La serata conclusiva del Festival di Sanremo 2019, che ha incoronato vincitore Mahmood, è stata seguita da 10 milioni 622 mila telespettatori

La serata conclusiva del Festival di Sanremo, che ha incoronato vincitore Mahmood, è stata seguita in media da 10 milioni 622 mila telespettatori con uno share del 56.5%. Nel 2018 la finale del primo festival diretto da Claudio Baglioni era stata seguita da una media di 12 milioni 125mila telespettatori, pari al 58.3% di share.

Affidarci solo al televoto? Sono d’accordo. Tra chi lavora al festival c’è un atteggiamento timoroso nei confronti della sala stampa. Si pensa che togliere il voto alla sala stampa possa suscitare un sentimento ostile, ve lo dico con franchezza. È una servitù ereditata dal passato. Se Sanremo vuole essere veramente una manifestazione popolare dovrebbe affidarsi solo al televoto. Anche la giuria d’onore è decisa perché si pensa che mettendo qualche faccia televisiva si aumentano gli ascolti. O si sceglie la strada di una giuria ristretta e qualificata come accade per esempio nei festival del cinema, o soltanto una giuria popolare”.

Tornando all’aspetto prettamente artistico, Baglioni si è detto contento che si sia compiuta la favola dell’esordiente che proviene da Area Sanremo e vince addirittura il festival maggiore. La circostanza gli ha fatto ricordare la propria esperienza giovanile quando, ormai scoraggiato, pensava di tornare a studiare architettura proprio nel momento in cui ‘Questo piccolo grande amore’ stava esplodendo. Claudio Bisio si è rammaricato per non essere riuscito a fare “più cose insieme a Virginia”, mentre Virginia ha lodato Bisio perché “nonostante l’età, ha conservato un’emozione quasi fanciullesca”.

È la musica la vera vincitrice. Mi sono accorto che c’è stata tanta attenzione all’annuncio degli artisti e all’ascolto delle canzoni. Si è parlato anche di musica, di contenuti, e questo premia molto il nostro lavoro”, commenta il cantautore romano durante la tradizionale conferenza stampa di chiusura della manifestazione, nella sala stampa del Teatro Ariston, mentre gli operai sono già al lavoro per smontare insegne e luci, “in altre occasioni si possono creare eventi giocando solo sulle polemiche. Ma questo Festival, forse ancora più del precedente, è stato testardamente mantenuto nella linea dei suoi contenuti”.

La Rai si dice soddisfatta della vittoria di Mahmood, che già lo scorso dicembre fu uno dei due vincitori di Sanremo Giovani (insieme ad Einar) e conquistò così uno dei due posti disponibili per gareggiare al Festival nella categoria unica dei “Campioni”: “Il podio aveva un’età media di 25 anni. A proposito di questo lavoro sui giovani fatto negli ultimi anni dalla Rai: nel 2016 in finale tra le ‘Nuove Proposte’ del Festival c’erano Ermal Meta, Francesco Gabbani e Mahmood, vincitori delle ultime tre edizioni”, commenta il vice direttore di Rai1 Claudio Fasulo. “Si è verificata la previsione più incredibile. Uno dei due vincitori del primo Festival [quello dei giovani di dicembre] ha poi vinto il Festival di Sanremo: un po’ da zero a tutta”, gli fa eco Baglioni, “mi piacerebbe essere nei panni di Mahmood, ora. Mi ricordo di quando ebbi per la prima volta la sensazione che era accaduto qualcosa di forte, di diverso: fu quando una mia canzone entrò in classifica. Io avevo abbandonato tutte le mie speranze, mi ero pure iscritto di nuovo all’università. Invece ‘Questo piccolo grande amore’ arrivò al secondo posto. Cominciai a girare per le strade pensando: ‘Lì dietro c’è qualcuno che mi conosce’. È una situazione strana, quella della notorietà. Credo che nella vita di Mahmood sia arrivato un ciclone. Sono emozioni grandissime, fondamentali”.

Claudio Baglioni ci tiene a sottolineare i riscontri ricevuti dal cast del suo secondo Festival come conduttore e direttore artistico, anche commentando la classifica finale (che ha penalizzato alcuni assidui frequentatori dell’Ariston e premiato in qualche modo gli outsider): “Tra i primi tre classificati ci sono tre modi diversi di intendere la musica, anche piuttosto distanti. È il risultato. Non so se sarà una tendenza che sarà mantenuta. Spero serva a far tornare la musica anche in televisione, non solo al Festival di Sanremo”. “Spesso la musica viene usata in funzione gregaria, poco in maniera propositiva”, insiste il cantautore romano, “non si fa tantissima musica dal vivo in tv. Spero che il Festival possa suggerire, con l’autorevolezza che possiede, anche un palinsesto per la musica popolare – e non solo quella – più fitto di appuntamenti. Pubblico ce n’è, ne abbiamo avuto la conferma: c’è stato interesse massiccio nei confronti di questa nostra creatura, quest’anno. Vedere quel podio lì, la serata dei duetti… Ne è valsa la pena”.

Baglioni lascia intendere che dopo il bis di quest’anno, probabilmente il prossimo anno non tornerà al Festival come conduttore e direttore artistico: “Io ho finito con ieri. Lavoro ce n’è da fare, mi piacerebbe persino farlo. Ma non ne ho la minima idea. Certe volte il troppo stroppia, anche se bello”, dice. E lanciando un ideale appello a chi verrà dopo di lui, aggiunge: “Continuate a mantenere il Festival vicino alla musica, alla proposta giovane. In questo c’è il segnale di cambiamento vero, magari piccolino. Io lo ritengo epocale. Il fatto che avvenga a Sanremo, può essere un grande segnale”.

 

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