Intervista con Franco Premoli, autore del libro “UN VOLTO UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro”

Si intitola “UN VOLTO, UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro” il nuovo libro di Franco Premoli.

L’idea di questa interessante e approfondita opera, come ci ha raccontato l’autore in questa intervista, è nata in occasione della ricorrenza del Centenario della Prima Guerra Mondiale e dal ritrovamento di un quadretto, con le foto di quasi tutti i soldati rovellesi morti a causa del conflitto. Da qui Franco Premoli ha voluto dare un volto e una storia ai  Caduti rovellesi, dedicando un capitolo anche al Generale Porro.

Com’è nata l’idea di scrivere il libro “UN VOLTO, UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro”?

“La ricorrenza del Centenario della Prima Guerra Mondiale, il rinvenimento di un quadretto, che si trova nella sala Giunta del Comune e che riproduce le foto di quasi tutti i soldati rovellesi morti a causa del conflitto, il suggerimento e lo stimolo che mi hanno dato alcuni alpini, che poi mi hanno aiutato nella ricerca, hanno costituito l’occasione propizia per dare un volto e una storia ai nomi dei Caduti, ricostruendo, per quanto possibile, le tappe della vita di tanti giovani e padri di famiglia che cento anni fa hanno lasciato il nostro paese per non farvi più ritorno”.

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Qual è l’intento di questo libro?

“L’intento è di consegnare alla memoria della nostra comunità il ricordo di diversi suoi figli, che hanno sacrificato la vita per completare l’unificazione dell’Italia. Nello stesso tempo il libro vuole aiutare anche a far conoscere il Generale Carlo Porro, personaggio di primissimo piano durante la guerra in quanto Vice Capo di Stato Maggiore, ma anche nella vita politica nazionale, in qualità di Senatore, e a Rovello, che tanto amava e dove, appena possibile, si ritirava”.

Quanto tempo è stato necessario per reperire fonti e immagini?

“Ho iniziato a ottobre dell’anno scorso a raccogliere la documentazione necessaria. Purtroppo, ho dovuto fare i conti con la mancanza totale di documenti presso l’archivio comunale, in quanto bruciato nel 1945. Ciò ha costituito una difficoltà oggettiva, superata dal materiale trovato presso l’archivio parrocchiale, l’archivio di Stato di Como per i fogli matricolari e l’archivio della famiglia Porro, messomi gentilmente a disposizione. Inoltre, alcuni familiari dei Caduti hanno fornito documenti e immagini utili alla pubblicazione. La stesura definitiva del libro è avvenuta entro il mese di luglio”.

E’ autore di diverse pubblicazioni riguardanti Rovello Porro. Sta già lavorando a un nuovo libro?

“L’ipotesi è di continuare cronologicamente ad affrontare il periodo tra le due guerre, concludendo con i Caduti rovellesi della Seconda Guerra Mondiale. Senza dimenticare che tra il 1925 e il 1939 a Rovello vengono costruite, praticamente ex novo, due chiese: il Santuario della B.V. del Carmine e la parrocchiale. Pur avendo già scritto, manca un’edizione definitiva e completa sulla storia e la parte artistica relativa alle due chiese. E questo, a Dio piacendo, sarebbe un altro bellissimo obiettivo”.

“UN VOLTO, UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro” è stato pubblicato con il patrocinio del Comune Rovello Porro e con il contributo dello stesso Comune, della Parrocchia SS. Pietro e Paolo, di BCC Barlassina, Associazione Verde Età (A.V.E.), Associazione Culturale Rovellarte, Studio Tecnico Borghi Alberio, e con il prezioso supporto del Gruppo Alpini di Rovello Porro- Sezione di Como, che si è occupato anche della stampa e della diffusione del volume.

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SINOSSI: «Se sapesse, in quale stato siamo qui! I morti sono pochi ma molti feriti; ho dovuto combattere per ben 5 giorni nascosto sotto un grosso sasso, sporco di fango e anche di sangue. Ma Dio buono ci aiuta; basta averlo sempre nella mente», così scriveva il soldato Alberio Giovanni nel settembre 1917 in una lettera a don Giulio Riva, giunto in parrocchia come coadiutore nel 1914.

Portate tutti pazienza che tutto finirà e in questo mese di maggio dedicato alla Vergine del Carmine perché è lei la dispensatrice e quella che porterà la pace. Forse voi altri avrete scordato il mio giuramento che alla Vergine del Carmine ho fatto di far celebrare il 15 maggio una benedizione, ma rimediatevi appena riceverete questa lettera, perché io non dimenticherò mai la grazia ricevuta il 15 maggio 1916. […]», così scriveva ai genitori Alberio Fortunato nel maggio 1918; morirà in prigionia in Germania a causa della spagnola poco dopo la fine del conflitto nel dicembre 1918.

