Video intervista con Vincenzo Incenzo: il suo primo disco da cantautore “Credo”, prodotto da Renato Zero e i progetti teatrali

Scrivo per provare ingenuamente a volare, per ristabilire un equilibrio con il mondo in cui viviamo. Credo ancora che le canzoni possano avere un compito, parlare alla gente, sollecitare coscienze. Mi piace raccontare il battito d’ali di una farfalla come il terremoto sociale“, con queste parole Vincenzo Incenzo, tra i piu’ grandi autori italiani, racconta “Credo”, l’album con cui si presenta al pubblico nell’inedita veste di cantautore, prodotto da Renato Zero, con cui collabora da oltre venti anni. Il disco è stato anticipato dal singolo “Je suis”, uno slogan all’esserci, alla partecipazione, sull’onda di una tragedia o di un’ingiustizia, che però troppo spesso finisce per diventare solo il riflesso di uno sterile narcisismo fatto di like, di hashtag e di selfie, piuttosto che di reale e sincero interesse verso la causa.

Vincenzo Incenzo nella sua carriera ha collaborato con alcuni dei più importanti artisti del panorama musicale italiano come Renato Zero, Armando Trovajoli, Lucio Dalla, Antonello Venditti, Sergio Endrigo, Premiata Forneria Marconi, Michele Zarrillo, Franco Califano, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Al Bano, Tosca. Nel corso degli anni, molte anche le sue presenze come autore al Festival di Sanremo: tra le altre “Cinque Giorni” (Michele Zarrillo), “Che sarà di me” (Massimo Di Cataldo), “L’elefante e la farfalla” (Michele Zarrillo), “L’acrobata” (Michele Zarrillo), “Il passo silenzioso della neve” (Valentina Giovagnini), “Un altro amore no” (Lorella Cuccarini), “L’alfabeto degli amanti” (Michele Zarrillo) e “Nel perdono” (Al Bano).

Per il teatro ha scritto i testi dello spettacolo musicale “Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo”, versione italiana dell’opera di Gérard Presgurvic, prodotta da David Zard, e ha collaborato con Renato Zero alla scrittura e alla regia di “Zerovskij, solo per amore”, presentato anche in versione cinematografica. Scrive e dirige i musical “Diana & Lady D” e “Rosso Napoletano”; ha scritto inoltre il libretto e le liriche di “Dracula Opera Rock” su musiche della PFM, prodotto da David Zard, e curato la versione italiana delle canzoni di Cole Porter in “Vacanze romane”, riconosciuta come versione ufficiale dalla Cole Porter Society. Scrive canzoni per lo spettacolo di Alessandro Siani e Christian De Sica “Il principe abusivo”. Nel 2014, è stato direttore artistico della mostra “ZERO” dedicata a Renato Zero. Vincenzo Incenzo è anche autore di libri, ha ricevuto due volte il Premio Lunezia, il Premio SIAE Autori, il Premio Giffoni Film Festival e il Premio Internazionale di Poesia Alfonso Gatto.

Abbiamo incontrato Vincenzo Incenzo a Milano e fatto una piacevole chiacchierata con lui. Ecco cosa ci ha raccontato.

Vincenzo, “Credo” è il tuo primo disco da cantautore, dopo tante canzoni di successo come autore. Ci puoi raccontare com’è nato questo progetto?

