Antonella Ruggiero presenta la sua nuova opera discografica “Quando facevo la cantante”: “Questo disco è un grande puzzle in cui non c’è niente di già ascoltato

Per capire questo progetto bisogna ascoltare almeno una dozzina di brani, è come entrare in una bottega di un vecchio artigiano in fondo a un vicolo“, con queste parole Antonella Ruggiero ha presentato “Quando facevo la cantante” (Libera/distr. Artist First), la sua nuova opera discografica che si compone di sei dischi e centottanta pagine in uscita il 20 novembre su musicfirst.it (è già disponibile il preorder del disco al link: http://bit.ly/AR-QFLC).

Centoquindici brani che spaziano dalla musica sacra a quella classica, dal pop al jazz, dal tango alle canzoni dialettali, dalle antiche romanze a vere e proprie “stranezze” in cui la straordinaria interprete e autrice raccoglie il meglio delle sue registrazioni live dal 1996 ad oggi, insieme a brani, registrati sia in concerto che in studio, mai pubblicati finora. Un lungo viaggio attraverso le mille sfumature della ricerca musicale compiuta da Antonella Ruggiero nel corso della sua carriera solista.

Questo disco è un grande puzzle in cui non c’è niente di già ascoltato. In quest’opera espongo il mio lavoro, i miei anni di viaggi, quello che è accaduto dal 1996 al 2018. Non intendo smettere di fare la cantante, è un riassunto della mia carriera da solista“, ha raccontato l’artista nel corso della presentazione alla Facoltà Teologica di Milano, scelta appositamente come location perché le piacciono i luoghi antichi dove ci si sospende un attimo dalla realtà. “Ogni tanto registro delle canzoni ma io amo cantare live, stare a contatto diretto con il pubblico ed entrare nei brani e nell’animo di chi li ha cantati. Mi piace sperimentare sempre cose diverse. Di solito non riascolto le mie canzoni ma questa volta è capitato e ho scoperto la bellezza di alcuni pezzi che magari ho cantato dal vivo una sola volta. Canto quello che mi arriva, che mi trasmette emozione e anche commozione. Quando si fa un concerto attraverso la musica deve arrivare qualcosa a chi ti sta ascoltando. Deve esserci la verità dentro quello che faccio. Quando ho lasciato i Matia Bazar mi sono allontanata dal mondo della musica per un po’ di tempo e quando sono tornata a cantare sono stata libera di fare quello che volevo, come volevo, senza seguire le linee discografiche. Fortunatamente ho trovato persone oneste e appassionate che hanno sposato e appoggiato il mio nuovo percorso”.

Un progetto, “Quando facevo la cantante”, nato dall’idea del musicista Roberto Colombo: L’idea di raccogliere parte degli innumerevoli brani suonati e realizzati dal 1996 fino al 2018 è venuta a Roberto Colombo. Una sera mi ha detto: “senti, dobbiamo farci un regalo, sarebbe giusto realizzare una raccolta di brani di diversa natura che sia un racconto sonoro di ciò che è avvenuto”. Ci pensai un po’, e mi resi conto che le esperienze fatte in questi anni sono tali e tante e di natura così diversa che sarebbe stato giusto metterle a disposizione di chi ama la musica e ne ricerca le espressioni più disparate. Ho conosciuto Colombo nei primi anni ‘80 e da allora, da quando ho ascoltato per la prima volta i suoi arrangiamenti, in quel caso di “Tango” e “Aristocratica”, mi sono resa conto di quanta inventiva sia capace. Lui prende le parti musicali, le seziona, mescola i suoni, lavora sui dettagli, tagliando, aggiungendo, sovrapponendo, eliminando, assemblando, come un artista visuale. Senza limiti o confini stilistici“, ha raccontato la cantante.

E’ da un po’ di anni che si pensava di realizzare un progetto con Antonella, poi lavorando insieme si sono aggiunti sempre piu’ brani tanto che siamo arrivati a 115 e li abbiamo inseriti in sei cd che compongono l’opera “Quando facevo la cantante”. Ci sono quartetti, sestetti, corali, tante cose diverse“, ha dichiarato Colombo.

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Un’opera originale che è stata realizzata con la straordinaria partecipazione di eccellenti musicisti:C’è stato innanzitutto un rapporto intenso a livello umano con i musicisti che hanno collaborato al disco, che sono di altissimo livello e che sono stati felici di far parte di questo viaggio in musica“.

Tra questi troviamo  Frank Gambale, Mark Harris, Maurizio Colonna, Ramberto Ciammarughi, Riccardo Fioravanti, Bebo Ferra, Ivan Ciccarelli, Paolo Di Sabatino, Fabio Zeppetella, Francesco Buzzurro, Giuseppe Milici, Luca Colombo, Renzo Ruggieri, Andrea Bacchetti, Francesco Cafiso, Gabriele Mirabassi, Claudio Fasoli, Arkè String Quartet, Guitart, Banda Osiris, I Virtuosi Italiani, Hathor Plectrum Quartet, Banda Osiris, Palast Orchester, Ensemble Hyperion, Italian Saxophone Orchestra, Coro Sant’Ilario e Coro Valle dei Laghi, Orchestra Sinfonica Abruzzese, Orchestra dell’Accademia Naonis di Pordenone, Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, Orchestra Sinfonica di Brescia, Orchestra Cantelli, I Pomeriggi Musicali e Polifonica Santa Cecilia.

Antonella Ruggiero si è detta fiera di fare la cosiddetta “musica di nicchia”: “Nella mia dimensione musicale mi trovo bene, in questi 22 anni ho accumulato tanti chilometri e tanta fatica positiva e ciò che mi ha fatto piu’ piacere è stato lavorare e aver dato da lavorare a tante persone. In fondo la popolarità cos’è? Andare in tv a raccontare i propri fatti o a sbraitare? Non fa per me. Oggi c’è questa smaniosa ricerca di visibilità. I giovani si dividono in due categorie: quelli che cercano subito la popolarità, magari attraverso un talent e poi vanno incontro a cocenti delusioni, e quelli che invece studiano e si impegnano tantissimo. Secondo me è quest’ultima la strada da seguire“.

La cantante ha in programma una serie di concerti ed è reduce da due live a Genova, la sua città d’origine:Sabato prossimo canterò nella Cattedrale di Torre del Greco, domenica sarò a Chieti per un tributo ad Alessandro Cicognini e poi il viaggio proseguirà con altre date. Pochi giorni fa ho fatto due concerti praticamente sotto il Ponte Morandi, la gente era commossa, e io che sono nata a Genova, conosco quei luoghi, ho provato una forte emozione. Sono contesti in cui nascono delle vicinanze umane impagabili“.

di Francesca Monti

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