo e pianificazioni mancate servirebbero oltre quattro miliardi di euro per rimettere a posto le coste italiane. Ma esiste un modo per risolvere il problema una volta per tutte?
La seconda inchiesta ha per titolo “Far west tattoo” ed è stata realizzata da Alessandra Borella. Un tatuaggio piccolo o grande ce l’hanno ormai oltre 60 milioni di persone in Europa. Sempre più giovani ne vogliono uno e vanno a farselo fare – spesso nel negozio dove è andato l’amico – senza chiedersi se il tatuatore è preparato o no. Una normativa comune europea per la formazione e sicurezza non c’è: paese che vai, legge che trovi. In Italia il far west arriva alle Regioni: in alcune si deve studiare 600 ore per l’attestato, in altre ne bastano due. Ci sono delle linee guida ministeriali che risalgono al 1998, ma non sono mai diventate legge. Eppure proprio noi italiani siamo i più “marchiati” d’Europa e il giro d’affari supera i 200 milioni di euro l’anno. Quanto a fondo conosciamo i rischi del “tattoo”? Poco, a giudicare da un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità. E le sostanze che ci infiliamo sottopelle? Per niente. Eppure le analisi dell’Arpa parlano chiaro: non c’è un controllo sufficiente, perché gli inchiostri per tatuaggio non devono rispettare la normativa sulle sostanze chimiche, ma solo una più blanda risoluzione europea del 2008 che, evidentemente, non basta.
Terza inchiesta:”Il gusto dei solfiti” di Cecilia Andrea Bacci. Conservano gli alimenti grazie alle loro proprietà antiossidanti e antimicrobiche, ma sono innocui? I solfiti si trovano in tanti cibi, andrebbero segnalati in etichetta per la loro capacità di provocare allergie o intolleranze. Sulle bottiglie di vino c’è sempre scritto “contiene solfiti”, ma quanti ce ne sono? E se insieme al bicchiere di vino sgranocchiamo della frutta essiccata? Non sarà che, senza saperlo, potremmo ingerirne più del dovuto? C’è un limite giornaliero raccomandato, ma superarlo non è difficile, dipende dal nostro peso e dal menu. Entro il 2020 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare dovrà pronunciarsi: infatti, anche se non esistono timori specifici, “i dati scientifici sui solfiti e su ciò che accade loro all’interno dell’organismo sono limitati”. Produrre senza solfiti si può? Siamo andati a vedere chi lo sta già facendo.
Infine, la quarta inchiesta s’intitola “Bebè a bordo” di Lucina Paternesi. La sicurezza dei figli viene prima di tutto, in particolare in auto. Eppure in Italia un seggiolino su due è montato male e quattro automobilisti su dieci non lo usano affatto. A parte i “furbetti del seggiolino”, anche la legge non aiuta. Prima di essere messo sul mercato un seggiolino per bambini deve superare il test di omologazione, ma per ottenere il bollino arancione basta che sia stato testato solo su impatto frontale e a una velocità di 50km all’ora. E che cosa succede in caso di incidente a una velocità superiore? Siamo andati a vedere in Germania dove gli ingegneri dell’Adac – il soccorso automobilistico tedesco – sottopongono i seggiolini a prove più severe, con impatti a 64 km all’ora sia frontali che laterali. Dopodiché ogni sei mesi pubblicano la classifica dei seggiolini più sicuri e quelli che invece è meglio evitare. Nel 2017, ad esempio, uno tra i seggiolini più costosi in commercio ha completamente fallito i test di sicurezza e si è addirittura staccato dal sedile durante un crash test. Mentre i risultati del 2018 indicano che in due modelli ci sono troppe sostanze tossiche. Eppure sono tutti omologati, come possono fare, allora, i genitori, ad orientarsi?

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