BEIRUT, LOW, JOHNNY MARR e DEERHUNTER si aggiungono alla line up della quinta edizione di TODAYS Festival

A distanza di tre anni dall’ultimo “No No No”, Zach Condon è pronto a tornare live con il progetto Beirut per presentare il nuovo album Gallipoli, scritto e registrato tra New York, Berlino e Lecce, ed uscito per 4AD il 1 febbraio 2019.

Globetrotter dell’universo indie d’oltreoceano, Zach Condon aka Beirut è partito da un peregrinare per le strade polverose della vecchia Europa per approdare a una nuova formula di chamber-folk-pop.

Tutto è cominciato ad Albuquerque, nel New Mexico. Non stiamo parlando della serie tv “Breaking Bad”, ma della storia di Zach Condon, classe 1986, enfant-prodige della musica folk divenuto, grazie al progetto Beirut, uno dei nomi di punta della scena indie americana. Adolescente talentuoso e ribelle, Condon ha con la scuola un rapporto conflittuale che lo porterà ad abbandonare e riprendere diverse volte il college. Nonostante i voti siano mediamente alti, è la musica ad occupare giorno e notte i suoi pensieri, e in particolare grande è il fascino che gli strumenti a fiato esercitano su di lui “La dolcezza malinconica dei fiati mi commuove. Dalle bande da funerale siciliane fino a quelle da matrimonio balcaniche, l’espressività emotiva dei fiati è per me meravigliosa, tanto quanto la voce umana.”

Durante l’adolescenza, Condon si trasferisce prima a Newport News (in Virginia), quindi in pianta stabile a Santa Fe. Continua, però, a sognare di viaggiare per il mondo, spinto dall’amore per la world music e per le sonorità etniche. L’impatto che il Vecchio Continente esercita sulla personalità musicale di Condon è enorme; il nostro rimane folgorato dal suono delle brass band europee, in particolare di quelle balcaniche.
È la primavera del 2006, quando per i principali blog musicali americani comincia a circolare “Postcards From Italy”, la prima canzone di Condon sotto lo pseudonimo di Beirut. Il brano, romantica folk-song che è anche un tributo a un’Italia del tutto immaginaria (Condon visiterà il nostro paese per la prima volta solo nel 2011), inizia con un semplice giro di ukulele per poi dischiudersi in un’esplosione di trombe spagnoleggianti, che guidano il brano verso il melodico e dolce finale. Il pittoresco connubio di gioia e trattenuta malinconia è sufficiente per fare breccia nel cuore di decine di migliaia di ascoltatori. “Postcards From Italy” è un piccolo gioiello, semplice e genuino, e inevitabilmente porta Beirut ad essere la scoperta musicale dell’anno.

E così, ottenuto il consenso sia del pubblico che della stampa specializzata, a maggio del 2006 esce per l’etichetta BaDaBing Gulag Orkestar, l’eclettico album d’esordio di Beirut, un lavoro che attinge tanto alla world music, quanto alla tradizione cantautorale americana. Forte del successo riscosso con l’album d’esordio, a gennaio del 2007 Condon entra a far parte del roster della 4AD, storica etichetta indie britannica. A fine mese, è quindi il turno di Lon Gisland, da qui in avanti, avrà senso parlare di Beirut non più come di un progetto solista, ma come una band a tutti gli effetti, oltre ovviamente all’inossidabile Zach Condon, leader assoluto nonché polistrumentista.
Il 9 ottobre 2007, con la pubblicazione dell’attesissimo secondo album, The Flying Club Cup, Zach ha un collaboratore davvero d’eccezione: si tratta del visionario Owen Pallett, già noto per il progetto baroque-pop Final Fantasy e reclutato qui come produttore artistico. Per un nuovo album si deve attendere fino al 2011, a ben quattro anni di distanza dal precedente, quando sotto la Pompeii Records (label fondata da Condon) viene pubblicato The Rip Tide ed il successivo No No No nel 2015, il primo album di Condon a suonare più synth-pop che folk.

Dal 2017, Zach Condon vive in pianta stabile a Berlino. Il nuovo album dei Beirut, composto tra la capitale tedesca e la Puglia segna un gradito ritorno alle sonorità dell’inizio con il suo passo marciante da banda di paese e la sua melodia di fiati dolce e nostalgica.

Condon ha così definito il processo di composizione e scrittura: “Gallipoli iniziò, nella mia testa, quando finalmente feci spedire il mio vecchio organo Farfisa dalla casa dei miei genitori a Santa Fe, NM a New York” esordisce Condon ” Mi impossessai dell’organo durante il mio primo lavoro al Center For Contemporary Arts di Santa Fe; trascorsi i successivi tre anni scrivendo il maggior numero di canzoni che potevo tirarne fuori”.
Condon va avanti raccontando il processo di scrittura: “In questo periodo la mia vita privata cambiò improvvisamente e mi ritrovai a viaggiare avanti e indietro tra New York e Berlino per lunghi periodi di tempo”.
Descrive le session di registrazione come “una tempesta di giorni passati chiusi in studio dalle 12 alle 16 ore, facendo gite sulla costa e seguendo una dieta solida a base di pizza, pasta e peperoncini” e poi racconta le fonti d’ispirazione del nuovo lavoro ed in particolare del brano Gallipoli. Ero molto soddisfatto del risultato. “Mi sembrava un mix catartico di tutti i vecchi e nuovi album e mi sembrava di essere tornato alla vecchia gioia della musica come esperienza viscerale”.
“Una sera ci trovammo per caso nella cittadina medievale di Gallipoli e seguimmo una band di ottoni in processione dietro a preti che portavano la statua del santo patrono tra le strette vie del paese, seguiti da quella che sembrava l’intera città. Il giorno seguente scrissi in una sola sessione, facendo pausa solo per mangiare, il brano che sarebbe diventato “Gallipoli”.
L’uscita del disco è stata anticipata dalla pubblicazione del video di “Landslide”, girato in Kazakistan dal regista Eoin Glaister e che gode della partecipazione di Ian Beattie (Game of Thrones).

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