A partire dal 1917 l’Unione Giovani Cattolici Rovellesi, guidata da don Giulio Riva, iniziò la pubblicazione di un giornalino mensile intitolato Gioventù Cattolica Rovellese, che in seguito divenne il bollettino parrocchiale, ma che nacque con lo scopo di tenere in contatto i giovani dell’associazione che erano al fronte con quelli rimasti a casa. Nell’aprile 1917 don Giulio Riva così si rivolgeva ai suoi giovani partiti per la guerra: «Carissimi, Vi ringrazio vivamente delle continue vostre affettuose lettere. Se mi rattristo nel vedere ogni giorno diminuire le nostre file, mi consolo al sapervi sempre buoni, rassegnati a qualsiasi sacrificio, più uniti al Signore che invocate spesso e dal quale solo potrete avere quel coraggio che la Patria vi domanda e quel conforto che vi abbisogna. Coraggio, cari giovani, e voi ed io. Ci rivedremo presto (lo spero) assai migliori e assai più forti a combattere le battaglie del Signore. Pertanto, mi unisco ai vostri compagni rimasti, che intendono con questi fogli mostrarvi tutto il loro cuore di fratelli».

Queste sono alcune delle testimonianze presenti nel libro. Purtroppo della ricca corrispondenza epistolare tra i giovani soldati rovellesi e il loro sacerdote si è conservato ben poco, ma quanto basta per testimoniarci le atroci sofferenze, l’immenso dolore, la profonda capacità di silenzio di fronte agli orrori della guerra, ma anche un’esperienza di fede convinta e un amor di patria, che oggi sentiamo piuttosto lontani.

Si calcola che i Rovellesi chiamati alle armi negli anni del conflitto siano stati circa 650, su una popolazione complessiva di poco meno di 3.000 persone, quindi più del 20% degli abitanti. Di questi, 47 morirono, poco più della metà in combattimento, gli altri per malattia, per incidenti o dopo l’armistizio per patologie contratte durante la guerra.
L’età dei Caduti rovellesi è generalmente giovane: 28 (61%) sono compresi tra 19 e 25 anni, 12 tra 26 e trent’anni, 6 tra 30 e 40, solo uno supera i 40 anni. 19 (40%) erano sposati e quasi tutti con figli. Alcuni di loro erano fratelli. Quando giungeva a Rovello la dolorosa notizia riguardante un Caduto, il parroco convocava tutta la comunità nella chiesa parrocchiale, dove si celebravano solenni esequie di suffragio.

L’ultima parte del volume è dedicata al monumento eretto nell’immediato dopoguerra con la forte volontà dei reduci e della popolazione di onorare e di perpetuare la memoria di coloro che avevano sacrificato la vita per la Patria (la foto presente sulla copertina è di Luigi Premoli). Non esiste località in Italia che non abbia eretto un monumento o una lapide a ricordo dei Caduti della Grande Guerra.

«Un secolo fa l’Italia fu sottoposta alla prima grande prova della sua giovane storia. Poteva essere spazzata via; invece resistette. Dimostrò di non essere soltanto ‘un nome geografico’, ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità di una classe politica, intellettuale e affaristica che trascinò in guerra un Paese che nella grande maggioranza voleva la pace […] ma aiuta a ricordare chi siamo, su quali sofferenze si fondano la nostra indipendenza, la nostra libertà, il nostro benessere, chi erano i nostri nonni, di quale forza morale furono capaci e quale patrimonio portiamo dentro di noi”.

L’AUTORE: Franco Premoli è nato nel 1954 a Rovello Porro, dove risiede da sempre. Ha frequentato il Liceo Classico a Saronno e ha conseguito la laurea in Filosofia, con indirizzo in Scienze storiche, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo aver insegnato presso alcune scuole superiori di Saronno, è stato docente di Lettere presso la scuola media del paese per oltre trent’anni. E’ autore delle seguenti pubblicazioni: San Carlo e Rovello, 1° ed. 1985, 2° ed. 2011; Il Santuario della Beata Vergine del Carmine in Rovello Porro, 1° ed. 1989, 2° ed. 2002; La nuova chiesa parrocchiale dedicata ai Ss. Apostoli Pietro e Paolo in Rovello Porro, 1990; La Scuola di Tutti i Santi.  Una confraternita di laici a Saronno tra Quattro e Cinquecento, in Millennio n. 1, ed. Società Storica Saronnese, 2001. E’ tra i curatori del libro di Antonio Alberio, Ruèl ul nost paes.  Racconti di una vita, Rovello Porro 2017.

Il 3 novembre presso il Teatro San Giuseppe di Rovello Porro verranno ricordati i 47 Caduti rovellesi i cui profili, presenti nel libro “UN VOLTO, UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro”, saranno letti dai ragazzi di terza media in una sorta di ideale passaggio di generazioni. Perché la storia, come diceva Cicerone, “è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi”.

di Francesca Monti    

foto tratte dal libro

 

 

 

 

 

 

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