“E’ nato in maniera quasi improvvisa, un giorno ho fatto ascoltare al telefono a Renato Zero una canzone che avevo scritto per lui e mi ha chiesto chi fosse il cantante, gli ho risposto che ero io e non avrei mai pensato che si sarebbe attivato immediatamente. Invece mi ha detto cantale tu queste canzoni e io ti produco il disco. Emotivamente è un ritorno, perché tanti anni fa prima di questa piccola parentesi come autore lunga 25 anni ho iniziato a cantare al Folkstudio a Roma. Poi le prime canzoni che ho scritto sono andate molto bene e gli artisti mi hanno chiamato a collaborare con loro, da Renato Zero alla PFM e non ho piu’ avuto il tempo per pensare ad uno scenario personale. Come dice John Lennon la vita è qualcosa che ti accade mentre stai facendo altro. Quando Renato mi ha proposto questo progetto ho pensato che potesse essere un completamento del mio percorso, un ritorno al futuro o al passato. Avevo dei grandi stimoli dal momento che Renato era il mio primo interlocutore, abbiamo realizzato le canzoni, le abbiamo registrate e la cosa che mi ha fatto emozionare è stato il suo grandissimo rispetto, non ha voluto mettere mano al lavoro, ho potuto confezionare le canzoni in solitudine, sia nei testi che nella musica, ed è una cosa che mi mancava anche se ero gratificato dalle importanti collaborazioni che ho avuto in questi anni”.

In oltre venti anni di collaborazione con Renato Zero qual è il consiglio piu’ prezioso che ti ha dato?

“Quando mi ha proposto questo progetto avevo un po’ di timore, perché mi sono chiesto: chissà cosa può pensare la gente di un autore che dopo tanti anni vuol passare dall’altra parte… Renato mi ha rincuorato dicendo “devi essere te stesso, portati questo bagaglio, questa emotività che hai come autore anche in questo nuovo lavoro e se fai un disco sincero nessuno potrà dirti niente”. Quindi non ho fatto altro che continuare a lavorare nello stesso modo, senza indossare una maschera o un vestito differente da quello che sono. Ma questo suo battesimo della sincerità mi ha fatto affrontare il passaggio del guado in modo naturale”.

Tra le tracce di “Credo” ce n’è una a cui sei piu’ legato?

“Forse per un fatto di sintesi, di perfetta fusione tra quello che avevo in mente, la musica, le parole e il momento in cui è nata, Il primo giorno dell’estate è la canzone a cui tengo di piu’, ed è anche una delle preferite di Renato. Sull’onda di quella canzone il disco ha preso poi un’accelerata. Sono molto legato anche al singolo Je suis, ma in generale avendo scelto brani con temi differenti sono tutti prediletti”.

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Porterai il disco live nei teatri?

“In questi primi incontri che abbiamo fatto nelle librerie Feltrinelli ho preteso il pianoforte, mi piace l’idea di far ascoltare da subito le canzoni in maniera diretta. Io canto quasi mezzo disco in questi incontri. Renato Zero per il tour pensa a una dimensione teatrale perché secondo lui è il vestito ideale per questi brani. Intanto farò dei live nei club perché ho voglia di suonate, è la cosa che piu’ mi è mancata in questi anni”.

Hai preso parte diverse volte al Festival di Sanremo come autore di brani cantati da artisti molto diversi, da Lorella Cuccarini a Michele Zarrillo, da Massimo Di Cataldo ad Al Bano all’indimenticabile Valentina Giovagnini.  Ti piacerebbe tornare a Sanremo questa volta in gara come cantante? 

“Mi piacerebbe partecipare a Sanremo, quest’anno è presto perché bisogna che il sistema si abitui all’idea di un autore che diventa cantante, ma finchè ci sono garanzie come ad esempio un direttore artistico quale Baglioni sarebbe molto bello prendervi parte”.

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?

“Mi piacerebbe scrivere per tanti artisti, ad esempio con Morgan. Nella mia attività di autore ho cercato cose differenti, che sembrano inconciliabili, la fortuna di questo mestiere è vestire anime diverse. Mi piacerebbe cimentarmi anche con dei rapper, perché la scrittura mi piace in tutte le latitudini, nel disco c’è un esperimento in questo senso ma volutamente ho scelto di non fare rap perché non volevo sovrappormi con un linguaggio che non è il mio. Però mi affascina poter dire tante cose in poco tempo. Sicuramente accetterei qualche sfida con linguaggi che ancora non ho percorso”.

Cosa ci racconti di “Salutami l’amore”, l’intensa canzone che chiude il disco?

