MINO REITANO: l’A.F.I (Associazione Fonografici Italiani) ricorda il cantautore a dieci anni dalla scomparsa

Il 27 gennaio del 2009 moriva uno tra i cantautori italiani più amati in assoluto: Mino Reitano. A 10 anni esatti dalla scomparsa, anche l’A.F.I vuole ricordare il musicista calabrese, da sempre vicino all’Associazione Fonografici Italiani: “La collaborazione tra l’Associazione Fonografici Italiani e Mino Reitano – le parole del presidente Sergio Cerruti – risale al 1981, anno in cui ha iscritto la propria etichetta discografica Fiumara Ed. Mus. Ma ciò che ha reso ancora più saldo il rapporto con lui è la profonda amicizia e l’umanità con la quale sapeva comunicare in ogni occasione, sia in ambito professionale che personale”. “A.F.I. – conclude Cerruti ricorda con affetto e stima un grande artista e un amico che è stato uno dei maggiori esponenti della musica popolare italiana”.

Nato a Fiumara (Reggio Calabria) in una famiglia molto modesta, Mino rimane orfano della madre Giuseppina a soli due anni; inizia a lavorare sin da bambino suonando in un’orchestra con i fratelli Franco, Antonio, Gegé e la sorella Gianna, prima cantante della formazione, che muore a 21 anni lasciando così a Mino il proprio ruolo; nel frattempo, studia violino al Conservatorio di Reggio Calabria; a 14 anni emigra in Germania alla ricerca di una vita migliore e un’affermazione nella musica. È in questo periodo che si esibisce coi fratelli Franco, Antonio e Gegé (“Benjamin and his brothers”) nei più importanti locali di Amburgo e dintorni arrivando a condividere il palco con i Beatles, all’epoca ancora sconosciuti.

Tornato in Italia per un concorso canoro, inizia la sua scalata firmando i primi contratti discografici, dapprima con la “Ricordi” (esordendo a Sanremo ’67 con un pezzo di Mogol-Battisti), poi con l’“Ariston”: è proprio nel 1968 che arriva il primo grande successo con “Avevo un cuore che ti amava tanto”, che vende circa 1.000.000 di copie e raggiunge il disco d’oro.

Inizia l’era della partecipazione alle manifestazioni più importanti (come a “Canzonissima” dove è sempre in finale tra gli uomini più votati dal pubblico o a “Un disco per l’estate”, dove vince nel ’71 con “Era il tempo delle more”) e dei grandi successi discografici come “Una chitarra cento illusioni” (1.500.000 copie), che gli apre le porte come compositore, con il fratello Franco, per i più importanti interpreti italiani e internazionali, tra cui Claudio Villa, Nana Mouskouri, Sylvie Vartan, The drifters now, Valeria Lynch e Ornella Vanoni con l’indimenticabile “Una ragione di più”.

 È in questi anni che riesce anche, unico artista europeo, a incontrare Frank Sinatra per uno storico servizio fotografico e a girare alcuni film da protagonista per il cinema (“Povero Cristo”, “Tara Poki”, “Una vita lunga un giorno”) con importanti registi come Carpi e Damiani.

Con oltre 30 milioni di dischi venduti in carriera, Reitano è tra gli artisti con più seguito della musica italiana; attraversando quattro decenni della storia del Paese ha spaziato tra canzone, scrittura (il suo romanzo “Oh, Salvatore” del 1977 è finalista al “Premio Bancarella”) cinema e televisione, dimostrando grandi doti da intrattenitore e conduttore televisivo.

Il suo successo è certamente motivato da più fattori: una calda estensione vocale di oltre 3 ottave caratterizzata da armonici rari; delle canzoni popolari intrise di sentimento e temi quali l’amore e lo sradicamento dell’emigrazione e, non ultimi, il multiforme talento e la grande umanità trasversalmente riconosciuta, che lo hanno reso tra gli artisti più amati dal pubblico in Italia ed all’estero per umiltà, bontà d’animo e generosità, come dimostra anche l’impegno silenzioso nel sociale per cause benefiche varie, sia in prima persona, sia poi con le Nazionali di Calcio Attori e Cantanti in cui militava. Uno sport, il calcio, cui si sentiva particolarmente vicino e legato.

In occasione del decimo anniversario della scomparsa, la moglie Patrizia, sua erede, ha deciso insieme alle figlie Giuseppina e Grazia di celebrare questa ricorrenza non limitando i tributi al solo 27 gennaio, ma prevedendo una serie di progetti e iniziative ufficiali, comunicati di volta in volta, per tutta la durata dell’anno del decennale. ”Io e le mie figlie in questi anni abbiamo scelto di portare avanti il ricordo di Mino perseguendo la sua volontà, cioè sviluppando o appoggiando progetti che avrebbe voluto portare a termine lui stesso, in un’ottica di qualità e soprattutto rispetto per lui”, dice Patrizia. ”Ci siamo sposati nel ’77 e da allora, fino alla fine, non ci siamo mai lasciati, condividendo tutto. Posso solo dire di avere avuto accanto un uomo straordinario, il cui amore mi guida e sostiene ancora ogni giorno”.

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