INTERVISTA CON FLAVIO OREGLIO: “Anima Popolare è una riscoperta delle radici e un invito a rallentare”

Flavio Oreglio, attore, umorista e scrittore, riparte dalla musica per riappropriarsi definitivamente della sua storia e della sua natura “cantautorale”.

Allo Zelig di Milano con due serate speciali l‟indimenticabile “poeta catartico” ha presentato in prima nazionale “Anima Popolare”, edito e prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali, casa discografica milanese di recente nascita costituita da Luca Bonaffini e distribuito da Ducale Music. Il suo nuovo progetto discografico e live è stato interamente realizzato con il gruppo Staffora Bluzer. 

Con lo spettacolo “Anima popolare‟, Flavio Oreglio riscopre la vitalità della musica e delle tradizioni, inserite in un contesto narrativo attuale e divertente. Il sound folk degli Staffora Bluzer crea il tessuto sonoro sul quale s’innestano parole che raccontano storie, giocano tra satira e divertissement, riscoprendo la poesia dei momenti quotidiani e perpetuando quella “via ludica all‟impegno” cui Oreglio ci ha abituati da trent’anni a questa parte.

Non poteva mancare un tributo alla Scuola Milanese (Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Walter Valdi, Nanni Svampa, i Gufi), importantissimo punto di riferimento per la tradizione del cabaret italiano.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Flavio Oreglio per parlare di “Anima Popolare” e dei prossimi progetti.

copertina definitiva OREGLIO

Flavio, ci può raccontare com’è nato il progetto “Anima popolare”?

“Il progetto è nato per gioco, nel 2015 ho bloccato l’attività per festeggiare i miei 30 anni di palco, una festa durata quattro anni, e in quell’occasione ho aperto in un pub in montagna, al Passo del Brallo, nell’Oltrepò Pavese, il circolo dei poeti catartici, perchè in quel paese ho fatto le mie prime esibizioni. Ogni anno, il 18 agosto, festeggiamo il compleanno del circolo e nel 2017 si sono presentati Matteo Burrone e Stefano Faravelli, due ragazzi che suonano in questa valle bellissima, verdeggiante e animano le feste popolari facendo una musica particolarissima, la musica delle quattro province (Genova, Pavia, Alessandria e Piacenza). Lì costruiscono dei pifferi con cui suonano musica accompagnati da cornamuse e fanno dei balli tradizionali. Così mi hanno chiesto di suonare alla festa del circolo e di fare qualcosa insieme. Loro amano molto le canzoni della scuola milanese di Jannacci, Gaber, Fo, e abbiamo creato 5-6 pezzi di questo repertorio che sono stati apprezzati dal pubblico. Così abbiamo pensato di fare questo omaggio alla scuola milanese, un progetto che stiamo portando avanti, ma prima ho deciso di applicare la loro musica alle mie canzoni. Così è nato Anima Popolare, l’abbiamo realizzato in studio, poi Luca Bonaffini con la Long Digital Playing Edizioni Musicali l’ha prodotto e stiamo andando avanti con un entusiasmo incredibile. E’ un disco curioso con questa matrice e radice popolare ma che si ricollega anche ai mondi musicali celtici, dando alle canzoni un colore diverso”.

La sua carriera è iniziata proprio come cantautore, ma questa sua anima musicale è rimasta forse un po’ nascosta e adesso ha la possibilità di emergere e di essere conosciuta dal pubblico…

“Fin dagli anni Ottanta ho fatto musica, ho pubblicato otto album solo che, è vero, la mia parte musicale è rimasta sempre un po’ nascosta. Ho avuto un percorso strano, ho cominciato a suonare nei pub a Milano, dove presentavo le mie canzoni, poi ho incrociato il cabaret, un tipo di locale diverso in cui la gente va per ascoltare quello che raccontano le persone che salgono sul palco e quella era la mia collocazione ideale. Facendo cabaret avevo la possibilità di cantare ma anche di parlare e da lì è emerso il momento catartico e il gioco sulle poesie che mi ha portato in tv, ma non era la totalità della mia arte. Se uno va a vedere lo spettacolo del momento catartico giravo con un gruppo di musicisti e facevo un concerto. Quello è il mio mondo, monologo e canzone, non riesco a scindere le due cose. Sono molto contento dell’esperienza televisiva che mi ha dato notorietà e tanto altro, con Zelig collaboro ancora oggi, ma in tv puoi mostrare solo una parte di te, il resto non viene visto”.

