Si intitola “Little Songs for Big Elevators” (Irma Records) il nuovo disco di Papik, un progetto musicale nato da un’idea dell’arrangiatore e compositore romano Nerio Poggi, autore e produttore che spazia dal Pop al Nu Jazz, dalla Bossa al Nu Soul. L’album è stato anticipato dal singolo “No Doubts Left”, impreziosito dalla magica interpretazione di Walter Ricci, e si compone di trenta brani tra inediti, cover e un pezzo strumentale ispirato ai famosi temi cinematografici della scuola italiana.
A impreziosire il tutto tantissimi ospiti, anche internazionali, da Sarah Jane Morris, la più importante cantante soul jazz inglese, già presente nell’album precedente, a Anduze, cantante soul americano di recente solista dell’ultimo album di Parov Stelar; passando per Kenn Bailey, Ronnie Jones, Walter Ricci, Simona Bencini, Neja, Nadia Straccia, Alex Sammarini, Alfredo Malabello, Ida Landsberg, Marta Capponi, Andrea Meschini, Frankie Pearl, Sara Galimberti, Letizia Liberati e i collaboratori storici di Nerio ‘Papik’ Poggi come Alan Scaffardi, Ely Bruna, Francesca Gramegna, Dagmar Segbers, Erika Scherlin, Frankie Lovecchio e le voci del suo progetto parallelo The Soultrend Orchestra.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Papik per parlare del nuovo disco e dei prossimi progetti.

E’ uscito il tuo nuovo disco “Little Songs for Big Elevators”, che comprende 30 brani e importanti ospiti. Ci racconti com’è nato questo progetto?
“Avevo tanti brani nel cassetto, nel frattempo ne ho scritti altri, ci ho messo quasi nove mesi a creare il disco, la parte piu’ difficile è stata l’organizzazione, perché ci sono tanti artisti. Non è un progetto nato a tavolino”.
Come si sono sviluppate le collaborazioni con Sarah Jane Morris, Simona Bencini e con Neja?
“Con Sarah Jane Morris avevo già collaborato nel disco precedente, mi piace tantissimo come artista, oltretutto ha lavorato con la mia casa discografica, la Irma, per tanti anni e quando le ho proposto questo brano che mi sembrava adatto a lei ha accettato di collaborare con entusiasmo. Anche Neja e Simona Bencini le conosco da anni, c’è stima reciproca, sono due grandi artiste e sono onorato che partecipino ai miei progetti”.
Il disco è stato anticipato dal singolo “No doubts left” che vede la partecipazione di Walter Ricci…
“Anche in quel caso quando ho composto la canzone ho pensato a lui perché ha questa voce che ricorda Michael Bublè e mi sembrava perfetto. I risultati sono stati superiori alle aspettative e sono molto soddisfatto”.
Da cosa nasce il nome d’arte Papik?
“E’ stato praticamente scelto da mia madre, è il personaggio di un film italiano che si chiama Ombre Bianche con Anthony Quinn, dove c’era un bambino che si chiamava Papik e secondo lei mi assomigliava, quindi mi chiamava così da ragazzino. Quando ho dovuto scegliere un nome d’arte ho pensato a Papik perché mi sembrava azzeccato”.
Da cosa trai ispirazione per comporre unna canzone?
“L’ispirazione è qualcosa di intangibile, puoi stare tutto il giorno sul pianoforte e non succede niente, poi la mattina seguente vedi qualcosa in tv o senti una melodia e scrivi una canzone. L’esperienza quotidiana ti permette di immagazzinare questi input nel subconscio e poi devi solo coglierli”.
Hai avuto un grande successo in Giappone e in Gran Bretagna. Che differenze hai riscontrato a livello musicale in questi Paesi rispetto all’Italia?
“Non c’è storia, l’Inghilterra è il top, lì è nata la musica pop, gli inglesi sono quelli che hanno lo scettro, il sapere della musica moderna, piacere a loro è il massimo. Anche la gente comune è raffinata nell’ascolto, in Italia c’è molta piu’ musica di consumo. In Giappone invece captano tutto quello che loro non hanno, sono molto attenti a quello che arriva dall’estero, in Italia è diverso, la mia musica è considerata di nicchia. Ma va bene così, perché non saprei fare musica radiofonica”.
Quali sono i prossimi progetti in cantiere?
“Abbiamo fatto tanti live e ne faremo altri il prossimo anno in Inghilterra e forse anche in Italia. Inoltre dovrebbe uscire a Natale il quarto disco della mia serie Cocktail: il primo era dedicato a Bruno Martino, il secondo a Mina, il terzo a Lucio Battisti, questo quarto volume non ha un artista in particolare di riferimento ma si chiamerà Cocktail Italy, saranno tante canzoni di artisti italiani, alcune famose e altre da riscoprire”.
di Francesca Monti