“E’ una canzone che non riesco ancora a fare live perché mi prende troppo, poi quell’introduzione fatta da Renato mi ha definitivamente colpito. Quando l’ho scritta mi sembrava che si completasse un cerchio. E’  una fortuna attraverso le canzoni poter cristallizzare, fermare dei momenti anche lontani nel tempo, o persone che hai perso di vista, anche un amore che non c’è piu’. La musica ti dà la possibilità di mandare un messaggio e speri che questa canzone arrivi lì dove desideri. Poi quando la canti ti sembra che tutto torni presente, questa cosa mi era successa anche con Cinque giorni, sembra che tutto avvenga in quel momento. Salutami l’amore ha un messaggio bello e doloroso, è un guardare indietro, anche terapeutico, al percorso fatto nella vita, quando sognavi di essere differente, quando vivevi il tuo primo sentimento e ti accorgi che forse era quello giusto. Il tempo ti dà sempre una consapevolezza differente e ti fa pensare che magari delle persone che hai lasciato andare con troppa fretta in realtà erano importanti”.

A proposito di messaggi importanti lanciati attraverso la musica, in Je suis e in Pensiero unico inviti le persone a dare importanza all’essenza e non all’apparenza e ad essere se stessi e non omologarsi come spesso avviene nella società odierna…

“Non è il solito approccio nostalgico che afferma che la tecnologia ha ucciso i sentimenti, l’importante è che il mezzo non diventi un fine. In questi brani parto dal fatto che in nome della comodità abbiamo rinunciato alla nostra libertà, ai nostri giorni le rivoluzioni avvengono piu’ sugli smartphone che non nelle piazze. Uno slogan nato con intenzioni importanti come Je suis oggi viene ampiamente abusato. Con un like ci sentiamo testimoni di una battaglia sociale, di grandi tematiche, in realtà stiamo comodi nelle nostre macchine, con i nostri cellulari e pensiamo che possiamo fare le rivoluzioni così. Quando vedo queste cose mi viene da pensare al libro di Orwell, 1984, dove vengono concessi due minuti di rabbia al popolo che va in piazza, urla, e poi torna a casa contento. Le nostre rivoluzioni durano il tempo di un like, mi piacerebbe che questa liquidità fosse non solo indice di sviluppo ma anche di progresso, due cose che non sempre vanno insieme. Non permanendo nulla non si crea esperienza, l’ultima notizia vale per tutte, il falso vale come il vero. E’ paradossale come la visibilità crei l’importanza”.

Riguardo il teatro invece quali sono i tuoi prossimi progetti?

“E’ partito da poco il musical che si intitola “Rosso Napoletano” con protagonista Serena Autieri, con le coreografie di Bill Goodson, io firmo sia la scrittura che la regia dello spettacolo che tratta un tema identitario che ci fa pensare anche a come noi siamo stati stranieri nel nostro paese. E’ ambientato durante le Quattro giornate di Napoli, un periodo terribile in cui i tedeschi da alleati sono diventati nostri nemici, ed è l’occasione per rivisitare il patrimonio letterario e musicale della musica napoletana dell’Ottocento e di inizio Novecento, con canzoni meravigliose che a me piacciono molto. Inoltre Romeo e Giulietta è in tour per l’Italia con nuove date e poi ho in mente di portare in scena un mio romanzo che si intitola “Romeo&Giulietta nel Duemilaniente”, in cui Romeo e Giulietta sono i nickname di questi due personaggi che vivono la loro storia d’amore in un mondo come quello di adesso, iperconnesso, dove l’unico residuo di tempo per vivere la loro storia è quando il loro computer è spento”.

Questa la tracklist dell’album “CREDO: “Je suis”, “La mia canzone per te”, “L’elefante e la farfalla”, “Prima di qualunque amore”, “Pensiero unico”, “Il primo giorno dell’estate”, “La canzone che sta passando”, “Cinque giorni” (guest Renato Zero), “I nemici dell’amore”, “L’acrobata”, “Dal paese reale”, “Salutami l’amore – intro”, “Salutami l’amore”.

di Francesca Monti

 

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