A “Confessione Reporter” l’inchiesta sulle minacce alla libertà di stampa nel mondo

«Questa puntata è un omaggio alla ignobile guerra alla libertà di stampa».
«Una guerra che fa vittime ovunque: decine di giornalisti uccisi, non solo nel Sud America delle dittature, lì il Messico ha il record dei giornalisti assassinati; non solo nell’Afghanistan dei talebani; nella Russia di Putin o nell’Arabia Saudita, che si porta addosso lo scempio del corpo e della vita del giornalista Khashoggi; ma anche nella madre Europa, dove centinaia di giornalisti vivono minacciati e perseguitati», spiega Stella Pende, per introdurre l’inchiesta al centro di “Confessione Reporter”, in onda su Retequattro venerdì 30 novembre in seconda serata.

«La puntata è un urlo di ribellione contro chi vuole farci stare zitti – prosegue Pende -, contro ras come Tayyip Erdoğan, che in Turchia compie una vera mattanza di reporter, scrittori, intellettuali: più di 343 giornalisti giacciono nel dolore nelle sue prigioni.

«La libertà di stampa muore quando muore la Democrazia. Dunque, questa crisi mondiale altro non è che lo specchio di un mondo dove gli stati totalitari hanno preso il sopravvento. Nel solo 2017 sono stati ammazzati 65 giornalisti. Raddoppiato il numero delle giornaliste assassinate: eccellenti reporter d’inchiesta, la cui penna scriveva contro corruzione, malaffare e mafie. Giornaliste sotto minaccia che hanno continuato le loro denunce, perdendo la vita», conclude Stella Pende.

In questa puntata sulla libertà di stampa, “Confessione Reporter” racconta il coraggio.
Ad esempio, quello di una donna che era diventata la coscienza del suo Paese: Daphne Galizia, uccisa a Malta un anno fa.

In Turchia, ad oggi, sono 120 i giornalisti, tra cui 34 donne, in prigione. Sono accusati di aver coperto il colpo di stato che voleva defenestrare il Presidente. Di pochi mesi fa, l’ultimo annuncio di ergastolo per sei giornalisti: tra questi, Nazlı Ilıcak, i fratelli Ahmet, Mehmet Aldan.

La Cina batte tutti per reporter, cameramen e giornalisti imprigionati: il 30 per cento, donne. Nel Bangladesh è stata uccisa Gauri Lankesh, che combatteva l’uso primitivo delle caste. Mai sapremo se la reporter bulgara Viktoria Marinova sia stata uccisa per le sue inchieste o, come affermano le autorità, dopo uno stupro.

Ma è il Messico che guadagna il record dei reporter ammazzati. E sono raddoppiate le giornaliste morte per mano dei killer del narcotraffico e della corruzione. L’esecuzione più feroce l’ha subita Miroslava Breach, valente reporter d’inchiesta, direttore de La Jornada, periodico che indagava sui Narcos Candidatos. “Confessione Reporter” ha incontrato le giornaliste che, vere eroine, rischiano ogni giorno la vita per continuare il suo lavoro. Per prima, la sua compagna di lavoro e amica Patricia Mayorga, vincitrice a New York del Premio internazionale per la Libertà di Stampa.

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