Lola Arias: l’acclamata regista argentina al Romaeuropa dal 16 al 18 novembre per “costruire un’altra narrativa della guerra”

Penultima settimana del Romaeuropa Festival all’insegna del teatro internazionale questa volta al femminile. Arriva dall’Argentina (Buenos Aires) la scrittrice, regista, cineasta, artista visiva e performer Lola Arias.
La “storyteller” (come ama definirsi) che ha incentrato tutto il suo percorso artistico sul racconto della realtà e sul limite che separa la rappresentazione dalla vita, la biografia personale da quella collettiva, presenta in prima nazionale al Teatro Vascello dal 16 al 18 novembre il suo MINEFILED (Campo Minato), racconto dei segni indelebili lasciati da ogni guerra.
Osannato dalla stampa internazionale (Time Out, The Daily Telegraph, Brodway World, Metro, Financial Times, London Evening Standard) lo spettacolo riunisce in scena reali veterani argentini e inglesi della Guerra delle Malvinas per esplorare ciò che è rimasto nella loro mente ben trentasei anni dopo. Sullo sfondo la memoria di due popoli che sulla scena si confrontano alla ricerca di un dialogo, di un nuovo conflitto o forse di una riconciliazione; la storia di un territorio geografico così lontano dal nostro ma capace di rendersi simbolo universale delle tracce terribili lasciate da ogni conflitto. Perché ciò che muove Lola Arias è la necessità di costruire memorie condivise. Ecco allora un teatro ironico, energico, irriverente, politicamente scorretto ma capace di raccontare la storia da un nuovo punto di vista. «In molti sono rimasti sorpresi dal fatto che una regista donna avesse deciso di produrre uno spettacolo sulla guerra, perché la guerra sembra essere un tema da uomini. E in effetti ciò che mi ha spinto a realizzare questo progetto è il desiderio di costruire un’altra narrativa della guerra, che non riguardasse le battaglie, le tattiche, gli eroi ma la memoria, le tracce, i fantasmi che non ci abbandonano, le debolezze di ognuno e non la forza», racconta la Arias.
Sei sono i veterani/performer invitati a confrontarsi e a raccontare le loro storie in scena:
Lou Armor era sulla copertina di tutti i giornali quando gli argentini lo hanno fatto prigioniero, oggi fa l’insegnante di sostegno;  Rubén Otero è sopravvissuto all’affondamento dell’ARA General Belgrano e ora suona i Beatles con la sua cover band; David Jackson ha trascorso il suo tempo in guerra ascoltando e trascrivendo codici radio e ora è uno psicologo che si occupa principalmente di veterani e reduci di guerra. Gabriel Sagastume era un soldato che non ha mai voluto sparare e oggi fa l’avvocato penalista. Sukrim Rai era un Ghurka, uno di quelli che sa usare benissimo il coltello e attualmente lavora come guardia di sicurezza. Infine Marcelo Vallejo era un operatore missilistico e ora è un campione di Triathlon.
L’unica cosa che hanno in comune questi uomini è il loro essere veterani. Ma cos’è un veterano? Un sopravvissuto, un eroe, un pazzo? E soprattutto, vecchi nemici possono trovarsi insieme per raccontare la stessa storia?
«Ci sono voluti due anni per scegliere questi sei performer» racconta la Arias «un tempo durante il quale ho studiato, fatto ricerca e intervistato ben settanta veterani. Anche se è stata una guerra breve, durata due mesi, quella delle Malvinas ha comunque causato circa 670 morti. Oggi quello di queste isole è un tema ancora scottante, soprattutto in Argentina, dove continuiamo a rivendicare il diritto alla sovranità su questo territorio. ConsideroMINEFIELD (Campo Minato) anche un esperimento sociale, che consiste non solo nel portare queste persone in scena ma anche nel fare in modo che si ascoltino. È possibile incontrarsi e tornare indietro con la memoria al tempo della guerra per cercare di ricostruire cosa è successo e perché è successo? Ciò che si vede in scena nasce da un processo lungo che ha condotto questi ‘non professionisti’ a conoscere e far proprie le pratiche attoriali. In questo caso, la musica live ha avuto un ruolo molto importante. Abbiamo suonato insieme, il che ci ha permesso di comunicare senza l’uso della parola. In effetti, uno degli ostacoli maggiori è stata proprio la lingua. Nessuno parlava la lingua dell’altro. Vi sono stati momenti particolarmente emotivi o difficili durante le prove, molti alti e bassi. Riportare a galla la memoria è prima di tutto un processo emotivo, amplificato dal dispositivo teatrale che mette insieme le due parti opposte dello stesso conflitto. Non sono mancati momenti d’irritazione o tentativi di abbandono, ma anche reale connessione e comprensione. E questo lungo processo continua, durante le repliche, con la condivisione del palcoscenico, con la condivisione del tempo quotidiano della tournée che è caratterizzato da un continuo vivere insieme. Proprio questa modalità di stare insieme ha avuto un grande impatto sulla loro percezione dell’esperienza della guerra».

Lola Arias (classe 1976) è una scrittrice, regista teatrale, cineasta e interprete argentina.
Le sue opere attraversano  il confine che separa la finzione della realtà e non a caso si avvalgono sempre della presenza di persone provenienti da differenti settori lavorativi o con differenti biografie. Sono veterani di guerra, ex comunisti, bambini e adolescenti etc, coinvolti in progetti di teatro, letteratura, musica, film e arti visive…
In My Life After (2009) la regista ha chiesto a sei giovani di ricostruire la gioventù dei loro genitori negli anni ’70 a partire dalla raccolta di foto, lettere, cassette e vestiti usati; con Familienbande (2009) ha raccontato la vita di una famiglia composta due madri, con That enemy with in (2010) ha portato in scena al teatro HAU di Berlino due gemelli identici. In Cile, ha debuttato El año en que nací (2012), basato sulle biografie dei giovani cileni nati durante la dittatura mentre con Melancolía y Manifestaciones creato a Buenos Aires e in anteprima a Vienna al Wiener Festwochen Festival (2012) ha affrontato la malinconia della propria madre. El arte de hacer dinero (2013) ha visto in scena mendicanti, musicisti di strada e prostitute della città di Brema. In collaborazione con l’artista Stefan Kaegi (Rimini Protokoll) ha creato Chácara Paraíso, un’installazione biografica che vedeva protagonisti dei poliziotti brasiliani. Tra il 2010 e il 2012 è tra le curatrici di Parallel Cities, un festival con otto interventi nello spazio pubblico che si sono tenuti a Berlino, Buenos Aires, Varsavia, Zurigo, Copenaghen. Prodotto nel 2016 e commissionato dal Lift Festival, MINEFIELD (Campo Minato) riunisce sei veterani argentini e inglesi della guerra delle Malvinas. Questi stessi reduci sono protagonisti  del film Teatro de guerra, il primo lungometraggio della Arias selezionato, nel 2018 dal 68° Forum del Festival del cinema di Berlino.
Insieme a Ulises Conti, Lola Arias compone musica e suona dal vivo. Ha registrato l’album El amor es un sniper(2007) e Los que no duermen (2011).
Ha pubblicato, inoltre, poesie, testi di teatro e narrativa: Campo minado (Oberon House), Mi vida después y otros textos (Random Penguin House), Los posnucleares (Emecé), Striptease/ Sueño con revólver/ El amor es un francotirador (Entropía), Poses para dormir (Antología dramaturgias. Entropía), La escuálida familia (Libros del Rojas), Las impúdicas en el paraíso (Tsé-Tsé). I suoi testi sono stati tradotti in più di sette lingue e presentati nei festival di tutto il mondo.

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