MIA: La “proposta di legge Morelli” è lodevole ma arriva con 25 anni di ritardo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – MIA – Musica Indipendente Associata, l’Associazione di Categoria che tutela e rappresenta i produttori, le etichette ed i distributori musicali indipendenti italiani, applaude all’impegno e all’intenzione dell’Onorevole Alessandro Morelli, Presidente della commissione trasporti e telecomunicazioni della Camera, che è il primo firmatario di una proposta di legge dal titolo “disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana“.

Lo stesso articolo 9 della Costituzione Italiana riconosce la Musica Italiana come patrimonio artistico e culturale della Repubblica e la proposta di legge mira dunque ad introdurre una quota minima obbligatoria di repertorio musicale italiano che le emittenti radiofoniche siano tenute a trasmettere e che –interamente prodotte in Italia- siano opera di autori e di artisti italiani, distribuite in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione.

Di tale quota –ai sensi dell’articolo 2 della proposta – una parte (pari al 10%) dev’essere necessariamente riservata alle produzioni degli artisti emergenti (per come individuati dalla legislazione vigente), al fine di garantire loro un equo accesso e una minima presenza nella programmazione radiofonica.

Al netto di tutte le polemiche che si sono innestate su un argomento che è in discussione da molti anni e che già l’Onorevole Franceschini nel 2017 aveva portato agli onori dei dibattimenti legati al ruolo dei beni culturali, la proposta è sicuramente lodevole, in particolare perché porta all’attenzione del pubblico un tema molto delicato, quello della valorizzazione degli artisti e della produzione musicale italiana, ma arriva purtroppo troppo tardi rispetto a quando avrebbe potuto avere il giusto impatto per il nostro settore – dichiara Federico Montesanto, Presidente di MIA – la Francia approvò la nota “legge Toubon” sull’uso e la promozione della musica francese nelle radio nel lontano 1994. Oggi, 25 anni dopo, i luoghi ed i modi in cui la musica viene fruita, promossa e valorizzata, anche in Italia, sono cambiati e non sono più esclusivamente legati alle proposte radiofoniche ma anzi si sono prevalentemente spostati sui servizi di streaming, tra tutti YouTube e Spotify. Allo stesso modo sono cambiate le problematiche che la produzione musicale italiana incontra quotidianamente nel suo tentativo di competere nel mercato digitale globale, dalla scarsa presenza negli spazi promozionali che generano ricavi, in particolare le playlist ufficiali, alla mancanza di agevolazioni IVA al pari di quelle già praticate in sede europea agli esportatori abituali di beni materiali, fino ad una regolamentazione, che sia attuale ed attuabile, sulle posizioni dominanti ed i fenomeni distorsivi della concorrenza, che troppo spesso penalizzano i produttori musicali indipendenti italiani.

Lo sforzo che ogni giorno compie MIA per promuovere e tutelare gli interessi dei propri associati e della categoria, anche grazie alle competenze specifiche dei suoi membri, è proprio quello di dialogare con le Istituzioni per informarle ed aggiornarle costantemente in merito alle effettive dinamiche in atto nel nostro mercato musicale, oggi per la maggior parte digitale e caratterizzato da nuove logiche di creazione del valore.

Riteniamo quindi che questa proposta, così com’è oggi concepita, se contestualizzata nell’effettivo scenario del mercato musicale e della fruizione della musica in Italia, non solo non avrebbe un impatto positivo in termini di valorizzazione della Musica Italiana, ma rischierebbe anche di penalizzare inutilmente l’emittenza radiofonica italiana rispetto agli altri player”.

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