“Anima popolare” è un disco che profuma di poesia e quotidianità e che ci permette di riscoprire le tradizioni popolari che rappresentano le nostre radici…

“Non voglio trincerarmi dietro la tradizione o una malinconia verso il passato, io sono proiettato nel futuro però le radici sono importanti, servono non per creare barriere o per escludere gli altri ma per ricordarci da dove veniamo e ci danno una ricchezza di suoni e colori che sarebbe un peccato perdere, quindi è bene riportare alla luce queste tradizioni. La loro contaminazione ci dà un ventaglio di possibilità di espressione che ha un valore inestimabile. Anima popolare è anche un invito a rallentare perchè corriamo troppo, dovremmo concederci ogni tanto anche un piccolo rallentamento. Se tu vai in montagna a 200 all’ora e sei impegnato a guidare non vedi nulla, se invece rallenti puoi goderti il paesaggio. Questo per dire che dovremmo ritrovare quella semplicità della vita che ti risana e ti permette di affrontare tutto il carico di cose pesanti in modo piu’ leggero e rilassato. Non ho nostalgia dei tempi che furono ma è importante riscoprire la tradizione. Noi siamo animali da focolare e ogni volta che lo riscopriamo capiamo la bellezza delle storie che si possono raccontare attorno al focolare, ma per fare questo ti devi fermare un attimo, prendere una pausa. Noi stiamo registrando il disco insieme, in montagna, ed è bellissimo questo scambio di affetto e di emozioni che si crea”.

Tra le tracce c’è Il bounty, un inno al libero pensiero, in un mondo in cui spesso ci facciamo condizionare da quello che ci viene propinato dai media o dagli altri…

“E’ un tema che mi sta molto a cuore, l’ho affrontato anche in passato in uno spettacolo. La libertà di pensiero è importante, spesso non ce ne accorgiamo ma il nostro modo di vedere il mondo è influenzato da cose che cercano di non farci riflettere, invece dobbiamo essere dei centri pensanti, dobbiamo dubitare di tutto quello che si vede e prima di agire ragionarci sopra. Oggi siamo spinti nelle scelte dalla pancia, dall’istinto, invece dobbiamo ragionare con la nostra testa. E agire così costituisce un ammutinamento nei confronti del pensiero dominante che ti spinge a seguire una certa direzione e vedere le cose solo da una certa angolazione. Volendo parlare di questo tema in una canzone ho deciso di fare una metafora con l’ammutinamento del Bounty. Se tu cominci a pensare con la tua testa ti stai ribellando come quelli del Bounty, il capitano è il modo di pensare standard, mentre la nave va verso mete sconosciute con il libero pensiero, ed è bello navigare a vista e capire dove puoi arrivare. E’ un inno al libero pensiero e alla necessità di farlo proprio”.

Porterete il disco in tournée nei teatri? A quali progetti sta lavorando?

“Stiamo organizzando tutto, dalla comunicazione alla parte tecnica al tour, è un progetto in evoluzione, non c’è una tournée predefinita. Nel frattempo siamo in sala di incisione per il secondo album, un omaggio alla scuola milanese (Dario Fo, Gaber, Jannacci, Svampa). Nell’album Anima popolare c’è solo Mamì di Strehler, e ora faremo 14 canzoni di quel mondo rifatte con arrangiamenti nuovi attraverso la sonorità delle quattro province che colorerà la tradizione di Milano. Sta uscendo un lavoro per me bellissimo e l’idea è di pubblicarlo in autunno”.

di Francesca Monti

 

 

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